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      Anche quei socialisti che per anni dominarono il mondo borsistico del bonapartismo, i due Pereire e i loro compagni, non avevano minimamente abiurato la loro fede.
      Ogni regime dispotico Ŕ affetto da un tratto mistico: il misticismo del secondo impero si manifest˛ nella devozione religiosa con cui era celebrata la maestÓ della volontÓ popolare, la sagra dell'homme-peuple. Non occorre dire che cotesta sagra era immediatamente caduca, non appena la volontÓ popolare cangiasse. Certo, il bonapartismo non nutriva pregiudizi, nÚ pretendeva, come anni prima i Borboni, di cancellare il passato, ma si sentiva legato di solidarietÓ con tutti i governi precedenti: celebrava le idee dell'89 come il principio fondamentale, la fiamma vitale della sua costituzione, e professava con labbro eloquente gl'ideali di libertÓ, anche se poi col fatto la sopprimeva. L'imperatore asserý: "fedele alla mia origine, io non considero le prerogative della corona come un pegno sacro e intangibile, nÚ come un'ereditÓ dei miei padri, che io deva anzi tutto trasmettere intatto a mio figlio". Ma se il bonapartismo non soffriva di fisime legittimiste, pativa per˛ del morbo ereditario della tirannide, dell'odio a ogni salda limitazione legale del potere dello stato.
      L'imperatore poteva garantire concessioni al liberalismo, ma l'eletto del popolo non poteva mai riconoscere una sincera reciprocitÓ di diritti e di doveri fra sÚ e il corpo legislativo, non mai una vera costituzione. Certamente non era dato introdurre una legge se non mercÚ l'accordo dell'imperatore, del senato e del corpo legislativo; nondimeno soltanto l'imperatore emanava i decreti necessari all'esecuzione, sebbene la savia disposizione del primo Napoleone, che trasmetteva al senato la regolazione dei casi non previsti dalla costituzione, fosse passata anche al secondo impero.


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La Francia dal primo Impero al 1871
di Heinrich von Treitschke
Editore Laterza Bari
1917 pagine 597

   





Pereire Borboni Napoleone