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un grido di protesta, quando^ quattro mesi dopo, il-Gambetta, il Favre, il Rochefort s'impadronirono del palazzo di città e diedero il ben servito alla dinastia che regnava! Così quel medesimo dritto elettorale che aveva ucciso la repubblica, ferisce a morte il secondo impero.
Noi dunque, nelle attuali condizioni d1 Italia, non possiamo unirci a coloro che chiedono il suffragio universale, non supponendo nella gran massa del popolo una volontà libera ed intelligente. Verrà tempo in cui tutte le classi artigiane potranno reclamare questo dritto; e noi, che amiamo sinceramente gli operai e vorremmo che i municipi e i ricchi privati prodigassero maggiori cure a loro sollievo, desideriamo che venga presto. Ma sino a che le nostre scuole popolari rimangono quasi deserte, lo spirito di associazione non si sveglia e U plebi marciscono nei pregiudizi dell'ignoranza, noi riconosciamo nel suffragio universale un' arma che un giorno potrebbe ferire la stessa libertà ,e lacerare la bandiera del progresso. Sarà l'ideale, a cui gli uomini, che combattono per la libertà e il progresso, dovranno convergere i loro sforzi, ma non una riforma attuabile oggidì tra democrazie facili ad essere trascinate dai meno onesti e dai Rabagas della peggiore specie.
Invece, per ora, ci contentiamo di una più modesta riforma, la quale allargherebbe il suffragio ed aprirebbe le porte alla parte più colta e meno diseredata della numerosa classe dì coloro che, eoi lavoro dell' intelletto o della mano, si fregiano del nome d' operaio, che tutti dobbiamo rispettare.
Su ciò esporremo le nostre idee altra volta.
Nella tornata di martedì (30) ron. Sebastiani ha svolto la proposta di legge già da noi
presa in considerazione della legge: ciò sarebbe stato atto di scortesia, alienissimo dalle abitudini della Camera. Ma questo assenso non è stato accordato, che sotto le più ampie e mortali riserve, vuoi sull'ammontare del sussidio (massime in relazione alla legge 23 giugno 1873) vuoi sull'importanza economica delle opere proposte, vuoi sugli altri capi - luogo di provincia , tuttavia destituiti di ogni comunicazione ferroviaria e non compresi nella legge, vuoi infine sulla iniziativa parlamentare nella proposta di rilevanti aggravi al pubblico erario. Che che ne sia, alea jaela est, e noi dobbiamo seguire l'on. Sebastiani in questo arringo con tutto l'ardore di una vecchia fede. Può ben discutersi se questo era il momento più opportuno di sollevare la questione; ma non è da revocare in dubbio che alcune delle riserve fatte dall'on. Zanardelli sono fuor di luogo. La legge del 1873 non è invocabile nel caso nostro. In un paese come l'Italia, così vario di costumi, di ricchezza, di vita ed anche di forme e condizioni di luoghi, la completa eguaglianza giuridica sarebbe la massima delle ingiustizie. Il governo non può e non deve disinteressarsi all' essere intimo della vita locale, nè condannare a morire di anemia" delle patriotiche città solo per vaghezza di una euritmia legale, che non ha ragione d' essere. Che se ci si accampa il precedente delle ferrovie venete, noi invochiamo a nostra volta 1' esempio di Avellino. Perchè mai lo Stato costruisce a proprie spese il tronco da Laura ad Avellino dell' ammontare di 7 milioni e mezzo sul breve percorso di circa 22 chilometri, negando poi un sussidio adeguato a Teramo, Ascoli e Macerata, che in complesso non domandano di più? L' on. Depretis nella tornata del 24 gennaio 1873, parlando appunto della ferrovia di Teramo, proclamò il principio, che ogni capo-luogo di provincia zbbia ad avere una strada ferrata per congiungersi alla rete generale. Avrebbe mai il presidènte del Consiglio dimenticata la promessa del capo dell'Opposizione? Ciò sarebbe un seguire i meno imitabili esempi di Destra, e mostrare che gli uomini di Stato, in qualunque parte della Camera seggano, hanno due politiche,
sede della provincia da Ascoli-Piceno a L'«n. De Dominicis la combattè eaerpenmnk. II ministro dell' interno non si oppose alla presa in considerazione, ma notò opportuna, mente che la proposta implica una quittù/c? di principi, e fece in conseguenza le pia a&-pie riserve sulla libertà d' azione del governo. La Camera accordò la presa in considerazione.
