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L'Archeologo nell'Abruzzo Ulteriore Secondo

Angelo Signorini
Tipografia Grossi Aquila, 1848, pagine 253

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   lacerare il seno che aveali allevali, e ne venne* ro ossia per ambizione tiranni , o per privati odi e per insane prelese ' carnefici , e più la coprirono di stragi e (a inondarono di sangue cittadino. — Purtuttavolta ci sarà gloria rammentare , che se partiti tumultuanti e sedizioni si levavano taluna fiata contro le autorità legittime, i buoni cittadini sempre si opposero coraggiosamente ai loro empi attentati. Di che abbiamo nella storia chiarissimi documenti, e Ira le altre cose sappiamo che i superbi palagi de* faziosi Rojani e Camponeschi , furouo dati alle fiamme dal popolo riunito insieme contro di essi a difendere Guelfo da Lucca capitano di Re Carlo in Aquila.
   E poiché mi vicn fatto toccare tei re imagi-ni che nella città di Aquila funestano la metile di ogni uomo saputo di cose patrie ; mi cade or bene hi acconcio risalire ad epoca più remota , per ridire quanto danno soffrì questa per gli urti ripetuti di orribili treinuoti , e per la pestilenza e per la fame oude venne distrutta e consunta. I primi , direi quasi , la desolarono nel Dicembre del i3i5 , per trenta giorni continui ; e nel qual tempo , oltreché rovinarono molti edilizi , erano le genti ridotte iu tanto timore, che sen dimoravano nelle campagne e nelle piazze ; a n' aveao beu d* onde , mentre sventura pareva avesse steso un velame di lutto e di orrore su tutta quanta questa Città. Che più? nel i339 vi fu carestia di ogni vettovaglia , ed era a sì gran prezzo salito il grano , che molti per una misura di esso davano una misura di terreno; laddove i poveri , a' quali tanto infieriva la fame * si erauo ridotti a mangiare, nou altrimenti che i
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