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Colledara
- aggiuntovi: Da Colledara a Firenze
Fedele Romani
R. Bemporad & Figlio, 1915, pagine 335

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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[ Testo della pagina elaborato con OCR ]

   Biogenito in primogenito, col sistema del maggiorasco, e si vide attraverso i secoli, come il fondatore capitalista di una dinastia di proprietarii, sulla quale il suo spirito avrebbe sempre vegliato come nume tutelare. E infatti, nel testamento raccomandò che fosse eseguito un suo ritratto ad olio da conservarsi nella famiglia erede del patrimonio. Ma il patrimonio trasmesso si ridusse in realtà a ben poco per la sottrazione di molti lasciti grandi e piccoli, assegnati per il desiderio di metter d'accordo due cose inconciliabili: il lasciare intatto il patrimonio in mano di uno solo e il rendere tutti contenti. I lasciti non erano proporzionati ai limiti reali dell'avere, ma solamente a quelli che assegnava loro la fantasia innamorala del possessore.
   Ma, non ostante la continua preoccupazione del patrimonio e dell'eredità di esso, in cui egli visse gli ultimi anni della sua vita, non interruppe mai del tutto lo studio e la ricerca delle principali novità letterarie. E il suo giudizio, sebbene spesso falsato da preconcetti d'indole scolastica o religiosa, serbava sempre un certo carattere di larghezza e di opportunità che poteva destare l'ammirazione di quelli che l'ascoltavano, e far pensare a ciò che quell' elevato e non comune intelletto avrebbe potuto compiere se si fosse trovato in mezzo ad altro ambiente, ad altri stimoli.
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   La storia della letteratura italiana, la storia civile e il greco erano insegnati da Gabriello Cherubini, un letterato lindo e azzimato, sempre ricco di parole, di frasi e di modi ricercati nei libri e nei vocabolari, le quali formavano la delizia di tanti studiosi di quel tempo e di