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sercita una certa sovranità nelle scuole, può richiedere air elettore un documento che testifichi il grado d'istruzione ch'egli ebbe in queste. La commissione reale chiamata dall' on. Nicotera ad esaminare le riforme da introdursi nella legge elettorale, si è pronunciata a favore dell'attestato che pruovi d* aver I elettore frequentato le quattro classi elementari. In tal modo si allargherebbe la base elettorale, il che noi desideriamo; senza dire che si consacrerebbe il principio, che cioè non è il solo censo il criterio principale pel riconoscimento del dritto elettorale, bensì la capacità intellettuale, che certo non si acquista per dritto ereditario. Noi sappiamo bene che le condizioni attuali delle nostre scuole popolari non ci permettono di fare troppo a fidanza di un attestato scolastico purchessia; ma appunto questa difficoltà deve obbligare lo stato a provvedere seriamente alla pubblica educazione. 1 Tedeschi questa necessità l'hanno compresa, e si è per c ò che negli Stati ove il voto elettorale si esercita su larga scala, V i-struzione delle plebi assunse un' importanza grandissima. Nè dammeno furono gl'inglesi, che, dopo la riforma dell 867, ebbero straordinari progressi nella educazione popolare. Essi videro tosto che i futuri loro padroni saranno gli operai, ed alla loro educazione si affrettarono a porre e mente e clo.t. Fra noi , istruzione elementare non si è ancora sollevata all'altezza di una questione sociale. Noi anzi 1' abbiamo trattata sempre con infinita leggerezza: chissà che la riforma elettorale non trascinerà i nostri legislatori a pensare con maggiore serietà ed efficacia ai bisogni intellettuali delle ultime classi sociali?
V altro criterio è il censo,, per il movente che deve avere ogni elettore nel-
Questo censo, prescindendo dal Belgio, dove è elettore chi paga L. 42,32 di contribuzione diretta, è superiore a quello di molti altri Stati costituzionali. In Prussia, come in Francia, vige il suffragio universale. Negli Stati uniti d'America variano le condizioni a seconda degli Stati, ma è indubitato*, che l'operaio ha il diritto di elezione. In Inghilterra, ove il costituzionalismo .ebbe vita e splendore, è elettore chiunque paga la tassa dei poveri, od occupa un quartiere che costi un affìtto di 250 franchi annui, se si è nei Borghi; ma nelle Contee' esercita il dritto chi ha un reddito di cinque lire sterline. È evidente che ivi l'operajo, il quale per le felici condizioni del paese, gode di salari più considerevoli dei nostri, è escluso in minima parte dal dritto elettorale. In Italia invece, ove l'operaio è meschinamente salariato, un censo di 40 lire significa l'esclusione totale delle classi operaje, e quindi una rappresentanza che è ben lontana da essere il risultato ver.o degl'interessi generali.
À togliere queste difficoltà, a diminuire gli effetti di questa ingiustizia sociale, noi crediamo sia mestieri che il censo si riduca alla metà. Quando avremo il censo da 40 lire a 20, noi vedremo entrare nello esercizio dei dritti elettorali tutt' i piccoli capitalisti, i capi delle piccole officine e 1' intera classe degli esercenti che pagano una tassa minore di 40 lire. E gli uni e gli altri sono la parte meno incolta e più libera di tutta la classe bperaja. Quando sarà attuata questa riforma, basata su due criteri giusti e veritieri, la capacità e un equo censo, vedremo ritemprata la vita elettorale ed allargato un privilegio v, che davvero è oggi enorme. Noi confidia- I mo che il Parlamento nazionale, così co- , ràggiosonell'affrontare le più ardue questio- [
Rivista ammiai
Neil' Italia meridionale vi 1 amministrativa, che il presente' risolvere non con i criteri deìw^H compagnia bella, nè del defunll quale dopo di avere aspramente! i disgraziati impiegati meridionali bene d'invocare e fare applicarci tutte le sanatorie politiche, ci10 contrariò, e farsi creare un pascialìrnWm't!!» pensione di ritiro come prefetto di 1. classe.
