Testo OCR meta' superiore della pagina
mere ed esercitare una rete di 8000 chilometri, per T ammontare di circa due miliardi, col soprasello di un trattato col-T Austria, Adoperare la spada di Alessandro e recidere il nodo, è partito tanto facile a dire, quanto impossibile a mettere in pratica, il fallimento delle Società rovinerebbe, coi nostri commerci, il credito del giovine regno, ed esporrebbe lo Stato a gravissimi pericoli. Insistere d'altra parte sugli stipulati liti jacent sarebbe opera vana, e indegnissima del Ministero sorto appunto sulle loro rovine. Che resta adunque? Sceverare innanzi tutto ir principio del riscatto, quasi generalmente ammesso, dalla quistione deli' esercizio governativo, generalmente ripudiato; trattare quindi le convenzioni ad una ad una secondo il carattere della maggiore o minore urgenza; avviare ulteriori negoziati per attenuarne gli oneri giudicati più insopportabili; e sottoporle di^ nuovo ali1 approvazione della Camera. È appunto ciò che il Ministero sembra disposto di fare, pigliando le mosse dalla convenzione di Basilea, che è la più grave di tutte, e scegliendo a negoziatore T on. Correnti, uomo di specchiatlssima probità e di rara perizia in queste di-bcipline.
Ma credete voi che la Destra se ne stia? Credete voi che essa comprenda la suprema convenienza di non indebolire , azione del Ministero in queste gravi trattative ? Tutt1 altro , più pensosa di se stessa che del paese, e non preoccupata che dell' effetto morale, che un notevole miglioramento delle condizioni stipulate o-pererebbe sulla pubblica opinione in vantaggio del partito, che gli succedette nel governo, non è credibile quali mezzi vada adoperando per turbare il corso dei negoziati, e mettere in mala luce il Ministero non meno che il negoziatore. Non vi li a __sottili malizi pi r. ho, nnn nrlrmpri » nA nndnrrlp.
cime dell' Olimpo, e coperti d'immonda polve si mescono nelle lotte come semplici mortali!... Eppure il Ministero non fa o non tenta di fare che il pubblico bene! Pretenderebbe forse la Destra che per coprire i suoi errori e le sue colpe, &pre-messe dalle vene dei contribuenti l' ultima stilla di sangue, e ne saziasse V immane vampiro, che da 10 anni ne succhia la vita?
Ma vi ha cìippiù : la quistione d' oriente precipita: un abile e arditissimo colpo ha cambiate le carte di mano alla Russia, e smisuratamente aggravata la situazione. Tutta Europa n* è attonita e sbigottita. Si presente T urto fatale, il cozzo tremendo fra i due colossi, che si contrastano sulle rive del Bosforo la signoria del Mediterraneo e dell' Asia. 11 naviglio inglese già solca le acque di questo mare, e Malta e Gibilterra s'armano fino ai denti. Nè la Russia se ne sta colle mani alla cintola, e già sguinzaglia contro T illustre infermo i principati minori: ignoti tuttavia (dopo fallito il convegno di Berlino) gì' intimi pensieri di Germania, d'Austria e di Francia. Certo se vi ha dei momenti supremi nella vita dei popoli, dei momenti che possono coprirli di gloria o di sciagura; uno di questi momenti attraversa oggi 1' Italia!...
Che fa intanto la Destra? a giudicarne dai suoi giornali, essa non ha altra cura, che dì annullare agli occhi dell' Europa il ministro degli esteri, - « questo uomo ignoto, vano indeciso, che milita sotto la bandiera della Sinistra senza parteciparne le idee, che non ha coscienza di sè nè della dignità della patria, che rompe fede ai principine sa dove va nè con chi » - Che più? Un giornale napoletano (enon dei minori) giunge per fino a negarne l'esistenza morale, nascondendolo nelle pieghe del manto
dol nrinoino fjnrtgphnV^fP \Tr> f,\ a; rv:^
fìnta, dei tre imperatori, non portarono* cielo in questa come in ogni altra circostanza la prudenza e P abilità deli'on. Venosta? La medesima politica sarebbe dai*-que buona e cattiva, lodevole e biasimabile nel tempo stesso? Nò, diciamolo col-T usata franchezza, non è bello, non è generoso, non è patriotico questo contegni della Destra: adoperando cosi essa smarrirà sempre più lo spirito giovane e incorrotto della nazione e la feconda tradizióne cavuriana, e sempre più si allontanerà dal potere, che tanto le cuoce di aver perduto: ci pensi l'on. Sella!
