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cittadino, che in un governo d' altronde popolare, è privo di voto e della prospettiva di conseguirlo, o sarà sempre malcontento, o avrà i sentimenti di un uomo ciìi gli affari generali della società non concernono punto, di un uomo pel quale questi affari debbono essere diretti da nitri che non ha nulla a spartire colle leggi tranne l'obbedirvi, e che, quanto agl'interessi e alle faccende pubbliche, è nella condizione di semplice spettatore. In tale condiziono, delle faccende generali egli sottosopra ne saprà, e se ne curerà tanto, quanto uiia donna del ceto medio in raffronto col suo consorte o co' suoi fratelli. »
Noi dunque pensiamo che V operaio non debb'i essere escluso dalla vita politici; il suffragio cim' è oggi limitato è una permanente ingiustizia a danno di una classe; l'allargamento di esso infine è una condizione essenti a'ed e 1 nostro dritto pubblico e della esistenza politica delle classi operaie in Italia.
Ma è d' 11 ìpo un limite al detto suf-frng:o? In caso affermativo, quale dovrà esse.'e?
Sarà questo ohe vedremo in un prossimo articolo.
Il discorso dell' on. Nicotera
(\ostro carteggio)
Roma, 28 maggio 1875. 1
L* incidente provocato alla Camera dall' on. di Rudinì era preveduto da coloro che si occupino più specialmente di cose parlamentari. L' on. Donali aveva interpellato il Guardasigilli; era necessario che alili sorgesse ad interpellare il ministro dell' interno, (Il ministro dell' interno, lo dico tra parentesi, sia che vi sieda il Linza o il Nicotera, fu, è e sarà per sua oa ara la bè e noia di tutt'i pariti d' oppo sizìone.)
Chi è , on ili RuJinì J
E mi lell'uomo, allo, biondo, non snello. È aristocratico per nascila e por modi: è marchese, e ci liane. Fu sindaco
dì 1983 sindaci, tre giorni dopo d^aver presentato le dimissioni, quando cioè sarebbe stata probabile , assunziono della Sinistra al potere I
, Francamente, esclama , on. Nicotera, non mi commuovo all' accusa deli' on. di Rudinì che io intendo cioè seguire piuttosto il sistema americano che quello inglese. Questo rimprovero per verità poteva venirmi da altri, ma non da lui, che, giovine tanto, ha saputo dare tali pruove di energia da raggiungere non solo, ma da olt'epassare dì mollo il sistema americano. (Applausi) Nè dall' on. di Rudinì doleva aspettarmi che mi fosse fatta questione sulla necessi à, sull' urgenza di alcuni provvedimenti che egli trova non giustificati. SilTatta accusa poteva essermi mossa da lutti, tranne che dall'on. di Rudinì, il qiule, al 23 novembre 1869, tre giorni dopo aver presentato le dimissioni da ministro dell' interno, credè proprio urgente, proprio necessario, proprio ^indispensabile di nominare in una sola volta 198$ sindaci. (Applausi fragorosi e prolungata ilarità a sinistra.)»
Dopo dì che, l'ori, ministro entra a paragonare il movimento fatto da lui con quello delle passate amministrazioni, per inferirne non solo il diritto che ha un ministro di traslocare. ma la necessità che tutt' i ministeri sentirono di fare dei movimenti del personale per ragioni di servizio. \ iene quindi nel cuore della questione. Dice che la causa principale del dissesto delle amministrazioni municipali derivava dalle autori à governative, che. nella scella dei sindaci, si regolavano non con criterio amministrativo, bensì con un criterio politico.
« Preoccupatomi egli continua, di questo grave inconveniente, esaminata ritratta difficoltà, mi sono domandato se non fosse più conveniente togliere la cau.-a che produce tanto malessere nelle amministrazioni comunali, e toglierla col mezzo più semplice, col mezzo più conveniente, che mi è parso quello appunto di troncare la lìt.a rete di relazioni, di tradizioni, di colpevoli condiscendenze, di smodate simpatie, di avversioni partigiane che a/«incavano ad un tempo i rappresentanti dei municipi e quelli del Governo [tieni ! bravo! a s'.iiistraj. »
Io nou riporterò qui altri brani dell' eccellcn'e discorso dell' on. Nicotera. A quest' ora l' avre e lei lo nel tiersayliere di jeti che lo riproduce per imero. Solavi dirò che l'abilità e la prudenza de.la risposta conte pure della replica del ministro, non furono disconosciute da chicchessia. I frequenti segni di appi o . azione sugellarono le asserzioni di colui che siede nel palazzo tfrasciii, e la ragione degli avvenuti mo-viiuen.i nel personale* deile prefetture e sotloprefeiture.
lo spero chè tra pochi giórni potrò segnalarvi anche quello nelle intendenze di linaio, sulle quali (e voi lo sano.to m<»wi:»
meriti lode in tutto. La nomina dei ftimUci »¦.», circondario di Avezzano, risultati qtiaM («& di colore oseuro, è certamente un purj?«> che non va trasandato; ma anche in ciò merita per Io meno le circostanze attewmn avendo fatto soverchiamente a fidanza con sotto-prefetto, che già fu messo a disposizlosa del Ministero. Comunque sia però, sarà bet* che per f avvenire apra gli occhi, e respttgi risolutamente le arti insidiose dei nemici detti patria.