La quistione a cui accennavamo mette ca~ po nel decreto del IO agosto 1864, col quale furono violati l'art. 24 delio Statuto costituzionale d"l regno, l'art. 34 della legge del 3 agosto 1862, le leggi comunali e provinciali del 1859, del 1865, le leggi che regolano gl'impiegati civili in Italia, siano del governo, siano delle province. Questo decreto regolamentario, e la sua feroce applicazione nrm potranno sfuggire alle contemplazioni della storia, atte socchè quando fu formulato non si volle presentare al Consiglio di Stato a sezioni riuni-nite, sistema che offre una garentia per la maggior copia di votanti, e non si sentì il Consiglio dei ministri. Venne quindi alla luce un atto mostruoso, con cui si affidano funzioni governative ad impiegati pagati da un bilancio provinciale.
Questo errore grossolano ha condotto i ministeri di destra e il Consiglio di Slato a statuire aforismi, decreti illegali, massime erronee, che se dalle deputazioni provinciali del mezzodì d'Italia fossero tutti raccolti in un libro solo, ne risulterebbe una vergogna grandissima pel governo e pel Consiglio di Stato.
Abbiamo sempre avuta molta stima pel Consiglio di Stato in generale; ma pochissima per la sezione dell' Interno, la quale si prestò ad essere, anzicchè un Areopago di giureconsulti in materia amministrativa, un misero ì-strumenlo di governo.
Questo giochetto prende le sue messe dal sistema che ha il Ministero dell' interno di gire a modo e costume di S. Uffizio, di
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mentore non si è ancora sollevata all'altezza di una questione sociale. Noi anzi T abbiamo trattata sempre con infinita leggerezza: chissà che la riforma elettorale non trascinerà i nostri legislatori a pensare con maggiore serietà ed efficacia ai bisogni intellettuali delle ultime classi sociali?
L'altro criterio è il censo,.per il movente che deve avere ogni elettore nello scegliere, tra i molti, il candidato che meglio rappresenti i propri interessi; di talché dal complesso di altrettante e-lezioni interessate debba nascere una rappresentanza di nteressi generali. In Italia il censo elettorale, componendosi di ogni specie d'imposta diretta governativa, aggiuntovi, se occorra, il tributo prediale provinciale, non può essere minore di L. 40.
APPENDICE
MOLTO RUMORE PER NULLA
COMMEDIA IN 5 ATTI DI W- SHAKESPEARE Versione italiana di A. ACQUA VIVA
(Continuazione, vedi N. prec.)
Leonato Altezza, potete disporre di me quand' anche dovessi vegliare dieci notti.
Claudio Io pure, signore, dico lo stesso.
D Pedro Ed anche voi, gentile Hèro.
Uèro Anch' io per quanto posso mi adoprerò per trovare a mia cugina un buon marito.
Don Pedro E Benedetto non è il peggior marito cbe io mi sappia: lo affermo n sua lode. Egli è di una nobile stirpe, di valore provato, e di una onestà riconosciuta. Io vi dico come fare per ottener che Beatrice s' innamori di Benedetto, e (volgendosi a Claudio ed a Leonato) col vostro Aiolo farò in modo che Benedetto, malgrado lo spirito pronto ed il carattere incontentabile, diventerà freneticamente innamorato di Beatrice. Se in ciò riusciremo Cupido decadrà dall'arte d' A reterò; la sua gloria sarà nostra, avendo noi mli rappreseti lata la parte degli Dei d' amore. Venite meco, e ti <>¦ Mrtrb qual sia la mia freccia. (Escono tutti)
gano una tassa minore ai 4U lire, u gu uni e gli altri sono la parte meno incolta e più libera di tutta la classe operaja. Quando sarà attuata questa riforma, basata su due criteri giusti e veritieri, la capacità e un equo censo, vedremo ritemprata la vita elettorale ed allargato un privilegio che davvero è oggi enorme. Noi confidiamo che il Parlamento nazionale, così co-ràggiosoneiraffrontare le più ardue questioni , vorrà accelerare la discussione di questa, e siamo certi che il suo voto sanzionerà queste nostre idee, le quali sono le aspirazioni prudenti di tanti, che, come nonjadulano le plebi per acquistarne i facili favori, così non sopportano privilegi, a-vanzi di età mea civili, e creati a danno di classi, da cui molto attende la civiltà, moderna.