Noi deploriamo vivamente le cause di pesto grave dissidio, e ci auguriamo cbe il senno del Parlamento e la temperanza del governo sapranno trovare il modo di ricondurre fa concordia fra due care e illustri città; ma non omettiamo d' altro canto di richiamarvi sa 1' attenzione delle nostre Rappresentanze, non essendo ignoto ad alcuno che il decreto de' 23 dicembre 1860, del quale si querelano i fermani, tocca indirettamente la nostra provincia.
NOSTRA CORRISPONDENZA
Genova, ti maggio 1876 (rilari)
Ieri ebbe luogo in questo R. Istituto Tecnico e di Mariai mercantile la distribuzione dei premi agli alunni che ne fa* rono meritevoli per 1' anno scolastico passato. Intervenne il prefetto coi consiglieri, il ff. di sindaco, i presidi del liceo e di qualche scuola tecnica, qualche professore dell* Università, e una eletta di altre eulte persone e di gentili signore. Lesse un forbito discorso il prof. Gallardi, scelto dai colleglli, sulla Onestà delle lettere, e brillò per nuovi concetti, era-dizione e sapore di lingua. Dopo il discorso vi fa la disìri-bazione dei premi e quindi il pubblico accorso a quella liei* festa, passò nelle varie sale dell'Istituto a visitare i mu*' e i gabinetti, e i lavori di disegno fatti dagli alunni. Vite-sicuro che furono osservati dei lavori condotti con sì rara precisione, da fare onore agli stessi allievi dell' Accademia di belle arti.
Non posso omettere di darvi un cenno d'un altra bellissima festa avvenuta la sera del 17 corrente nella sala Sivorì Fu la benemerita Socielà di storia patria che ci procurò gradito ed utile trattenimento, dovuto special mente alte ecr» del presidente della sezione di archeologia, avv. Pier Casi ab-tino Remondini. 11 sig. Remondini lesse un' accurata m*^ft* riguardante la musica in Genova nel seeolo XVI, " *** ®na" anni del XVII Seguì la esecuzione di molti peni dì sica, alla quale presero parte distinti professori « àìte^aw*
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tornata del 24 gennaio 1878, parlando appunto della ferrovia di Teramo, proclamò il principio, che ogni capo-luogo di provincia f.bbia ad avere ma strada ferrata per congiungersi alla rete generale. Avrebbe mai il presidènte del Consiglio dimenticata la promessa del capo dell'Opposizione? Ciò sarebbe un seguire i meno imitabili esempi di Destra, e mostrare che gli uomini di Stato, in qualunque parte della Camera seggano, hanno due politiche, 1' una per conseguire il potere, l'altra per mantenerlo. Abbiamo troppa Fede nel carattere e-levato dell' on. Depretis per crederlo di questa scuola K...
Similmente nella tornata del 31 l'on. Bar-tòlucci svolse la proposta sulla traslazione della
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di belle arti.
Non posso omettere di darvi nn cenno d' nn altra b^ sima festa avvenuta la sera del. 17 corrente nella sala Sivjrj Fu la benemerita Società dì storia patria che ci procurò & gradito ed utile trattenimento, dovuto specialmente alle §f, del presidente della sezione di archeologia, avv. Pier Cosi4B. tino Remondini. Il sig. Remondini lesse un' accurata raeijorj, riguardante la musica in Genova nel secolo XVI, e nei primi anni del XVII. Seguì la esecuzione di molti pezzi di tale sica, alla quale 'presero parte distinti professori e diletti^, fra i primi il eh. maestro Bozzaro, Boi* abino, Firpo, Giorgi, Caparro, Valle, e dei secondila marchesa Pioma, le signori Sciallero-Carbone, e Rombo, diretti dal eh. maestro G. Valli E tutti raccolsero larga messe di applausi, e viso ben diri io «he passarono assai bene quelle tre ore.
Conchìudo con una notizia, che per quanto non peregri^ vi farà piacere. Il vostro prefetto Millo fu intendente a Chii-vari e fece bene. Si dimostrò abile e fermo amministràiort
numerosa classe dì coloro che, eoi lavoro dell' intelletto o della mano, si fregiano del nome d' operaio, che tutti dobbiamo rispettare.
Su ciò esporremo le nostre idee altra volta.
