CORRIERE ABRUZZESE - Annata 1876
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    I t è
    dannare uno sciagurato che sgarra? Io lo on tesso» eccellenza, che mi vien proprio la pelle d' oca, già pur pensando, pria che mi ci, trovi, al pericolo di rimanere sul lastrico, se questa volta non ce l'azzecco !
    Ma dunque è. veramente disperato il caso da non esserci rimedio dopo un secondo insuccesso? E su qual fondamento di ràgionesi crede ciò? Sull'incapacità assoluta forse di chi ebbe fallito due volte di seguito? Ed e certo che fallirebbe anche la terza tì la quarta? Ma donde, di grazia, si ha questa certezza? Chi è che abbia fin qui misurate le forze della natura da conoscerne financo l'estremo limite? Chi sa divinare il futuro esito d' uno studio più accurato e più intenso? Chi può impugnare il fatto, comunque raro, d'un tardo svolgimento delle umane facoltà? E, se questo non s' impugna, perchè mettere impedimenti alla manifestazione di esso? Negar quindi I adito ad ulteriori esami non è per lo meno un ledere il diritto che ciascuno ha d'insistere nel procacciare il suo m g,io? Non è un combattere, senza ragione, la scelta dello stato? Non è un pr.vare addirittura di quella libertà che al ognuno compete?
    Gran male pertanto si è quello di arrestare una carriera eh' è già presso a compiersi. Cotesto, eccellenza, è un abuso di autorità che si commette a detrimento de' giovani col restringere il campo della loro libera attività: è contradizione di fatto nello scoprire e condannare al nono o al decimo anno di studi classici quella vergognosa nudità della mente, che per otto anni anteriori si affermò di non esister punto: è mettere la Commissione esaminatrice nelle strette di usare allo studente quella pietà, che fa stessa legge gli nega: e, in somma, farla proprio.da Caronte col voler respingere chi deve^ assolutamente andar avanti.
    resta chiarita V insufficienza dello studente medesimo, non è tempo perso quello ch'egli ha impiegato a tale scopo? È vero; ma non importa. Chi ci perde non è lo Stato; ma sì lo studente che dee mettere a tortura il proprio cervello, e la famiglia che ne riporta la condanna nelle spese. Lo Stato non ci perde nulla.
    E così continueranno sino alla più tarda età cotesti esami? Sino all' ultim' o-ra, rispondo io. E che? Sarà forse un male morire con la debita licenzal Quan-d' anche non arrechi alcun vantaggio, può servire almeno di passaporto per 1' altro mondo, e tanto basta. Ci conviene lei ? lo spero.
    Che Dio intanto lungamente la prosperi e la conservi !
    Uno studente liceale
    X Corriere agricolo
    Bellante 6 giugno 1876
    (T.) Eccovi le prime notizie sullo stato delle noslcalcapApagne che in generale non sono cailive. La pioggia, sebbene un poco^Tardr (se fosse venuta prima beati noil) ha fatto del gran bene, avendo rinvigorita la vegetazione che languiva e moriva per la siccità. Abbiamo avuto, dove il rovescio della sera del 19 è stato più impetuoso, terreni solcati, e seminati danneggiati per benino, - ma se i nostri contadini pensassero a regolare meglio il corso delle acque nelle coltivazioni di colle, minori guasti lamenteremmo. Questo della conduzione delle acque è studio da non doversi trascurare dai proprietari e dagli agricoltori, specialmente poi per noi che tutte le nostre terre sono in colline. I grani sono buoni ed ho fede vogliano dare buona granitura, che i tempi pare ora siano loro propizi. 11 prodotto però, a parer mio, non sarà molto, chè i talli secondari, o nepoti, non son venuti o rari, e le spighe nelle esposizioni a solatio sono meno piene e lunghe di
    per bene e si avrà raccolto discreto..... Co»»
    si potesse dire degli erbai di sulta e lupinèlla Ahi! come sono meschini, tristi, desolami ! -Quanto pochi foraggi - povero bestiame 1
    Gli ulivi danno abbondante fioritura, tu sono fiori delicatissimi che risentono con molta faciliti lo più piccole contrarietà atmosferiche; chi sà perciò se la fecondazione vorrà colpirsi in buone condizioni ?