SCENA SECONDA Altra camera nel palazzo di Leonato
Don Giovanni e Boracchio.
Don Giovanni Così è: il conte Claudio sposerà la figlia di Leonato.
Boracchio Signor sì S ma potrei ben io porvi incaglio.
D. Giovanni Qualunque incaglio, qualunque impedimento mi sarà accetto; sono pressoché ammalalo per l' avversione che sento per lui; sia certo di cattivarsi la mia benevolenza colui che agisse in modo da contrastare i suoi affetti. Ma come puoi tu impedire questo matrimonio?
Biracchio Certo noi potrò fare in modo onesto, ma però così nascostamente, che niuna disonestà in mè apparisca.
D. Giovanni Dimostramene brevemente il modo.
Boracchio Credo aver detto a V. S. fin dall' anno scorso, quanto io in favore mi trovi presso Margherita la dama di compagnia di Hèro.
D. Giovanni Me ne rammento
Boracchio Potrei farla affacciare al balcone della camera da letto della sua signora a qualunque ora della notte mi piacesse.
Don Giovanni Ha tanta vita questo tuo progetto da cagionar la morte dell'ideato matrimonio?
Boncchio A voi ne sta il veleno. Andate dal principe vostro fratello: non obbliale dirgli eh' ei fa un torlo all' onore del rinomatissimo Claudio (la cui fama dovete altamente sostenere) sposandolo ad una donna ben indegna di lui qual' è Hèro. ,
dissima pel governo e pei t«onui aiato.
Abbiamo sempre avuta molta stima pel Consiglio di Stato in generalo; ma pochissima per la sezione dell' Interno, la quale si prestò ad essere, anzicchè un Areopago di giureconsulti in materia amministrativa, un misero i-strumenlo di governo.
Questo giochetto prende le sue mosse dal sistema che ha il Ministero dell1 interno di a-gire a modo e costume di S. Uffìzio, di elaborare cioè le sue relazioni al Consiglio di Stato col più cupo mistero, e di non farle vedere a nessuno; mentre, dopo decisa una controversia, la relazione ministeriale e la risoluzione del Consiglio di Stato dovrebbero essere pubblicale nollà Gazzetta ufficiale.
Prendiamo ad esempio il decreto del 17 dicembre 1874 del prefetto Maccaferri, violatore di due leggi testualmente circa il dovuto aumento del decimo agi' impiegati del già Con-
Don Gioì anni Che prova allegherò io per giustificar tale ingiuria?
Boracchio Prova che ampiamente basterà a mortificare il principe, ad affligger Claudio, a rcvinar Hèro, e ad ucciderò Leonato : chiedete voi forse un esito differente ?
D. Giovanni Tutto intraprenderei per loro dispetto.
Boracchio Orsù dunque, andate, colpite il momento opportuno per parlare da soli a soli con Don Pedro e Claudio: dite loro di aver saputo con certezza che Dèro ama me; simulate uno zelo e per vostro fratello e per Claudio, come se svelaste loro questa tresca, solo avuto riguardo all' onore del principe, che ha combinato questo matrimonio, ed alla riputazione del suo amico, il quale correrebbe pericolo di esser corbellato dal fare tutto verginale di quella ragazza Essi non vi crederanno, ove non adduciate prova positiva: e questa prova farò io alla di lei finestra; chiamerò Margherita col nome di Hèro. udrete Margherita a «Marnarmi Boracchio: conduceteli a vedere e ad ascoltare ciò, appunto nella notte previa agli sponsali: io farò in modo che Hóro sarà assente, e tale apparirà la sembianza del suo disonoro, che alla gelosia il fatto sembrerà reale ed inconi-esUbiio; tanto basterà a far capitombolare tutti i preparativi.
Don Giovanni Ne avvenga pure qualsivoglia danno; porrò in pratica questo progetto. Sii tu però nel farlo, scaltro e destro, e la tua rimunerazione sarà di mille ducati.
Boracchio - Siate voi cjsta..tj nell' accusa, che a me non
verrà meno la destrezza.
Don Giovanni - Ora vado ad informarmi circa i! giorno
del matrimonio. (Escono) " tf
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