Vincenzo Bindi
Gaetano Braga da' ricordi della sua vita


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     “Un giorno un mio buon amico francese, mi disse: 'Non posso sapere di che colore politico siete voi. Voi non siete legittimista, voi non siete bonapartista, non orleanista, non socialista, non repubblicano, non anarchico; ma che diavolo siete?'. 'Sono violoncellista', risposi. Con questa mia risposta volli significare che, fuori il mio paese, non dovevo mai uscire dalla cerchia dell'arte. Tornato dall'America, cercai di riannodare le antiche amicizie con Alessandro Dumas, Ernesto Rénan, Francesco Coppée, Giuseppe Bertrand, Rhoné, Chardin, Ernesto Legouvé, Neebert, Gounod, lacquart, Halévy, Ambroise Thomas, Lefevre, Gustavo Moreau, Aurelien Scholl, Richepin, Barbey d'Aurévilly, Guy de Maupassant, Saint Saens, che mi fu particolarmente caro, e tanti altri illustri. Sopra tutti con uno, Jules Barbey, strinsi amicizia, che durò salda fino alla morte. D'ingegno superiore, onestissimo, ingiustamente poco conosciuto ed apprezzato, come altri, grandissimo e quasi insuperabile romanziere francese, egli, esagerando quasi sempre i difetti de' suoi illustri contemporanei, si era fatto una quantità di acerrimi nemici. Era uomo di altri tempi, papista fino all'osso, nemico della nuova Italia, strano nel vestire, seguendo egli la moda del 1830; però mai vendè la sua penna e morì povero".

Il Salotto della Principessa Matilde Bonaparte.
Braga vi s'incontra la prima volta con S.A.R. la Duchessa Letizia d' Aosta.

     La Principessa Matilde, figlia di Girolamo Napoleone Re di Westfalia, sposò il Principe di S. Donato, Anatolio Demidoff, dal quale però ben presto ebbe a separarsi. Per intelligenza, per le splendide, incantevoli forme, per una cultura varia e raffinata, Ella prese parte non ultima agli avvenimenti, che resero memorabile il secondo impero e rifulse come stella di prima grandezza in quella Corte, dove, insieme ad Eugenia di Montijo, brillavano i cavalieri e le dame più illustri della nobiltà e dell'alta borghesia francese. Succeduta all'impero la repubblica, il Salotto di Lei, dove deliberatamente non si parlava di politica, e perciò non disturbato, anzi rispettato, raccoglieva gli uomini più insigni per ingegno, per cultura, per fama nelle lettere, nelle scienze, nelle arti liberali, ne' commerci, che allora onoravano la Nazione o che da altre parti di Europa vi accorrevano, attratti dalla reale munificenza di quella Dama elettissima; e tutti, raccolti intorno alla bella ed intellettuale Signora, le formavano una singolare corte, che molti Sovrani avrebbero invidiata.