Cronaca Abruzzese
Aquila. La'fesla dello Statuto, inaugurala con un programma del sindaco, fu festeggiala aprendo al pubblico i gabinetti scientifici ed estraendo a sorte due doti per fanciulle povere. La sera, la città fu illuminata, ed illuminazione a g;orno si ebbe il teatro.
Sono arrivati i prof. Luigi Ferri e Salvatore Dino dell'università di Roma per ispezionare le scuole classiche.
É uscito un nuovo giornale, il Fulmine diretto dal sig. F. Cialente.
Da Tagliacozzo scrivoio alla Gazzella della Capitale di Roma, che, dopo le prediete di alcuni missionari nel collegio San temane ove facevansi insinuazioni contro certo F. Liberati che rifiuta vasi alla confessione, fu attorniata la casa di lui da una folla di fanatici, dalle cui mani a slento il Liberati potè liberarsi. Fattane querela al Pretore di Taglia-còzzo, il quale andò sul luogo, i carabinieri arrestarono 5 colpevoli, ma quando li volevano condur re a Tagliacozzo furono obbligati a rilasciarli, dopo un tafferuglio popolare. I carabinieri, afforzati di drappelli di guardie, si tarono nuovamente nel detto villagìo e derono all' arresto dei più influenti cadetti ribellione. Più di 200 persone sono t"'^* latitanti, e il danno è incalcolabile, chè più di i() famiglie sono rovinale, tovt®» i fuggiaschi abbandonare le loro eawip^
|
Testo OCR meta' inferiore della pagina
fìiu del paese, e non preoccupata che dell' «d'atto morale, che un notevole miglioramento delle condizioni stipulate o-pererebbe sulla pubblica opinione in vantaggio del partita, che gli succedette nel governo, non è credibile quali mezzi vada adoperando per turbare il corso dei negoziati, e mettere in mala luce il Ministero non meno che il negoziatore. Non vi ha sottili malizie che non adoperi; nò codarde insinuazioni, che loro risparmi; nè basse contumelie, che loro non versi capo. Nè è la piccola stampa, i veliti del campo, che porgano questi tristissimi esempi, e rompano così il freno di ogni civile costume: nò, sono i giornali gravi, sono gli stessi Dei e semidei, che abbandonano le
APPENDICE
MOLTO RUMORE PER NULLA
COMMEDIA IN 5 ATTI DI W- SHAKESPEARE Versione italiana di A, ACQUA VIVA
(Continuazione, vedi N, 4o.)
Beat Tice Chi? 11 giullare del principe: un buffone molto stupido; l'unico «uo dono è quello di macchinare calunnie incredibili; ì soli libertini lo proteggono; e neppur questo devo ascriversi al suo spirito, ma bensì alle sue bas-aeue; perchè nello slesso tempo diverte gli uomini e li fa montare sulle furie; gli ridono in faccia e lo percuotono: son certa che appartiene alla flotta, vorrei mi avesse arrembata (ironicamen'.e).
Benedetto Quando Io conoscerò, gli riferirò quello che ne dito.
Beatrice Fate pure: si limiterà a lanciarmi contro qualche epigramma; e se per caso questo non eccila gli applausi e le rua della compagnia, subilo diverrà malinconico. Così frarà risparmiala un'ala di pernice, perchè lo sciocca non cenerà in quella sera. (Odesi musica dall' inicrno.) Andiamo a seguir V esempio degli altri.
Benedetto In ogni cos i buona.
Jlratrit f. Se conducessero a, male li abbandonerei al !
ministro degli esteri, - « questo uomo ignoto, vano indeciso, che milita sotto la bandiera della Sinistra senza parteciparne le idee, che non ha coscienza di sè nè della dignità della patria, che rompe fede ai principi, nè sa dove va nè con chi » - Che più? Un giornale napoletano (enon dei minori) giunge per fino a negarne l'esistenza morale, nascondendolo nelle pieghe del manto del principe GortschakolT. Ma, in fè di Dio, di che mai è colpevole V on. Melegari per tirarsi sul capo queste fiere rampogne? aderì al memorandum di Berlino: ma e il suo predecessore non aderì egli alla nota del conte Andrassy ? e i giornali della Destra, a cui pareva eli essere in buona compagnia partecipando alla lega, sincera o
primo bivio (ballano, poi escono tutti, eccetto Don Giovanni, Boracchio e Claudio.)
