CORRIERE ABRUZZESE - Annata 1876
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    deva no da una parte della Camera che non è cerio alla sinistra del presidente.
    « E pare che i nomi verranno fuori anche per le biografie, ed anche le biografie stesse. Perchè dovete sapere che il Libr$ Nero è lutto tìnna'o. e si attende soltanto la decisione giuridica se l'averlo deposto nell' archivio di Sialo offre materia sufficiente a tanti processi di diffamazione quanti sono i diffamatori ed i firmatari. »
    LETTERE FRENTANE Lanciano 16 Maggio 1876
    La nostra Società Operaia non persuasa del «vedremo» di monsignor Petrarca, siccome scrissi ilelP ultima mia lettera, si è incocciata a voler assolutamente benedetta la bandiera; e questa spiegala, è andata nella chiesa della Madonna. Ma i canonici-facevano lo gnorri, i sagristani non accendevano i moccoli, il tempo passava.... e quella povera bandièra è riuscita così, coni' era entrala, senza benedizione. Non poteva la Società contentarsi della sola festa civile, celebrala e riuscita a modo, e fare a meno della benedizione, che non uscirà mai spontanea e schietta dai nostri preti al sociale vessillo
    E poiché nella mia corrispondenza del 22 aprile io parlava di tendenze al clericalismo, dirò ora qualche fatto che varrà, meglio d'ogni altro qualsiasi ragionamento, a dare il giusto criterio per giudicare istituzioni, uomini e cose. Vive qui un bipede, conosciuto sotto il nome di Beato Lorenzo, e del quale avrò fatta ta biografia, solo enumerando i diversi stali, pei quali è passalo: ex laico, e\ servo del Marchese di Casleluuovo, vedovo con figli, ex guardiano delle carceri, ex. guardia municipale addetto alla sorveglianza dette beccherie e della vendila del pesce, ex pizzigagnolo, e cretino sempre. Credereste ? L' Arcivescovo Petrarca intende far di questo coso un prete, e 1' ha già rivestito dell'abito talare! Obi Petrarca, si»i poeta! e se non canti di una Laura qua-
    nera, con un cappello a tricorno in cima, e sotto il cappello con un paio d'occhiali a cavallo ad un naso adunco, trovavasi or son pochi giorni in una pubblica via alle prese con una giovanella, che glie ne cantava delle belle e delle buone, e con un uomo in costume quasi adamalico, che voleva bastonarlo. Che è, e che non è, si sa infine che il reverendo aveva trovato un lupo nel suo ovile, che voleva almeno tagliargli la' coda per vendetta, ma che in conchiusione gli toccava in quel momento la sorte dei pifferi di montagna. Questo don Perticone è maeitro pubblico, come maestro pubblico era un altro reverendo, condannato da questo tribunale a non so qual pena perchè compiacevas a scherzare col pudore dei fanciulli.- Ma ad onor del vero, quesl' ultimo è stalo riabilitato: monsignor Petrarca facendo un1 altra satira al sacramento della confessione gli ha dato la facoltà di confessare le donne.
    La nostra scolaresca, se non la nostra gioventù, si è raccolta sotto il patrocinio di S. Giuseppe, di cui celebrerà la festa il di 21 di questo mese; e noi ci auguriamo che il salito Patriarca ispiri a quesla giovane generazione di sagristani almeno 1' amore per la pialla e per la sega, quando non riesca ad ispirarlo 1' amore per i libri e per le serie occupazioni.
    Un' ultima osservazione, e cesso. La questua è vietata dalle leggi nostre: eppure qui nei dì festivi un pover' uomo non può muoverli senza trovarsi di avere sotto il naso o una borsa spalancata od una cassetta più o , meno indecente, agitata da mani rozze e da , mani gentili. Il dott. Costantino Kirska è miope o dorme?
    ECHI DELLA PROVINCIA
    Ci scrivono da Atri in data 14, e giriamo air cn. Presidente del nostro Tribunale: , Prego la S. V. a voler rintracciare la ragione per cui le cause dette persone ammesso a godere del gratuito patrocinio non si vedono mai espletale.
    Ve n' ha di quelle giudicale da più anni e
    cheologico di Bologna. Io credo sia uno zo fatto all'epoca della decadenza della Uni t latina da qualche proavo dei moderni seiaradU^ e tutto il testo non si riferisca che ad illustre aborto.
