esempio, che un paio di scarpe, un cappello, una bottiglia, non solo siano rinvoltati, ma che non rivelino al di fuori la loro vera natura e forma. Se no, l'onore sarebbe perduto.
Due altre usanze di Cagliari mi fecero impressione in modo speciale; il modo di passeggiare alla banda ed il modo di fare all'amore. Nella piazza dove suonava la banda non si passeggiava in disordine e a capriccio, ma benché fosse concesso a chi voleva di rimanersene fuori e a sè, la maggior parte della gente formava una colonna girante in forma di un'ellissi, in modo da parere i condannati di qualche nuovo cerchio dell' inferno o del purgatorio dantesco. Così ognuno veniva ad avere, dietro e avanti a sè, sempre le stesse persone.
Io non so veramente che gusto ci potesse essere. Se qualcuno si fermava o per accendere il sigaro o per discorrere con un amico che passasse al di fiiori della colonna, quelli che lo seguivano dovevano fermarsi anch'essi, e a poco a poco la fermata si estendeva a tutta l'ellissi. E questo facevano senza protestare, senza aver l'aria di seccarsi, come per obbedire a una legge divina, alla quale sarebbe stato inutile ribellarsi. Continuavano a discorrere e a ridere, e, venuto il momento, ripigliavano il giro lungo e paziente.
A Cagliari il fidanzato non è ammesso a frequentare la casa della fidanzata se non all' ultimo momento, ossia il giorno delle nozze, o forse, anche per speciale concessione, qualche giorno prima. Nel periodo di fidanzamento che spesso, anche là, è molto lungo, i fidanzati amoreggiano dalla finestra. La sposa col permesso della famiglia si pianta alla finestra o al balcone e il fidanzato è giù nella strada a sospirare, a dir parole a mezza voce, riparate con la mano, o anche a voce alta e a far