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Colledara
- aggiuntovi: Da Colledara a Firenze
Fedele Romani
R. Bemporad & Figlio, 1915, pagine 335 |
Digitalizzazione OCR e Pubblicazione a cura di Federico Adamoli
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ggtaB© venir sempre esercitate convenientemente per la datura dei luoghi, e rimanevano, quindi, infruttuose. E agricoltura intanto languiva; e i campi non rendevano neppur la quinta parte di quello che avrebbero potuto. IL come pagar le nuove tasse che erano assegnate sulla jjgse di rendite del tutto immaginarie? Odio feroce contro la nuova forma di governo e miseria crescente; e, per mancanza di commercio, spesso s'aveva la miseria che diremo ricca, la quale è forse una delle più crudeli forme idi essa: il fondaco pieno e la tasca vuota.
Ma, nonostante questi tarli che rodevano sordamente la vita delle piccole famiglie borghesi; quella vita, nel primo tempo della mia esistenza, procedeva ancora, almeno in vista, con fede viva negli usi, nei riti trasmessi dagli avi, e nel destino di un'eterna durata: essa aveva incora carattere e linee determinate e precise; ognuno l'accettava come la sola forma di vita naturale e necessaria, senza aspirare, con tormentosa e vana insistenza, a un modo di vivere di natura diversa.
Ma il costante squilibrio tra l'entrata e l'uscita, la sproporzione tra la vita che si sarebbe dovuto fare e quella che in realtà si faceva, ha, a lung'andare, prodotto, in modo profondo e manifesto, i suoi effetti letali ; e oggi basta dare attorno un'occhiata per veder come su quasi tutte quelle piccole famiglie di media agiatezza sia Passato, sto per dire, un furioso vento di distruzione; «tolte delle case un tempo fiorenti di vita e di prosperità, di belle ragazze e di fieri giovinetti, ora sono chiuse e cadenti, o trasformate in pagliai. E gli abitanti? 0 ^ono cercato miglior fortuna in lontani paesi, o sono tornati a quella zappa, madre un giorno della loro ricchezza, e poi guardata con vergogna ed onta. E le poche biglie che hanno avuto la forza di resistere più a lungo

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