CORRIERE ABRUZZESE - Annata 1876
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     162 - ¦
    Il risparmio in Italia
    Il ministero Hi agricoltura, industria e commercio, ha compilalo un lavoro interressanlissi-mo: 11 bollettino delle situazioni dei conti delle casse di risparmio del regno e del movimento dei loro depositi per i mesi di gennaio e febbraio di quest'anno.
    Esso è diviso in tre parti: la pnìha contiene le situazioni alla fine d< 1 trimestre per ciascuna cassa; la seconda indica il movimento dei depositi per ogni sede, succursale ed affigliala durante il trimestre; la terza dà il riassunto delle situazioni e del movimento anzidetti. Questa ultima parte, che è la più interessatile^ dà una idea precisa tirila importanza delle c.isse di , ripartili) itaiiane, conciosiacchè vi risulti, il numero degli stabilimenti esistenti in 59 Provincie del Regno che è di 335, quello dei libretti alla fin di gennaio in 777,544, con un credito dei depositanti di L. 526,275,357:88, e V altro dei libretti alla fine di febbraio iu 782,375, con un credito dei depositanti di L. 529,(159,432: 42, e per conseguenza col vistoso aumento iu un mese soltanto nei depositi di 3,384,074: 54 lire.
    Queste cifre sono da per sè eloquenti por provare che il miglioramento dello stato economico in Italia è in via d'aumento. Il ministero del commercio, mentre col detto lavoro pone solt'occhi la s tuaz one delle casse di risparmio, c e ite per il popolo, onde animarlo ed abituarlo a la economia del prodotto del suo lavoro, dà prova aziandio della premura colla quale adempie il suo cOmpito verso quegli istituti, privati è vero, ma che prr il loro scopo non possono nè debbono sfuggire alla continua sorveglianza del governo. In ultimo, coll'appendice al suddetto bollettino, si conoscono le operazioni fatt"» presso le casse di risparmio postali nei mpsi di gennaio e febbraio 1876. I libretti emessi furono 7195 e quegli estinti 59. I depositi ascesero a tire 589,870,64, che, rimborsati per L. 31,701,90. rimasero in credito dei depositanti per lire 558,618 74.
    NftSTBA rnRR,CPnNIìFN7A
    vante, che si crede da molti fatale; il campo dei contendenti essendo diviso fra numerosi campioni da ambe le parti, non saprei, chè non sono uomo tecnico (come certi consiglieri nostri, i quali votarono con calore per la bocca a levante) da che parte stia la ragione. Speriamo che ri progetto adottato sia concepito in modo, che nou guasti, o si possa di leggieri rimediarvi, nel caso che i lavori che s'intraprenderanno pregiudichino il porlo, come fu di danno la strada che si fece alle Grazie e le nuove calate a S. Teodoro. Ma non è solo ai lavori del porto che il Ministero deve badare, dovendo altresì volgere le sue cure a cose importantissime, che si vogliono [ignorare o non si vogliono da taluni studiare a dovere, nè saprei per quale cagione, mentre intanto rovinano il commercio.
    Bisogna dilatare il porto dalla parte di ponente, onde assegnare maggiore spazio alle o-perazioni di sbarco, e ciò sarà di sollievo non solo agli armatori, ai negoziami, ma ancora ai consumatoti.
    Qui tutto si paga caro più assai che al-altrove; e nessuno o beu pochi si curano di indagarne il perchè. A Livorno, a Napoli, a Messina, a Palermo, a Marsiglia, a Torino perfino, si paga meno che qui. E la cag one vera è che per l'angustia dello spazio, per lo pbarco delle merci, tutto s' è trasformato in monopolio, a benelicio ili una casta, ti capitano, l'armatore che en!ra in porto per deposita -re a terra le sue mercanzie, non è padrone di farlo colle persone del suo equipaggio; deve dipendere da società privilegiale, ¦ con grave danno suo e dei consumatori. Sembrano favolose le spese di /.altere e facchini che vanno a percuotere le boi;se dei consumatori. Si.sbarca la merce ancora come cento anni fa, e nel primo porto italiano:' a Genova !
    Per insulìicienza di calate da sbarco, non è concesso a lutti i bastimenti che arrivano di accostarsi, bisogna che venga il proprio turno; quindi per mettere a terra le merci bisogna dipendere dalle società di facchini privilegiate , e se qualche capitano fa senza di queste, il domani una rappresentanza dei medesi-
    1 monopolio. Bisogna scaricare tutti in un v>% punto, e prima che arrivi il turno passano de? mesi. L' anno passato un bastimento carico 1 vino dovette attendere cinque mesi per incaricare la sua merce. E intanto in questo te®-po quanti viaggi avrebbe potuto fare in Sirifa e in Sardegna ! Questi sconci sarebbero tolij se vi fosjse comodo per isbarcare a qualunque bastimento arriva in porto, e fosse libero di fare ciò senza dipendere dai facchini privilegiati.
