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POLITICO-LETTERARIO
Esce il ^VTex^c ole dì ® il Sabato JN TERAMO
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La politica della settimana
Il fallo più saliente di questi giorni è la detronizzazione di AbduI Aziz, avvenuta la notte del 30 per opera di alti funzionari, militari e dei Softahs] i quali ultimi sono allievi delle medressés o scuole secondarie annesse alle moschee, nelle quali s' insegna dritto canonico, dritto musulmano e teologia, e da cui escono dottori, magistrati e sacerdoti. Lo avvertì ai due emisferi un telegramma del gran-vizir Ruchdi. L' avvenimento non era imprevisto, ma non lo si attendeva così prossimamente, Si vede che a Costantinopoli, quando non si traila di pagare i debili, si fanno le cose con prestezza. Sembra che nemmeno i ministri sapessero qualche cosa. La mattina andarono a palazzo per la firma dei decreti, e non ci trovarono più il Sultano. L'avevano cacciato nel-l'Harem, ove resta tuttora asserraglialo, e sarà ventura per lui se potrà salvare la vita. Fu elevato-al trono l' erede legittimo, Murad-Ef-
difensiva tra la Serbia, il Montenegro, la Ru-^ menia e la Grecia,
In vista delle presenti condizioni politiche noi riassumeremo tra le ultime notizie quanto di più importante ci recano i più recenti telegrammi. Così sodisfaremo il desiderio di molti nostri lellori,
MAGENTA
Scorgesi all'estremità del paese di Magenta, poco lungi da Milano, una pillila e modesta casetta, addossata ad una chiesa. In quella casetta, avanli ad un rozzo tavolo, un uomo si assise la sera del 4 giugno 1859 e scrisse su un foglio di carta alcune sue idee. Rileggendo lo scritto, si avvide che il pensiero non vi brillava allatto limpido, e, fatta una palla di quella caria, la gitlò in un angolo e ricominciò a scrivere con pijù ardore. Quell' Uomo . era Napoleone J1L, quel foglio era un abbozzo del celebre proclama di Milano, : -y, ..,»<" mi .
Chi, passando da Magenta, vg,da sospinta da curiosità nella casetta del parroco,, vedrà in quella slessa stanza, chiuso in una cornice a cristallo, T abbozzo del proclama che quel
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coscienza politica negli operai italiani non si è risvegliata in tal modo da imporsi al paese; essi vedrebbero meglio che si a-bolisse il macinatole si accordasse una più equa retribuzione alle loro fatiche. Non la opportunità, avvegnacchè le condizioni morali ed intellettuali delle classi operaie sono molto lontane da queir ideale, che certi adulatori perpetui delle plebi credono già di aver conseguito. Nè parliamo soltanto degli operai della regione meridionale d'Italia, CQtanto maltrattati da vecchi despotismi ed abbrutiti per secoli da rozze consuetudini; dello stesso avviso noi saremmo, se scrivessimo in Lombardia, in Piemonte o in Toscana, ove gli operai sono più colti dei nostri, ma non meno travagliati da antichi pregiudizi. Voi troverete in Torino, in Milano, in Firenze T operaio di sani principi, frutto del suo benessere e della istruzione laica e gratuita che gli ha dirozzata la mente; ma, se andate nei villaggi e nelle campagne, P operaio si trova in mano al clero alle cui idee illiberali e spesso antipatrio-tiche è attaccato come 1' ellera al muro. Nellè presenti condizioni d'Italia, ove que-
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pessero qualche cosa. La mattina andarono a palazzo per la firma dei decreti, e non ci trovarono più il Sultano. L'avevano caccialo nell'Harem, ove resta tullora asserraglialo, e sarà ventura per lui se potrà salvare la vita. Fu elevatola! trono l' erede legittimo, Murad-Ef-Tendi, figlio di Abdul-M?gid, fratello del detronizzato e morto il 25 giugno 1861. Il nuovo sultano è nato il 21 settembre 1840; l'ex sultano non ha che 46 anni, e la data della sua elevazione rimonta allo stesso giorno in cui Àbdul-Megid rese l'anima a Maometto. Gli europei lo tacciavano scialacquatore e dedito ai piaceri sensuali, i maomettani lo credevano avaro, indifferente agi' interessi dello Stato e ligio alla Russia. Dopo lo scacco della politica di Andrassy e i preparativi di guerra dell'Inghilterra, la cui squadra si è già avvicinata ai Dardanelli, in mezzo all' incertezza delle cose europee, la rivoluzione di palazzo avvenuta a Costantinopoli ha una grandissima importanza, nè si può prevederne tutte le conseguenze. Non ci commuovono nè i rialzi della Borsa, nè le feste che si preparano nell'impero ottomano. Dicesi che il programma del nuovo gran-vizir Midhal pascià, sostenuto dai sofiahs sia liberale, concedendo riforme ed autonomia alle provincie cristiane; e che il neo-sultano ridurrà le spese e restringerà il potere sovrano, ma queste voci non ci rassicurano punto, sia perchè gì' insorti non accetteranno i-e promesse che non hanno nemmeno il pregio della novità, sia perchè non conosciamo ut intenzioni della Russia riguardo all'attuale follano. Onesto sappiamo per ora, che cioè T Inghilterra è preparata ad un' azione energica. e ti è conchiusa un' alleanza offensiva e
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gendo lo scritto, si avvide che il pensiero non vi brillava affatto limpido, e, fatta una palladi quella carta, la gitlò in un angolo e ricominciò a scrivere con più ardore. Quell'Uomo età Napoleone I1L, quel foglio era un abhozzo del celebre proclama di Milano,
Chi, passando da Magenta, vada sospinta da curiosità nella casetta del parroco, vedrà in quella slessa stanza, chiuso in una cornice a cristallo, I'abbozzo del proclama che quel buon sacerdote conserva religiosamente »e che, dopo la sua morte, passerà per sua disposizione alla biblioteca di Brera in Milano.