    D. M.
    JELIA LELIA CRYSP1S nec vir, nec mulier, nec androgyna nec puella, nec iuvenis, nec anus nec casta, nec meretrix, nec pudica sed omnia  Sublata  neque fame, neque ferro, neque veneiw
    sed omnibus neque coelo, neque acquis, neque terris sed ubique iacet LUCIUS AGATO PRISCUS nec maritus, nec amator, nec necessaria neque. meerens, neque gaudens, neque fleiis Hanc
    neque molem, neque pyramidem, neque sepulcnm f sed omnia scit et nescit cui posuerit
    Corriere della moda
    Lettera ad una signora
    Avrei dovuto, signora mia, spedirle questa lettera fi* i
    l* ultimo Corriere, ma una nuova Batracomiomachia infia ¦
    l'eroe principale è un ay /oca lo eh a aspira ad essere a* ]
    inesso come collaboratore ad honorem del giornale dei baa» E
    venali, mi ha rubato lo spazio.
    Le dissi che avrei parlato di alcaae frescha itilsit** I
    maverili. Eccone una per visita;
    Abito in satin nero, all' imperiale da dietro, e
    con falde falle a pania. Gonna a coda, ed increspai r I
    tutta la sua allega dalla vita ingiù, tale da formare j
    bouillonés clic arrivano lino al basso. Il dinnanzi e S
    orizzontali, che formano un grembiale, e si fissano saprà f*
    di satin liscio. Le maniche strette, guarnite all' e-str^0
    un volante increspalo, fissato da Ire piccoli ordini di ko»1^*1
    La vita innanzi a cora/.za ed a p mia aggiustata
    e scollata in modo da formare uà cuore, alla paata
    uu nodo in sul tu.
    Ed ora le descrivo una toilette da pranio: - . - -____SE__. _ - - alWSM
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    dì Bcn'iIo Lorenzo, e del quale avrò falla la biografia, solo enumerando i diversi slati, pei quali è passalo: ex laico, ex servo del Marchese di Caslelnuovo, vedovo con iigli, ex guardiano delle carceri, ex guardia municipale addetto alla sorveglianza delle beccherie e della vendita del pesce, ex pizzigagnolo, e cretino sempre. Credereste ? L' Arcivescovo Petrarca intende far di questo coso un prete, e I' ha già rivestilo dell1 abito talare! Oh! Petrarca, sei poeta! e se non canti di una Laura qualunque, salireggi benissimo, sia quando procuri la voce dì S. Gregorio ai vice Pretori «lei regno d' Italia, sia quando rafforzi di neofiti, pari al Beato Lorenzo, le schiere della Chiesa: del resto, buon prò.
    Non uT intrattfTiei oltre in siffatti argomenti se non fossi persuaso che il mostrare a nudo c^rle schifezze apporta, giovamento e fa schiudere anche gli occhi, tenuti chiusi per calcolo. Sentite:
    Un perticone magro magro ed in veste
    APPENDICE
    MOLTO RUMORE PER NULLA
    COMMEDIA IN 5 ATTI DI W- SHAKESPEARE Versione italiana di A. AGQUAVIVA
    (Continuazione, vedi N. prec.)
    Benedetto  Importante ambasciala! così vi lascio, evi raccomando.........
    Claudio  (come se leggesse una lettera) Alla protezione
    del Signore : Di casa mia (se 1! avessi)......
    Don Pedro  (come sopra; Alii 6 di Luglio, vostro afle-zionatissimo amico Benedetto. *
    B'.nedet o  No I No ! non mi corbellate; il corpo del vostro d istorio è talvolta guernilo dì frammenti, e la guarnizióne è molto leggermente imbastita: ma prima discagliare ai-ri epigrammi, esaminate la vostra coscienza: e così vi la. ciò. tv-oe Benedetto)
    Clauiio  Alio Signore, V. A. potrebbe giovarmi. Don Pedro  L'affetto cbe io ti reco non brama altroché imparare     miope o dorme?
    ECHI DELLA PROVINCIA
    Ci scrivono da Airi in data li, e giriamo all'oiì. Presidente del nostro Tribunale:
    Prego la S. V. a voler rintracciare la ragione per cui le emise delle persone ammesse a godere del graluilo patrocinio non si vedono mai espletale.
    Ve n' ha di quelle giudicalo da più anni e non si sono trattate che una o due volle soltanto. Siffatta deplorevole lente/.za ridonda a grave danno sì degl' interessali come de! pubblico tesoro.
    , . # # #
    Ci scrivono da Penne:
    Tra dotti e non dotti si fa qui 'da lungo tempo una viva discussione per interpretare il senso dell' epigrafe mortuaria che vi trascrivo. La lapide, mi si dice, trovasi nel museo ar-
    DonPedro  Hèro soltanto ed è l'unica sua erede; tu 1' ami, Claudio?