    La vite, questo prezioso arbusto, anche ia quest' anno promette bene, a meno dell' uva montonico che ha schiuse poche gemme, e poco fruttuose. 1 grappolini sono belli, ed i danni della colatura prodotti da sovrabondanza di umori non vorranno esser molti, chè il tempo si è rimesso al buono e corre asciutto, l'oi-dium ha rifatto capolino colpendo qualche trascurato viticultore, che non ha ancora insolfato - Mano dunque ai soffietti, avvegnaché sarebbe colpa gravissima se per incuria nostra ci dovesse venire meno il brioso liquore.
    Dei bachi niente o poco posso dirvi essendo questa industria qui da noi assai ristretta. E' un' industria di poche famiglie ed a piccolissime proporzioni; non ancora la fiducia nasce in noi per la bachicultura. Il seme dei signori Montori ha dato stupendi risultati, ed i filugelli vanno al bosco e lavorano benissimo, Quelli che hanno usato altri semi non si trovano contenti.
    %* Da notizie pervenute da altre regioni d' Italia sullo stato delle campagne, si rileva che in generale il ricolto è abbastanza promettente, e che la incostanza della temperatura e le pioggie recenti in alta Italia non hanno recato che lievissimi danni.
    ECHI DELLA PROVINCIA
    Pietracamela 9 giugno 1876
    Lunedì, 29 dell' or caduto mese, monsignore Luigi
    lucci visitava questo luogo alpestre por cuutpiervi >     Set» il profilo morale di un uomo si può cujilw® ^ f
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    iiviiu i condannare al nono o al
    dècimo anno di studi classici quella vergognosa nudità deliamente, che perotto anni anteriori si affermò di non esister punto: è mettere la Commissione esaminatrice nelle strette di usare allo studente quella pietà, che !a stessa legge gli nega: e. in somma, farla proprio da Caronte col voler respingere chi deve " assolutamente andar avanti]
    Che si pretende adunque?  Ecco: che la leg^e positiva civile non si opponga in ciò ad un diritto proveniente dalla legge naturale, e che si lasci ali1 arbitrio dello studente iscriversi all' esame di licenza liceale quante volte gli torni. Chi la dura la vince.
    Ma se, risultando inutili tante prove, APPENDICE
    MOLTO RUMORE PER NULLA
    COMMEDIA IN 5 ATTI DI W- SHAKESPEARE Versione italiana di A. ACQUA VIVA
    (Continuazione, vedi IV. prec.)
    DonPedro Messere, do 'è il conte, 1* avete veduto?
    Benedetto  In fede mia, signore, io qui rappresentai la parie della fama; lo trovai alflillo e desolato, come una tana in una conigliera; gli dissi, e credo aver detto il vero, che V. A. aveva ottenuto le buone grazie di questa giovane gentildonna, e gli offersi di accompagnarlo àd un salice piangente, ove o gli avrei intrecciata una ghirlanda, come ad una vittima abbandonata, o gli avrei falla una verga, come degno di esser frustilo.
    Don Pedro  Diesar frustalo? Qual colpa ha egli commessa?
    Benedillo  La semplice colpa di uno scolaro, cbe, nel colmo della gioia d' avere scovcrto un nido d' uccelli, lo mostra al suo compagno, e quegli se lo ruba.
    Dun Pedro  Vuoi dunque slimar colpa li fiducia? La colpa c nel ladro.
    Btntdello  Eppure bene avrebbero servito , frusta e Irlanda; la ghirlanda poteva metterla lui, eia frusta darla 4 cbe gli rubaste, cime pare, il suo nido d'uccelli.
    lamenteremmo. Questo della conduzione delle acque è studio da non doversi trascurare dai proprietari e dagli agricoltori, specialmente poi per noi che tulle le nostre terre sono in colline. I grani sono buoni ed ho fede vogliano dare buona granitura, che i tempi pare ora siano loro propizi. Il prodotto però, a parer mio, non sarà mollo, chè i talli secondari, o nepoti, non son venuti o rari, e le spighe nelle esposizioni a solatio sono meno piene e lunghe di quelle a borea avendo risentita più sensibilmente la siccità. Il granturco, meno in terre tenaci o preparate tardi, dove non è nato che da poco, ci fa sperare bene, se Giove Pluvio non vuole rifar lo stilico in avvenire.
    Buone sono le leguminose; e le fave che si credevano perdute, perchè fiorirono od allegarono senz' acqua (e la stagione fortemente contrariò la jloro fecondazione ) son riuscite
    Don Pedro  Loro insegnerò a cantare, e poi li restituirò al legittimo padrini.
    Benedetto  Se il loro canto risponde alle vostre parole, crede, in fede mia, parliate onestamente.
    Don Pedro  Madamigella Beatrice si lagna di te, il suo compagno nella danza le disse che tu le fai grave torto.