Nella tornata di martedì (30) l'on. Sebastiani ha svolto la proposta di legge già da noi annunciata. 1 pochi cenni dei giornali di Roma non bastano per darci un'idea adeguata della discussione, ma sono più che sutlìc enti per mostrarci che essa ha fatto tutt'altro che buona impressione ne! Ministero e nella Camera. Era prevedibile: l'on. Sebastiani ha il torto di credersi l'uomo di tutti i tempii Non che il Ministero abbia negato il proprio assenso alla
APPENDICE
MOLTO RUMORE PER NULLA
COMMEDIA IN 5 ATTI DI W- SHAKESPEARE Versione italiana di A. ACQUAVIVA
(Continuazione, vedi N. 43.)
Beatrice Sarebbe colpa della musica, cara cugina, se fu non fossi corteggiata in tempo. Se il principe fosse troppo importuno, digli cbe vi ba regola in tutto, e cosi schiva la risposta. Ascoltami, Hèro ! corteggiare, sposare e pentirsi somigliano ad una giga scozzese, ad una battuta, e ad un cinque passi. Il primo pieno di calore, di premure e dì fantasticherie, come la giga scozzese; il secondo moderato e civile. come una battuta esatta, e ben regolata; ed in ultimo viene il pentimento, il quale, con le male sue gambe, casca nei ciaque passi sempre più rapidamente finché precipita nella tomba.
Leonato Nipo'.e, lo tue previsioni sono abbastanza sa- j gaci.
Beatrice Ho buoni occhi, zio, distinguo alla luce del fidrao pare «na Chiesa.
Xtoriaio Ora entrano i nostri invitati. Fratello, fa luogo.
(Entrano Don Pedro, Claudio, Benedetto, Baldassarre, Don Crtovanni, Margherita, Boracchio ed altri tutti mascherati).
Don Pedro (ad Hèro) Damigella, volete muovere due passi in compagnia di chi è innamorato di vo.it
Hèro Se vi limitate a passeggiare adagio, a guardarmi dolcemente, ed a non parlare, sono vostra per tutta la passeggiata, (ironicamente) ed in ispecial modo poi quando me ne sarò andata.
D. Pedro In mia compagnia?
Hére Quando mi piacesse ve lo direi.
D. Pedro E quando vi piacerà dirlo ?
Hèro Quando i vostri favori mi saran grati. E Dio non voglia che il liuto somigli al,' astuccio.
Don Pedro La mia maschera è come la capanna di Filemone nel cui interno è Giove.
Hèro In tal caso la vostra maschera dovrebbe essere coperta di paglia.
Don Pedro Abbassate la voce se parlate d' amore (la conduce in disparte).
Benedetto (a Margherita) Eppure, vorrei mi amaste.
Marghérita Io, pel vostro ben*, vorrei il contrario, perchè ho molti difetti.
Benedetto Ditemene uno.
Margherita Hb la cattiva abitudine di recitar ad alta voce le mie orazioni.
Benedetto Tanto meglio 1 così gli uditori possono gridare, coti sia.
Margherita Che il Signore mi conceda un buon compagno nel balio/
Baldassarre Così sia.
Margherita E che il Signore lo levi dai piedi appena finito il ballo I Sacrestano, rispondete.
Baldassarre Bastano le chiacchiere ! il sacrestano hi risposto.
Orsola (ad Antonio) Vi riconosco, siete messer àa-tonio.
Antonio No, sulla mia parolai
Orsola Ma se vi riconosco dai movimenti dal capo,
Antonio Per dire la verità io lo sto imitando.
Orsola Mai potreste così bene imitarlo non essendt lui. Ecco pure la sua mano secca ed irrequieta; siete dn», proprio desso.
Antonio Sull' onot mio non lo sono.
Orsola Orsù, credete non vi riconosca dal vostro ipl-rito? La virtù può forse nascondersi? Zitto, siete mesur Antonio, e finiamola, chè ben appariscono le vostre grazia
Beatrice (a Benedetto mascherato) Non volete adunqu assolutamente farmi noto chi ve lo ha detto?
Benedetto Perdonatemi, non posso.
Beatrice E neppur dirmi chi siete?
Benedetto Adesso noi '
Beatrice Che io sono sdegnosa. E che pesco i ntà
motti spiritosi nella Mille frottole, u......chi lo disse fa ne»W
Benedetto.
Benedetto Chi è costui?
Beatrice Son certa che lo conoscete abbastaw»
Benedetto Io? ne, credetemi!
Beatrice Come? vi feee ridere?
Benedetto Ditemi ohi sia desso, ne pregir.
(Cdlì**i
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