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NOSTRA CORRISPONDENZA
Ascoli-Piceno 17 giugno 1876.
SOMMARIO (bestioni del giorno: i nostri tronchi ferroviari: strada Ascoli-Penne : onorificenze al Con-lalamessa: Mommsen in Ascoli.
Dopo 15 giorni di angosciose trepidazioni, certo non fondate su seri giudizi ma spiegabilissime e naturali, la calma e il silenzio sono ritornati in questa citlà con tutta la sicurezza d' un' antica abitudine. Ai lettori del Corrieri è noto già il progetto di legge presentato alla Camera dagli on. deputali Barlolocci e Gigliucci, per trasportare nella loro citlà di Fermo la sede del capoluogo di questa provincia. Tutti i mali però non vengono per nuocere. Quella strana ed inaspettata proposta fu naturalmente molivo di apprensioni e commovimento negli Ascolani, ma offrì anche occasione propizia perchè si manifestassero la virtù e l'attività di molti nostri concittadini, la bontà e le instancabili premure del Sindaco, la perizia e la valentia de' nostri deputati, la simpatia per Ascoli di molti luoghi e di moltissimi personaggi, e f imparzialità finalmente e 1? illuminata rettitudine e la vigorosa protezione alla causa della giustizia, che spiegarono il prefelto e tutti i funzionari pubblici della provincia.
Sulle prime non si sapeva come spiegare che due deputaci di Fermo si facessero iniziatori e propugnatori di quel disegno di legge; e si andaviQO cercando e ripetendo cagioni ignote e indeterminate; e c'era chi insinuava che quei due onorevoli facessero a fidanza sulla promessa di molli loro amici personali i quali, sicuri della bontà d' una causa sostenuta dai sigg. Bertolucci e Gigliucci, non si curassero di studiare e di vedere la questione nel suo vero stato. Onde lettere, messaggi, commissioni.... perchè non potesse nella Camera verificarsi un voto di sorpresa. Difatti, finche alcuni signori fer-raani vengono qui, come fanno da sedici anni ad oggi, e ripetono in tono di assoluta certezza che la nostra città non ha nessuna delle condizioni necessari ad un capo-luogo; e che la città di Ferino per lo contrario le ha tutte quante, ed ha antichi e indiscutibili diritti da ciò, perchè è più colta, perchè è più ricca, perche n'è sede naturale, perchè si trova nel centro ... c per altri segni; si poteva dal canto nostro ben seguitare a sorridere rammentando la favola di quell' antica mìnaca di Spagna. A costei un giorno venne il capriccio di ricontare alle sue consorelle, che le era apparsa la Madonna, che le aveva posato fra le braccia il santo Bambino, che le aveva raccomandato di divertirlo fino a tanto eh' ella fosso ritornala; o che dopo due ore ritornò e si ricondusse il figliuolo in paradiso. Quell' ingenua raccontò poi la stessa sto-riella al suo padre confessore, e poi a Monsignor Vescovo; e
e baciato il santo Bambino. Ma quando un uomo grave e ricco di molti pregi, come indubbiamente è il sig. marchese Barto-lucci, non si perita di esporre sul serio innanzi al Parlamento cose che solo sì basano sulla gratuita e ripetuta affermaziono di alcuni signori fermani; cose che ciascuno può vedere interamente smentite, appena posi uno sguardo sopra una carta geografica o sopra un quadro statistico; può ben sembrar naturale e spontaneo il dubbio che gatta ci covi; e deve ogni buon cittadino prepararsi alla difesa. Oggi la questione è risoluta, e quel dubbio è interamente distrutto: nessuno degli uffizi della Camera ha mostrato di condividere il desiderio dei signori deputali fermani; e forse la relazione su quel disegno di legge non sarà nemmeno presentata al Parlamento. Di tutto questo affare non rimano oggi ad Ascoli cbe il beneficio di aver raffermati molli legami di simpatia e di stima che manterranno immutabile a questa città quella rispettosa considerazione a cui ha diritto, se non fosse per altro, per quella longanime ed inalterata moderazione ond' èssa si è sempre condotta in mezzo all'armeggiare della ingiusta guerra a eui fu fatta segno, c innanzi allo inconsiderate provocazioni di qualche eccentrico.
Ben altra sorte incontrò il progetto di legge di cui si fecero iniziatori altri dieci deputati al Parlamento , per la costruzione dei tre tronchi ferroviari Giulianova-Teramo, Sanbenedetlo-Ascoli, Civitanova-Macerala. Giovedì a sera la nostra città, insieme alla conferma del favore ottenuto da quel progetto presso tutti gli uffizi della Camera, riceveva con viva allegrezza la notizia ufficiale che a relatore di quella proposta era stato eletto 1' avv. Dedominicis deputalo di Ascoli, che saprà certo prepugnarla e sostenerla validamente. E f i aeritto eziandio che il sig. ministro dei lavori pubblici uon solo ha cessato dall' opporsi al progetto Sebastiani e compagni, ma che dal canto suo si mostrerà propenso ad accordare tutto intero il richiesto sussidio A questo risultato dev' anche aver contribuito 1' on. deputato Viarana che sui primi di questo mese visitò la nostra citlà, ed ammirò la soave e piana giacitura e 1' ubertosa fertilità della valle del Tronto; ed ebbe molto a lodarsi di Ascoli per molti rispetti e specialmente per la squisita cortesia del Sindaco e dei cittadini che 1' avvicinarono.