La Commissione per la conservazione dei monumenti lavora alacremente, e fra breve» stabilirà in questa città un magnifico mases. Ha ottenuto dal Ministero di fare eseguire gli scavi ad Ami-terno e Corfinio, che cominceranno fra pochi giorni. Ultimamente fu rosa ritrovate a Corfinio tre lapidi con iscrizioni, che vennero copiale e mandate al comm. Bm Vi terrò informato delle ulteriori scoperte.
Piccole notizie di cronaca.
Alcune notti or sono, tre giovinastri, brilli più del solilo, dopo d' avere scagliato sassi alle finestre di una donna di cattivo affare, ek non aveva voluto aprir loro la porta, vennero a contesa con un coraggioso carabiniere, ck era accorso a restituire l'ordine. Al carabinieri furono tirali due colpi di revolver, che gli produssero gravi ferito.
In un villaggio del Comune di Barete venw rinvenuto sotterra il cadavere di un neonata» che, dietro inchiesta dell' Autorità, fu riconosciuto per illegittimo parlo di una giovine del villaggio. Questa ha confessalo di essere iD' fanlicida !...
APPUNTI GIUDIZIARI
Ultimamente innanzi alla Cassazione di si discussero due importanti cause sotto j rapporto giuridico, V una sul ricorso del pr®4* » generale presso la Corte di appello di Aqu'_ contro un tale Barile, giud calo da di assisie, e l'altra, ricorrente Marino ^^ che fu ritenuto colpevole da questo ,rl correzionale di Teramo, qual ctwì«fraVU^ * all' art. § delle leggi su i provvedi»*011 i an zi a ri.
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Roma, 28 maggio 1876.
L' incalorite provocalo alla Camera dall' on. di Uudinì era preveduto da coloro ohe si occupino più specialmente di cose parlamentari. L' on. Donali aveva interpellato il Guardasigilli; era necessario che altri sorgesse ad interpellare il ministro dell' interno. (Il ministro dell' interno, lo dico tra parentesi, sii che vi sieda il L inza o il Nicotera, fu, è e sarà per sua ua ara la bé.e notte di tuli'i partiti al oppo spione.)
Chi è 1' on. ili RuJini ?
E ini l elI\iomo, allo, biondo, non snello. È aristocratico per nascita e per modi: è marchese, e ci tiene. Fu sindaco della sua ci tà na'ia, fece a schioppettate con i rivoltosi del 1868, salvò per miracolo la sua casa, in via Macqueda, già svaligiata, dalle fiamme. Ricordanza del suo sindacato è un busto in marmo che i suoi concittadini gli eressero nella sala grande del municipio di Palermo. Fu un' epoca certamente bella per lui, giovine o già provetto nell' arte del governo. Sposò un' aristocratica signora savojarda, forse di più alta siatura di lui. Fu prefetto di Napoli, e lasciò questo uffizio, quando, chiamalo dal Me abrea che voleva ringiovanire il suo partito e il suo Gabinetto, assunse, quantunque non deputato, le redini degl' interni. Non è a dire cbe il giovine ministro
prosegui 1' opera del gì verno 4 u combat, cosi..... felicemente
inaugurato con 1' assunzione al potere del devoto cliente di S. Caterina. Rammento cbe quando nel novembre 1869 s'inaugurò la nuova sessione, non volle presentarsi con !a divisa dorata del miuistro: si presentò con 1'abito del colore tradizionale del compianto Poerio, colore bleu, per cui il marchese di Rudinì ba una speciale predilezione.
E una lancia spezzala del partito moderato, ma, sebbene ex ministro, non è che un gregario. Non ha lalenlo oratorio, ma non gli manca una certa vibratezza nel dire. Tutto sommato, egli era il meno adatto a sostenere la lotta col-Nico-lera. Il suo discorso fu slavato, difettevole di concetti, ed invano fece appello alla dignità degl'impiegali, che, secondo lui, sarebbero stati trattati con soverchio rigore od ingiustizia. Fu un articolo di fondo dei meno rispettati giornali di destra.
L' onv Nicolcra aveva quindi innanzi a sè un lottatore di no» pari forza. Tuttavia egli lottò con l'usato ardore, perchè sapeva che, d\e ro l'on. di Uudinì, v' ha un intero parlilo che sbratta continuamente a favore de'suoi protetti.