    Qui i privilegi sono portali al punto, ehe al proprietario della merce entro il porlo è vietato di disporre della roba sua, se non la fa passare per le mani di certe corporazioni, perchè queste soltanto vi hanno il diritto. A-vrebbe modo, poniamo, di farla trasportare di persone di sua fiducia, anche con economia, ma non può farlo; la merce sua non è sua, non ne può disporre che col beneplacito delle società privilegiate. Ed ancorché la facesse trasportare da persone di sua fiducia, è obbligato a pagarne lo scolto a chi se n' è stato colle mani alla cintola I
    Se un armatore vuol fare trasportare delle merci da un bastimento ad un altro per mezzo del suo equipaggio, i tacchini privilegiati presentanoli il conto della spesa di trasporto, eh' essi non hanno fatto, e 1' armatore deve pagare, perchè costoro soli vi hanno diritto. Un facchino della ferrovia, o dell'interno della città, se vuote comprarsi in porjo un sacco di carbone, non può trasportarlo sulle sue spaile; deve pagare il facchino* privilegiato per farlo portare a casa. E poi si grida che tutto è caro, che non si può vivere, che il commercio fugge da Genova e va altrove. E a questi gravissimi e quasi incredibili sconci non si rimedia ! Eppure viviamo in una città, dove e-sistono Corti d'appello, tribunali, prefettura, questura, per tutelare i cittadini e informare l' Autorità centrale dei mali che 1' affliggono, perchè vi riparino. Lascio pensare a voi ora se questi mali passono non generare serio malcontento.. Il nuovo Ministero dovrebbe liberare i cittadini di Genova da simile.... e andarla a cercare a Napoli o a Palermo eoli0
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    sono nè debbono sfuggire alla confinila sorveglianza del governo. In ultimo, coll'appendice al suddetto bollettino, si conoscono le operazioni fait^ presso le casse di risparmio postali nei ni^si di gennaio e febbraio 1876. I libretti emessi furono 7195 e quegli estinti 59. 1 depositi ascesero a lire 589,870,64, che, rimborsali per L. 31,701,90. rimasero in credito dei depositanti p< r lire 558,618 74.
    NOSTRA CORRISPONDENZA
    Genova 17 maggio 1676 LA. 0. Dopo tanto attendere pare che finalmente sirà decisa la questione dei lavori del nostro porto, poiché si aspetta I1 imminente e finale giudizio che in proposito darà il Consiglio superiore dei lavori pubblici (1). Il municipio votò con debole maggioranza la bocca a le-
    APPENDICE
    COMMEDIA IN 5 ATTI DI W- SHAKESPEARE Versione italiana di A. ACQUA VIVA
    (Continuazione, vedi N. prec.) SCENA TERZA Altra camera nel palazzo di Leonato
    Entrano Don Giovanni e Corrado
    Corrado  Che canchero, mio Signoee, perchè siete così oltre misura malinconico?
    Don Giovanni  Non ha misnra ciò che n' è causa, ep-perù la malinconia è senza limite.
    Corrado  Dovreste almeno ascoltar la voce della ragione.
    Don Giovanni  E quando l'avrò ascollala qual bene mi arrecherà?
    Corrado  So non un rimedio pronto, almeno v' insegnerà il modo di soffrire pazientemente.
    Don tiranni  Mi meraviglio che tu, essendo, come dici, nato sotto Saturuo, vada in giro, medicando moralmente un male che mortifica. Non posso nascondere quel che sono: d«bbo ft^or triste quando ne ho ragione, e non posso sorriderò
    lose le spese di /altere e facchini che vanno a percuotere le borse dei consumatori. Si sbarca la merce ancora come cento anni fa, e nel primo porto il al inno: a Genova!
    Per ipsufficienza calate da sbarco, non è concesso a tulli i bastimenti che arrivano di accostarsi, bisogna che venga il proprio turno; quindi per mettere a terra le merci bisogna dipendere dalle società di facchini privilegiate, e se qualche capitano fa senza di queste, il domani una rappresentanza dei medesimi va a riscuotere il prezzo di un lavoro che non ha prestalo; e tutti pagano! Girti avvieue che i deposili di carbon fossile vanno a Savona; e non sono molti giorni che vi fu mandato anche un carico di grano, nel cui sbarco il negoziante risparmiò 4 mila lire. Pel carbone di legna poi è anche peggio; si paga il doppio che [altrove; perchè anche qui vi è
    ai motti arguti di alcun uomo; debbo mangiare allorché ne sento bisogno, e non posso aspettar 1' agio di nessuno; dormire quando ho sonno, e non badare agli affari di chicchessia; ridere quando sono allegro, e nessuno adulare nel verso de! proprio umore.