Abbiamo voluto evocare questa memoria, che segna il più bel giorno della vita di Napoleone e della Francia moderna, oggi .che la stampa liberale francese insolitamente ci ricolma di cortesie e di simpatie. I nostri Abruzzi , ben sanno che la battaglia di Magenta, di cui domani compiesi il diciassettesimo,anniversario, preparò Solferino, come Solferino spianò la via di Palermo e di Napoli. Vogliamo quindi anche noi ricambiare il saluto ai nostri amici di Francia, coi quali gl'italiani cementarono, nell'amplesso fatale della morte, una fratellanza che non si romperà giammai !
L'OPERAIO
nella, riforma, elettorale
II.
Noi abbiamo esaminato, con l'appoggio di autorevoli scrittori nostrani e stranieri, il diritto che compete all' operaio di partecipare alla vita elettorale. Restando nel-1' alta e serena regione dei principi, nessuno per verità può contradirlo. Se non che, considerando che le leggi tanto più son utili alla società, in quanto riflettano nettamente le condizioni di essa, non sapremmo in verità, quanta utilità per noi avrebbe una legge che sanzionasse il suffragio universale. Noi non vediamo del suffragio universale- nè la necessità, nè T opportunità. Non ia necessità, poiché la
travagliati da antichi pregiudizi. Voi troverete in Torino, in Milano, in Firenze T operaio di sani principi, frutto del suo benessere e della istruzione laica e gratuita che gli ha dirozzata la mente; ma, se andate nei villaggi e nelle campagne, r operaio si trova in mano al clero alle cui idee illiberali e spesso antipatrio-tiche è attaccato come 1' ellera al muro. Nellè presenti condizioni d'Italia, ove que- ' sta eompage di popoli sino a ieri divisi, non è sicuramente raffermata; in tempi iu cui il Vaticano ci è nemico, d'istruzione non è così diffusa come vorremmo, in quale via noi ci metteremmo se dessimo a tutti indistintamente il voto elettorale? Noi in breve faremmo dell'Italia un Belgio in più vaste proporzioni; senza dire, che in certi ritorni di tempo, noi avremmo delle deplorevoli reazioni che porterebbero il gamin a trovare nel petrolio la risoluzione delle piji gravi questioni sociali.
Un esempio che il pubblicista non può dimenticare, si è jeiò che è avvenuto in Francia dal 48 ai giorni nostri. Tutti ricordano ili qual modo la patria di Louis Blanc, di Ledru-Rollin e di Lamartine ebbe a conquistare il suffragio universale sotto la repubblica, la cui bandiera si bagnò poi nel sangue degli operai nelle funeste giornate di giugno. E' col suffragio universale che Luigi Napoleone potè tradire la repubblica a lui affidata, e mandare a Caienna ri fiore dei patrioti francesi; è col suffragio universale che si mantenno il regime di un governo personale, poco dissimile da quello dello Czar. Che più? Questo suffragio, in cui alcuni illusi vedono, come in un specchio, riflesso chiaramente lo spirito del paese, ingannò lo stesso Napoleone, e con lui tutta Europa, imperocché quello stesso popolo, che nel maggio 1870 aveva con splendida votazione riconfermato sul capo del ,sovrano il diadema reale, non ebbe poi a levar*
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