Don Giooanni Certo/ mìo fratello è innamorato di Hèro, e chiamò a sè il padre per dichiararsi: lei seguono le dame; qui resta una sola maschera.
Boracchio (a Don Giovanni) E Claudio, lo riconosco dal suo portamento.
Don Giovanni (a Claudio) Non sieie voi messer Benedetto?
Claudio Mi avete riconosciuto, son dosso.
D. Giovanni Messere, voi siete intrinseco di mio fratello; egli è innamorato di Uèro; vi prego dissuademmo, non essendo ella sua eguale per nascita; disimpegnerete cosi, la parte di onest' uomo.
Claudio Come sapeste che egli 1' ama ?
D. Giovanni L'udii io stesso a giurare 1' amor suo.
Boracchio Anch' io 1 giurò cho 1' avrebbe sposata stanotte.
Don Giovanni Andiamo, avviciniamoci alla sala del banchcllo.. (Escono Don Giovanni e Boracchio)
Claudio (solo) E cosi risposi io in nome di Benedetto, ed ascoltai questo male nuove con gli òrecchi di Claudio non y' ha dubbio.... - il principe corteggia per sè. In tulio è oostanlo 1' amicizia, fuorché nelle cose d' amore; perciò ogni cuore si serve in amore della poopria lingua; che ogni occhio negozii per sè medosimo, ed a nessun agente si fidi: la bellezza è una maga dinanzi alle cui attrattive la fede si cangi* in sangue. È questo, nondimeno, uu disinganno, che mai mi sarei aspettalo: or dunque, Uèro, addio! (ritorna Benedetto) Benedetto Il conto Claudio?
arrostarono , colpevoli, ma quanoo u volevano condurre a Tagliacozzo furono obbligati a ru lasciarli, dopo un tafferuglio popolare. 1 cara, binieri, afforzati di drappelli di guardie, si pop. tarono nuovamente. nel detto villngio e prore-derono all'arresto dei più influenti capi delia ribellione. Più di 200 persone sono tuttorn latitanti, e il danno è incalcolabile, avvegnac, chè più di 10 famiglie sono rovinate, dovendo i fuggiaschi abbandonare le loro campagne q i loro armenli, Erco i fruiti del fanatismo religioso. Il sudd 'lt) giornale richiamò l'attenzione del ministero dell1 interno sull' opera fanatizzatrice dei PP. della Missione, e già il soitoprgfetto sospese le loro predicazioni noi paesi vicini. Pare che essi abbiano il loro centro d' azione in Carsoli, ove restaurarono un antico convento, forse col pieno consenso di quel municipio.
¦w
Claudio Proprio lui.
Benedetto Andiamo, vuoi venir meco?
Claudio Dove?
Benedetto Al più vicino salioe piangente, per 1' aliar tuo, conie. Come desideri la tua ghirlanda? Al collo, corno la catena di un usuraio, o solto al braccio, quale tracolli di un luogotenente? In qualche modo dovrai portarla, giacchi il principe ha ottenuta la taa Hèro.
Claudio Se la goda pure in santa pace.
Benedetto Bravo 1 anche i mercanti di bestiame dicono cosi ai compratori delle loro giovenche. Ma credevi tu che il principe li avrebbe cosi bèn servilo?
Claudio Lasciami, te ne prego!
Benedetto Per Dio, agisci ora come il cieco: il montila gli ruba la carne, ed egli percuote il palo.
Claudio Non vuoi lasciarmi in pace? Ebbene ti lasci»
io. (Esce)
Benedetto Oimè! povero pazzo offeso 1 ora andrà ana-
scondersi fra i giunchi.....ma che madamigella Beatrici
abbia potuto conoscermi senza riconoscermi /.....mi sembri
impossibile 1 .... 11 buffone del principe, ah ! ah ' . . .. è facile eh' io mcrilì quel titolo essendo di umore allegro.....
sì, ina in questo modo fo Iorio a me stesso: io non ho Sh mile riputazione: è lavile, P amara disposizione di Beatrice che pone il mondo in lei, e fa cbe sì mi dipinga. Ebbene «< vendicherò come potrò megli».
(Don Pedro, Hèro, e Lconatj ritornano)
Centi***)
|