    Corrado  Sì / ma voi non dovete mostrare appieno tutto ciò. fintantoché non potrete farlo senza tema di renderne conto. Ultimamente vi ribellaste a vostro fratello, ed egli di nuovo vi reintegrò nella sua grazia; nel qual terreno è impossibile che poniate radici, se non evitando voi stesso le tempeste, e creandovi il bel tempo: ed è assolutamente indispensabile clic modifichiate la stagione a prò della vostra^ raccolta.
    Don Giovanni  Amerei esser piuttosto uno spino in una siepe, che una rosa in suo favore; e mi va più a sangue esser disprezzato da tutti, che fingere modi tali da guadagnarmi affetto da alcuno; in ciò sebbene nou posso sembrare un adulatore galantuomo, non mi si può negare 1' estere un birbante manifesto e franco. Si fidano di me ponendomi una museruola, e mi liberano con un peso legato ai piedi; perciò ho determinato di non cantare in gabbia: se la mia bocca mi appartenesse, morderei; se avessi la libertà farei ileo-modo mio; intanto lasciami essere quello che sono e non provarti a cambiarmi.
    Corrado  Ma non potreste usare in qualche modo il vostro malumore?
    Don Giovanni  Io 1 uso certamente perchè non fo cho
    usarlo...... consumandolo. Chi vieue adesso? Che nuove rechi,
    Boraceli io?
    Boracchio  Vengo da una gran cena; il principe vostro fratello è splendidamente trattato da Leonato; o posso darvi notizia di un progettato matrimonio.
    , ge da Genova e va altrove. E a questi gr£l I vissimi e quasi incredibili sconci non si media ì Eppure viviamo in una città. doveeJ sistono Corti d'appello, tribunali, prefettizi , questura, per tutelare i cittadini e informarJ l1 Autorità centrale dei mali che I' affliggono 1 perchè vi riparino. Lascio pensare a voi ,,, se questi mali passono non generare seiio] malcontento. Il nuovo Ministero dovrebbe fi bei-are i cittadini di Genova da simile.... e noni andarla a cercare a Napoli o a Palermo colle inchieste, le quali poi son approdano a nulla, Che il Governo ripari a questi gravi danni gj sarà benedetto.
    Oggi finalmente dopo lunghe piogge rive-! diamo il sole! Deo gratias.
    (1) Il voto del Consiglio sup. dei LL. PP. fu favorenti alla bocca a levante. N. d. D.
    Don Giovanni  Potrà ciò servire in qualche modo ^ far del male? E chi è quel malto che si accinge à perderì la pace?
    Boracchio  Per DioI È il braccio destro di Don Pedro.ì
    Don Giovanni  Chi? Lo squisitissimo Claudio?
    Boracchio  Proprio lui.
    Don Giovanni  (ironicamente) Un bel cavaliere! e chili con chi'.... verso qual punto diresse lo sguardo?
    Boracehio  Affé, verso Hèro la figlia e 1' erede di Leo-I nato.
    Don Giovanni  Una pollastrella marzolina mollocaprtó ciosa! Come lo sapesti?
    Boraechio  Essendo stato pregato di far da profumiti! io era occupato ad affumicare una camera ammuffita, allorckS entrarono il \p incipè e Claudio, a braccetto, seriamente iti scorrendo; mi nascosi dietro 1* arazzo, e colà udii combinici che il principe carteggerebbe Hèro per sè, ed avendola oltennlw la darebbe al conte Claudio.
    Don Giovanni  Andiamo, andiamo anche noi; potrà essere nuovo alimento al mio malumore. Quel gioffll, vanaglorioso si attribuisce tutto il vanto della mia decaduti se po',essi chiulergli la via in qualche modo, mi benedi''! davvero. Voi siete ambidue fidi, e mi assisterete1
    Corrado  Fino alla morte, mio Signore!
    Don Giovanni  Andiamo alla gran cena; la loro ,,PJ maggiore, perchè io son sottoposto; ah' vorrei cbe il «J fosse del mio parerei andiamo a provare il da farsi
    Boracchio  Aspettiamo ì couundi di V. A. (Escono
    (Co»"»*4