Egli ebbe quindi un successo oratorio di gran lunga maggiore di quello del Mancini nella interpellanza del giovine e biondo deputalo di Crema. 11 pcrchc è forse che il Nicolera aveva Ira mani una materia meno delicata, una causa assai più giusta, ed un inorpellante gravato di non sempre lodevoli precedenti.
infitti egli fu felicissimo nel ricordare al Rudini un fallo ehe ardiicriiza tutta I' amministrazione Mènabrea, l'elezione
bravo 1 a s'.hishaj. »
lo nou riporterò qui altri brani dell' eccellen'e discorso dell' on. Nicotera. A qucsl' ora I* avre e lel'.o nel bersagliere dì jeri che lo riproduce per inicro. Solo vi dirò che l'abilità e la pruden a d
Io spero che Ira pochi giórni potrò segnalarvi anche quello nelle intendenze di lìnamo, sulle quali (e voi lo sapete meglio di me) pesano non minori accuse.
NOSTRA CORRISPONDENZA.
Aquila 25 maggio 1876
Avrete visto dalla nostra Gazzetta che il buon Ferrari incomincia ad avere le sue molestie. So ben dirvi però che 11 immensa maggioranza del paese è con lui. Anzi posso assicurarvi che appena si divulgò la nuova che sarebbe traslocato, tutti di ogni colore ne sentirono uu vivo rincrescimento; e come fu affermato che Fon. Canncl a ne aveva scritto, e detto che la sua opera e quella «logli altri suoi colleghi era tornata indarno presso il Nicotera, piovvero lettere in Roma, e già si preparavano indirizzi e sottoscrizioni, quando altra comunicazione del medesimo depulato assicurava che il Ministero avea deciso di non fare novità. Non potete immaginarvi quale effetto produsse simile assicurazione in questa buona, generosa e cordiale cittadinanza! La prefettura era un continuo via-vai di persone, che venivano a rallegrarsene col Ferrari e la sua famiglia.
Nò per verità egli merita r accusa di avere adoperale delle pressioni in occasione delie ultime malaugurate elezioni. Voi sapete che mite natura ò questa del Ferrari, e potrete di leggieri immaginare che pressioni possa egli avere adoperale. Certo avrà fatto qualche passo per mostrare che e1 era; ma come esimersene sotto il Gorra e il Cantelli? Oh! se gli Aquilani sapessero quello che si è fallo altrove, nelle slesse città, abruzzesi, in Chieti e in Teramo, come si recherebbero a gran ventura di avere avuto un Ferrari in quel tempo!
Non dirò già per questo che il pre'e'lo
Ultimamente innanzi aita vessazione ui hq^ si discussero due importanti cause sotto \\ rapporto giuridico, jf una sul ricorso del proc generale presso la Corte di appello di AqujU contro un tale Barile, giudicato da quolla Cori? di assisie, e l'altra, ricorrente Marino di Marco ' ehe fu ritenuto colpevole da questo tribn^ correzionale di Teramo, qual contravvenir ali1 art. 9 delle leggi su i provvedimenti nanziari.
il procuratore generale di Aquila avverso la sentenza, pronunziala contro (Barile nel lo luglio 1875 faceva la dichiarazione di ricorso in cassazione nel 13 detto stesso mese; il P. M. presso il tribunale di Teramo, che condannava il De Marco nel 26 Giugno 1875 egualmente ricorreva nel 29 dello stesso mese.
Entrambi i ricorsi furono dichiarati inam-messibili dalla Cassazione per essere stati prodotti fuori termine, proclamandosi la massima: « che nel termine dei tre giorni assegnato dall' art. 615 codice di procedura penale al P. M. e alla parte civile per ricorrere in Cassazione deve essere compreso il giorno medesimo, in cui la sentenza è pronunziata. »!
E ciò perchè I' articolo suddetto ^contiene una eccezione alla regola: « dies a quo non computatiti in termine. »
La teoria, svolta ampiamente dal supremo Collegio, è dovuta al Saly, vero luminare del giure penale, ma ciò non esclude che si I possa tuttavia discutere sul principio sancito.
E1 la slessa illustre Cassazione, che nei suoi considerando ci faculta a dire qualche cosa sul proposito, ammettendo che la teorica desunta dall'art. 351 codice di procedura penale non è affatto pacifica nella dottrina, ma neppure nella giurisprudenza. Difatti fra i dottori non mancano delle opinioni opposte, tra i quali si trova schierato un d'istinto Magistrato, qual» il procuratore generale dell' Aquila , e nella giurisprudenza nostrana, fra gli altri casi, si può citare la cassazione di Milano del 17 luglio 1863, )a quale in causa Malaguzzi, analizzando l'art. 653 codice di proc. pen. ammise: « che il ricorso del P. M. sia ricevibile.!^ prodotto anche nel giorno successivo a quella della pubblicazione della sentenza benché dopo scorse le ore 21 da quelle in cui la se"-! lenza fu pubblicata. » I
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