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Colledara
- aggiuntovi: Da Colledara a Firenze
Fedele Romani
R. Bemporad & Figlio, 1915, pagine 335

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   sità del pubblico con la promessa della pubblicazione di un'opera magistrale sulla filosofia del diritto; ma la promessa non era mai mantenuta ; e questo ritardo infiammava sempre più le fantasie, e il credito aumentava. Finalmente l'opera venne fuori, e fu per i più una vera delusione. Non so quanti avessero la pazienza di scorrere il grosso volume. Ma il credito del filosofo non diminuì gran fatto, perchè intorno al suo capo s'era venuta formando l'aureola dei capelli bianchi. Eppoi la sua riputazione scientifica era costantemente rafforzata da quella politica, essendo egli di ardente fede repubblicana, e avendo tenuto per lungo tempo relazione epistolare col Mazzini, che mostrava di farne, per i suoi fini politici, non piccolo conto.
   Questi erano i professori dei corsi più alti : rettorica e filosofia. S'aggiungeva la fisica, insegnata da un giovane medico, tornato da poco dagli studii. Nei corsi inferiori il maestro più caratteristico era Don Raffaele Martelli, prete napoletano, finito, non so come, insegnante nel Seminario di Atri. Egli aveva nel profilo e nei modi quel non so che di pulcinellesco che s'intravede spesso nel tipo napoletano. D'inverno, nascondeva il mento, fino alla bocca, in una lurida sciarpa, dove s'appastava il fiato, ravvolta in più giri attorno al collo. In capo aveva costantemente una papalina lurida ancor essa, con una piccola nappettina. Ma più che mai lurido era il panciotto, sul quale, mentre egli discorreva, piovevano dal naso carico di tabacco dilatate falde giallastre. Egli emetteva ogni tanto degli urli spaventosi; ma gli scolari gli erano, in fondo, affezionati, perchè con lui si divertivano, essendo veramente inesauribili le facezie, le arguzie, le barzellette che egli profondeva nel suo dialetto napoletano. La sua comicità si rivelava perfino nelle punizioni.