Benvenuti sulla pagina delle Pillole dello Scudo d'Abruzzo
Nata nel lontano 1935 dall'ardore dei pionieri del Moto Club Teramo, questa competizione non è stata solo una gara di velocità e regolarità, ma un vero e proprio pezzo di storia della nostra terra. Un’epoca di motori ruggenti, polvere, coraggio e folle oceaniche. Su questa pagina celebreremo la memoria del
pionierismo motoristico teramano: foto inedite, biografie dei piloti, aneddoti e i racconti di chi c'era. Segui la pagina per non perdere i prossimi capitoli del nostro viaggio nel tempo.
Il "Mago della pioggia" passa per Teramo
Prima di diventare una celebrità della Formula 1 negli anni Settanta e vincere il Gran Premio d'Austria del 1975 sotto un diluvio torrenziale contro James Hunt, un giovanissimo Vittorio Brambilla mosse i primi passi proprio sulle strade teramane. Nel 1959, a soli ventidue anni, il pilota monzese conquistò il secondo posto nella classe 175 dello Scudo d'Abruzzo in sella a una MotoBi.
Pietrischetto e sabbia per il Campionato Italiano
Nel dopoguerra la voglia di ripartire era enorme, ma le risorse scarseggiavano. Nel 1946, per accogliere la carovana dello Scudo d'Abruzzo a Giulianova, il Presidente della Provincia Vito Caravelli scrisse al Moto Club ammettendo l'impossibilità di asfaltare il tracciato. L'unico rimedio possibile per ospitare i campioni della velocità fu quello di «chiudere le profonde buche stradali con pietrischetto e sabbia opportunamente bagnati».
Quando Mussolini si tesserò al Moto Club
Dietro la nascita dello Scudo d'Abruzzo nel 1935 si celava una precisa strategia politica di addomesticamento delle masse. Lo sport dei motori era il fiore all'occhiello del regime fascista per esaltare la modernità industriale. Non è un caso, infatti, che la prima federazione sportiva nazionale in assoluto alla quale Benito Mussolini risultò ufficialmente iscritto con tanto di tessera numero uno fu proprio il Moto Club d'Italia.
Il "Marchese" figlio di scarparo
Il conte sulmonese Guido Ginaldi dominò la Coppa Acerbo del 1925 a bordo di un'Alfa Romeo tipo Targa Florio. Al suo fianco, come meccanico di fiducia e copilota, sedeva il fedelissimo Raffaele D'Amario. I sulmonesi lo chiamavano ironicamente "marchese" per via dei modi eleganti, ma lui, con fiera consapevolezza popolare, amava smontare l'aristocrazia dei box ricordando a tutti di essere semplicemente «figlio di scarparo».
Il "Giallo" burocratico che mutilò Teramo
Giugno 1957: tutto è pronto per il decennale dello Scudo d'Abruzzo, ma a quattro giorni dal via arriva il telegramma dell'ANAS. Il collaudo del Circuito del Castello è sospeso per il fondo stradale precario. Fu una doccia fredda che scatenò la furia della stampa locale contro il "freddo burocrate romano", accusato di aver mutilato senza discernimento l'economia e l'orgoglio del commercio teramano.
I riflessi d'acciaio del meccanico di Materassi
Tra i nomi dei piloti ricordati in occasione della inaugurazione della stele votiva in via Paolucci a Teramo brilla quello di Gaetano Pompetti. Il centauro teramano, che perse la vita a Napoli nel 1929 durante le prove del Circuito del Lucrino, era un tecnico formidabile. La sua abilità meccanica lo aveva portato ai vertici del motorismo come motorista personale del mitico Emilio Materassi, l'asso della scuderia Ital automobile tragicamente scomparso a Monza.
Il Touring Club è nato sui pedali
Prima che l’automobile rivoluzionasse definitivamente i trasporti, fu la bicicletta a inventare il turismo moderno. Nel 1894, un gruppo di audaci velocipedisti italiani decise di muoversi in piena autonomia, liberandosi dalle seccature dei cavalli e dalla servitù degli orari ferroviari. Nacque così il Touring Club Ciclistico Italiano. Un'eredità pionieristica talmente forte che, ancora oggi, il celebre marchio conserva al suo interno la ruota di una bicicletta. (nella foto: il conte Andrea Acquaviva di Aragona con il suo velocipede, 1880 circa)
Una fotografia per due vincitori
La storia del motorismo pionieristico è stata costellata di figure romantiche che hanno incarnato lo spirito di uno sport che ha da sempre avuto un forte impatto emotivo. Due di questi personaggi sono stati il giuliese Vincenzo Trifoni e il conte romano Giuseppe Celani, che ebbero una carriera agonistica breve. Nella prima edizione della corsa automobilistica Teramo-Civitella del Tronto, disputata nel 1930, si verificò un vero e proprio mistero giornalistico: su alcune testate la vittoria venne attribuita al Trifoni, in altre al Celani. Addirittura la stessa fotografia andò a corredare i diversi articoli. Nel libro "Lo Scudo d'Abruzzo e il pionierismo motoristico teramano" è stata ricostruita la vicenda, nei vari risvolti, con la quasi certa risoluzione del mistero. Entrambi nati nel 1901, i due piloti ebbero un destino molto diverso: il giuliese ebbe lunga vita e successi imprenditoriali; il romano, partigiano, finì trucidato dai nazisti nell"Eccidio delle Fosse Ardeatine, nel 1944.
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