Credo che non sia discaro ai lettori del Corriere 1' apprendere che nella Commissione parlamentare de' lavori stradari con concorso governativo, fu ne' giorni scorsi caldamente raccomandata e favorevolmente accolla una modificazione sulla strada che da Penne, per Teramo, viene ad Ascoli. Questa modificazione renderà degno del grandioso lavoro anche il tratto dall' Os eria Pacifici ad Ascoli.
E stato insignito del titolo di cavaliere il giovine ed e-
sue famose lezioni a numeroso uditorio Ewj una collocata bene di cui tatti si chiaman lieti " todémUm.
Chiuderò con un' altra notizia: fra pocbi giorni *»<«" ' > ospite dolla nostra città l'illustre storico-filosofo si*. 1 Mommsen che viene a leggere cogli occhi suoi alcune lezioni lapidarie ed alcune antiche pergamene.
S.
Richiamiamo 1' attenzione del proprietario delle*lapi
v/ ECHI DELLA PROVINCIA
Sellante 18 giugno 1876
Ieri poco dopo il mezzogiorno una fierjjro-cellajsi. riversò su di una zona del Comunelfr 'TTampIT, devastando più o meno furiosamente, i villaggi di Gesenà, Paterno, Camera (detto le Mancine.) Piancarano, Boceto e Morge; e proseguendo per buon tratto lungo le sponde del Fiumicino infuriò sempre più, tanto che le contrade Chiareto di Teramo, S. Atto, le Torri e via via, giù per quella linea fino al ponte danneggiò con maggior ruina. Fortunatamente Bellante ebbe.a rimanere quasi illeso, quantunque ci rumoreggiasse vicino v cino; I' avemmo in un lembo della contrada denominata Chiaretti* Oh come in meno di un'ora le speranze ed i sudori di un1 anno del povero contadino soli ite in dileguo * E quando? alla vigilia di veder compensate le sue fatiche 1!
In Bellante si miele da tutti e con animo, ed il grano ha granilo bene. Che la triste lezione di ieri possa persuadere i nostri coltivatori, che non è necessario aspettare che « grano sia secco per 'tagliarlo. Credano pBf* una volta che quando sono seccate le Pria* parti dello stelo sopra il terreno, la già morta. , che tenerlo dunque più io P1*®1 se la sua maturazione anche nei caveai 11
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chè è più ricca, perchè n'è sede naturale, perchè si trova nel j centro ... e per altri segni; si poteva dal canto nostro ben seguitare a sorridere rammentando la favola di queir antica minaci di Spagna. A costei un giorno venne il capriccio di tasso «tare alle sue consorelle, ohe le era apparsa lu Madonna, che le aveva posato fra le braccia il santo fiambino. che le aveva raccomandalo di divertirlo fino a tanto eh' ella fosso ritornala; o che dopo due ore ritornò e si ricondusse il figliuolo in paradiso. Quelli- ingenua raccontò poi la stessa storiella al suo padre confessore, e poi a Monsignor Vescovo; e quindi, a forza di raccontarla, cominciò a crederla vera ella stessa; e finì col morire, giurando in buona fede, di aver proprio veduta la Madonna, di aver per due ore accarezzato
APPENDICE
VEGLIE LETTERARIE
Roma giugno 1876.J Roma diventa una gran capitale, o per Io meno va prendendo gli usi e i costumi delle principali città d' Europa. Figuratevi : qui certe cose, una volta, si facevano alla buona, senza grandi apparecchi, senza accordi, senz' aver bello e stabilito, prima del fatto, che il tal fatto avrà il tal'esito e il tale un altro. Ne seguiva, che le cose succedevano taAora con minore strepito e solennità; ma la verità non era falsata quasi mai. Si rappresentava al teatro una nuova commedia, una nuova musica? gli spettatori, tutto al]più, peccavano d' un pò d' indulgenza, se il lavoro era d' un romano; e il peccato venia confessato candidamente, la qual cosa vale a già secondo il proverbio, un mezzo perdono. Ora non rimane di tutto ciò neppur 1' ombra; è passato il tempo delle decisioni inconsulte; tutto è regolarità. Stampa il Prati la sua Psiche ? Prima pure che quel mezzo migliaio circa di s«net'i, la più parte non felici, metta il naso fuori dell' liscio della stamperia, i giornali vi còntano cbe hanno potuto vederli, che hanno potuto sbirciarne qualcuno dai fessi delle imposte, dal vano d'un vetro che discretamente si ruppe, perchè 1' occhio potesse con maggior agio guardare. E che roba, che roba, vengono dicendo alla gente che comincia a far res.-a, se vedeste che fattezze, eli» fiori di beltà! E l'occhio del giornalista non lascia il bucolino da cui spia, e la falla, col gozzo in aria, sente venirsi 1' acquolina alla bocca. Finalmente il libro lascia la tipografia del Sacchetto; e cosa volete udire? Tutti gli archi eh'erano già sulle corde; J giù la prima strappata con quanto vigore è nei polsi, che il concerto seguita a piena orchestra un pezzo.
