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      Se non l'ha potuto, o non l'ha voluto fare, la colpa non Ŕ dei socialisti. ╚ giudicando le cose da un punto di vista nazionale o di obiettivitÓ critica, che io ho avuto momenti di ripulsione contro questa neutralitÓ governativa, che Ŕ bassa, mercantile, non illuminata da qualche speranza; una neutralitÓ di ripiego, degna di gente che vive alla giornata. Ma questa situazione non siamo noi che l'abbiamo creata. Non siamo noi che dobbiamo espiare le conseguenze di tutto un indirizzo di politica estera, antinazionale dal 1860 ad oggi. Le classi dirigenti italiane sono nel cul di sacco delle loro contraddizioni, insufficienze, colpe: ci restino! Questo ho detto qualche volta al Tancredi, il quale - pur ricordando tanti particolari insignificanti - dimentica il nodo centrale delle nostre discussioni. Il quesito che io gli ponevo e gli pongo, il quesito unico e chiaro e formidabile Ŕ questo: pu˛ il partito socialista assumersi la iniziativa e la responsabilitÓ di una guerra? Tancredi rispondeva: No. E Lorand mi dichiarava, in altra occasione: "Non vi chiediamo tanto!" E Filippo Naldi del Carlino, in altra circostanza, conveniva che "non si poteva pretendere che il partito socialista assumesse l'iniziativa della guerra".
      Non l'iniziativa, dice Tancredi, ma nemmeno l'
      opposizione". Orbene tutti sanno che la nostra opposizione ha avuto un carattere particolarissimo nei riguardi di una guerra contro all'Austria-Ungheria. Sin dai primi di agosto il governo sapeva che la nostra ostilitÓ alla guerra avrebbe cambiato tono e forma a seconda delle circostanze: violenta, insurrezionale, nel caso di guerra contro la Francia, ideale e "legale" nel caso di guerra contro all'Austria-Ungheria.


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Mussolini
di Paolo Valera
pagine 213

   





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