    Benedetto  Ohi mi maltrattò io modo da stancare la pazienza del legno; persino una quercia seccale avrebbe risposto: financo la mia maschera temevo lesi scagliasse contro! mi disse, s'intende senza riconoscermi, che io era il giullare del principe, e che ero più insipido dì un pezzo di gelo; ammucchiando su le mie spalle scherzo sopra scherzo, insieme a tali incredibili accuse contro di me, che io slava come un uomo dinanzi ad un esercito in procinto di esser fucilalo: ogni sua parola è un colpo di pugnale: se, come le argomentazioni fosse terribile il suo alito, non si potrebbe viver* accanto a lei; avvelenerebbe fino la stella polare; non la sposerei nemmanco se fosso dotata di tutto quello che possedeva Adamo prima della sua colpa: essa avrebbe ridotto Ercole allo slato di girarrosto, sì, e gli avrebbe fatto spaccare la sua clava per farne fuoco. Or via, non discorriamone oltre; sotto le sue vesti eleganti si cela la Dea della discordia. Vorrei, per Dio, che qualche ministro del Signore provasso su di lei i suoi esorcismi; perchè fino a quando l'avremo qui, si starà in pace ì.i un santuario come all' inferno, e farebbe peccar la gente di proposito, invogliandola ad andarvi. Ciò stante , accompag lamento suo abituale sono le perturbazioni, 1' orrore o la noia.
    (Claudio e Beatrice ritornano) *
    Don Pedro  Mirala 1 ora ritorna.
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    ECHI DELLA PROVINCIA
    Pietracamela 9 giugno 1876 i,
    Lunedì, 29 dell' or caduto mese, monsignore Luigi Mjn tucci visitava questo luogo alpestre por compiervi i dorwi
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    del suo ministero. .
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    Se-.il profilo morale dì un uomo si può cogliere dall' j.
    verlo visto soltanto per incidenza e come alla sfuggita, io jj
    vi dirò che il Martucci dov' essere veramente un buon prelato. J
    11 conlegno modesta e henevolo che lo rende di facile accesso, la, u
    soavità e la gentilezza de'modi, il carattere mite e prudente t>
    l'ingegno e la dottrina che mo;tra non pure nelle discipline del b
    suo ramo, ma sì ancora nelle altre che osorano chi le profesta, l>
    son qualità, a dir vero, che valgono a guadagnargli tutti e
    la stima. Certo si può non pensare come lui, e la libertà »
    religiosa è a riconoscersi in tutti; ma quando veggo un pre* uj
    lato intelligente, tollerante e che combattei pregiudizi, come H
    1' ba mostralo nelle recenti sue visite pastorali, non possa la
    . E
    Benedetto  Vuol comandarmi V A. un servizio alla fine *F del mondo? Se mi mandate agli Antipodi per una inezia
    v'andrò/ viripo.terò uno stuzzicadenti dall'estremo confine «ll
    dell' Asia, andrò a misurare il piede dello Sfinge, se per ve
    poco lo volete; saprei carpire un pelo dalla barba del Graa 1
    Khan; prontamente partirei quale ambasciatore pel paese dei al pigmei, piuttosto che tenere un discorso di tre parola con que l' arpìa; V. A. detidera qualche cosa da ma? (por ucire)
    Don Pedro  (ridendo) Nulla, solo bramo 1' amabile vo-
    stra compagnia.
    Benedetto  Oh ! Dio, signore, 1' unica pietanza cbe noa mi piace; non posso sopportare la lingua. (Esce)
    Don Pedro  Avvicinatevi, mia signora, avete proprio '
    perduto il cuore di messer Benedetto.
    r MI il
    Beatrice  Veramente, principe, me lo aveva preitato ^
    per un momento, e gliene corrispondeva il relativo in (eresio, w
    dandogli in cambio dell'unico cuor suo un doppio cuore re poi me lo vinse giuocando con falsi dadi; perciò V. A boa ...
    si esprime dicendo che io 1' ho perduto.
    Don Podro.  Lo avete proprio battuto, mia «ignora ,
    Beatrice  Meglio così che aver taccia di stravaganti, per essermi fatta battere da 1 :i. Qui conduco il conia Claudio che mi mandaste a cercare.
    Don Pedro  Ebbene, cjnte, perchè siete triste?
    Claudio  Non sono triste, Altezza.
    Don Pedro  Che avete dunque? Siete amm listo?
    itop
    Claudio  Neppure, signor ano.