    Claudio  Mio buon Signore 1 ! qnando al principio di questa or terminala guerra di qui passammo, la osservai con 1' occhio del soldato, cui piaceva, ma che non poteva tradurre quel sentimento indefinito in altro più ardente*, purché più forte impresa lo aspettava. Ora. qui di ritorno, finita la guerra, data tregua ai bellicosi pensieri, in loro posto in me son nali desideri di altra sorta e più gentili; tutti dimostrando i pregi di Hòro, tutti manifestandomi di qual natura fosse la sensazione che sin d' allora io provava.
    Don Pedro  In breve tu diventerai come un amante cho stanca l'uditore col flusso di parole; se l'ami sta saldo nel tuo amore; io ne parlerò a lei ed al padre, e 1' avrai per ìsposa; non è questo il fine cui mira il bel romanzo che così bene ora cominciasti ad ordire?
    Claudio  Como dolcemente trattate amore 1 conoscete il suo malo dal solo aspello. Ma per tema eh s il mio affollo sembri troppo subitaneo, avrei voluto menarlo un po' più per le lunghe.
    Don Pedro  É forse d' uopo d* un ponto più largo del torrente? C il necessario ciò che bisogna; guarda, ci vuole quel che vie adatto; una volta per lutti, lu ami, ed ioli troverò un rimedio acconcio. So che slano'.te avremo una festa; fingerò, sotto la maschera, la tua persona, dirò alla bella Hcro me esser Claudio; aprirò a lei il mio cuore, e la costringerò ad udirmi cou ,energia del mio diswrsj amoroso; poi parlorò al padre; e la conclusione è ch'essa sarà tua. Ora pensiamo a porre in allo quanto dicemmo. (Eseono:)'
    Abito in «alia nero, all' imperiale da dietro, e dav)nl B con falde faite a punta. Gonna a coda, ed increspala p^ f tutta la sua altera dalla vita ingiù, tale da formare grojjj B bouilionés clic arrivano tino al basso. Il dinnanzi è a piegli9 § orizzontali, che formano un grembiale, e si fissano sopra tj iin,, « di satin liscio. Le maniche strette, guarnite all' estremo j, K un volante increspato, fissalo da tre piccoli ordini di Aout/foiW; ¦ La vita innanzi a corazza ed a pinta aggiustata al corp«;B e scollala in modo d.i formare ua cuore, alla punla del qulil uu nodo in «utih.
    Ed ora le descrivo una toilette da pranzo: Abi.o in faille, blru-ciel chiavo, con viti a corazza, a punii» verso*il di dietro, ed i r.z/onlite nelle falde al davanli. Manichi! strette guarnite all'cs remo da un bouillon doppio colle crespil tanto dall' una parie quanto dall' altra, e fissato da una slriscuE di faille che forma nodo Lo scollo quadrato, cou guarnizioni! simile a quella delle inaniciie.
    La gonua a strascico, e liscia; che al di dietro discendi! da un pouff, sostenuta da un bouillonè verso 1' alto, allaccili! cou striscio di faille. 11 davanti della tunica è nel basso guar-t nito da un volante arri ciato, con un bouilloni verso l'alti] ed atlaccato verso il disopra da una striscia di faille pie-
    SCENA SECONDA Una camera nel palazzo di Leonato
    Leonato ed Antonio
    Lionato  E così, Antonio, dov' è mio nipote tuo G,lie!l Ha egli pensato a proenrar questa musica?
    Antonio  Se ne occupa moltissimo. Ma, fratello, debl -darti strane notizie, che lu neppure sognasti.
    Leonato  Sono buone?
    Antonio  Ciò si vedrà in seguito; hanno però unteg aspello e bene appariscono al dì fuori. Passeggiando il prii-jj cipe ed il conte Claudio in un fitto boschetto del mitigai dino, lu il loro discorso frainteso da un mio fido servo; « principe confidò a Claudio essere innamoralo di lua figlii,'! voler dichiararsi a lei stanotte nel ballo; e se la troa^l sensibile alla dichiarazione, intender «gli non perdere l'fE portunità, e volerne immediatamente parlar teco.
    Leonato  Colui cbe ciò ti disse ha egli cervello ?
    Antonio  Ne ha mollo ed acutissimo: ora lo còu^'i o potrai lu stesso interrogarlo.
    Lionata  No, no; riteniamolo un sogno, finchi (i-'r V slesso non appaia: ma voglio farne consapevole mi» fHf acciò trovisi meglio preparata ad una risposta se per >'¦; ciò fia vero. Va lu, e parlagliele. (Varie persone tramar la scena). Parenti, sapete quello che de' fare. Aulico, at-paùenza, venite meco, e mi aiu.ereto colla vostra w*' Signori, vi raccomando, je chè vi ò mollo da fare. no lutti)
    Coi!:*-