Ponete, die il libro pubblicalo non sia di persona già conosciuta non voglio malignare facendo altre ipolesi, sarà un j
mono a lodarsi di Ascoli per molti rispetti e specialmente per la squisita cortesia del Sindaco e dei cittadini che 1' avvicinarono.
Credo che non sia discaro ai lettori del Corriere 1' apprendere che nella Commissione parlamentare de* lavori stra- < dari con concorso governativo, fu ne' giorni scorsi caldamente raccomandata e favorevolmente accolla una modificazione sulla strada che da Penne, per Teramo, viene ad Ascoli. Questa modificazione renderà degno del grandioso lavoro anche il tratto dall' Os eria Pacifici ad Ascoli.
É stato insignito del titolo di cavaliere il giovine ed e-
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gregio pittore sig. Giulio Cantalamessa, già nolo per molli insigni lavori, ed ora più che mai pel grandioso quadro storico rappresentatile Cecco d'Ascoli nell'atto di dare una delle
gran che se questo o quel giornale vince e salta il grande ostacolo di farvene un cenno, tuttoché il libro sia buono.
Quando il Nigra, qualche tempo fa, pubblicò certi suoi versi su Carlo Alberto, s'ebbe lodi amplissime e «perticate; si fece a gara per riferire in appendice o inserire nel corpo del giornale, chi più e chi meno, dei versi stessi; e dire che alcuni dei medesimi, sebbene di ,un abilissimo diplomatico, non avrebbero avuto il diploma o la patente di libero transito dal Castelvetro, dal Ruscelli, o da qual altro è scrittore di metrica e prosodia italiana.
La Consorteria, per mezzo de'suoi giornali, sì era propagata anco nel campo delle lettere e delle belle arti, aveva fatto razza, aveva invaso ogni cosa. Non voglio già dire, che gli altri giornali andarono affatto illesi da una tal peste, signor no: era contagio, si attaccò dunque anco ad essi.
In quest' arte del dispensare lodi e biasimi a capriccio ma non a caso, B Opinione (naturale !) non ebbe quasi chi la sorpassasse, se n)n fosse il Fanfulla, il quale per essersi crealo, da sè stesso e con troppa facilità, il sopracciò del bello scrivere fece forse più danno che non tutti gli altri insieme. L'uno e l'altro anzi di questi due giornali giurano perfino a farsi lance spezzate d'uno spartilo o d' un sem-lice direttore di orchestra, e a incaponirsi] nei loro propositi contro tutta Roma; le d' un tal male sono guariti ancóra. Povera stampa, quando il suo ufficio è caduto sì basso; e povero quel paese, love la critica è esercitata nel modo che v'ho accennalo 1 Sinlite; mi permettete che, in luogo di conclusione,-vi dia un consiglio da amico? Non date retta a quanto o di arti o di lettere qui si discorra, e si stampi; gatta ci cova. La storia poi e delle lettere e doli e arti dei tempi nostri non pischerà certo i proprii giudizii in questi giornali.
E per seguitarvi a dire del vento, che qui tira e tirerà : ancora chi sa per qaant'altro tempo, vi parlerò del Tiberio del Caslellazzo, rappresentato al teatro Valle non ha guari.
no ite in dii egaol 1 quando? alla vigili^ ,,j veder compensate le sue fatiche!!
In Bellante si miete da lutti e con aniai0 ed il grano ha granilo bene. Che la triste zione di ieri possa persuadere i nostri colti, valori, che non è necessario aspettare che § grano sia secco per 'tagliarlo. Credano ,,, una volta che quando sono seccate le prime parti dello stelo sopra il terreno, la radice ^ già moria. A che tenerlo dunque più in pi^ se la sua maturazione anche nei cavoni ^ compie bene ed uguale? E quanti danni, quanu pericoli possono essere evitati colla differenza anche di poche ore?!
Che cos' ò questo dramma storico? E, fate conto, quel che ravaino noi poco fa: avevamo ministri, e avevamo deputati,
i ministri lavoravano assidui ne' loro gabinetti, quando noa correvano le ferrovie; i deputati si raccoglievano &Ua Camera numerosi in dati mementi; qualcosa di buono e d'importanza poteva pure esser l'atta, ma il meglio mancavi, mancavano i nostri veri e liberi rappresentanti, mancavah
ruota, la molla principale.... essenziale di tutto il congegno.....
Nel Tiberio del sig. Caslellazzo, anzi in lutti i nostri o drammi o commedie storiche odierne manca il dramma. Esponiamo nei teatri la storià a dialoghi, ecco tutto; e crediamo di rialzare così il nostro teatro ? Illusioni ! Non m'intratterrò ad analizzarvi questo lavoro, e molto meno vorrò esaminar! se il Caslellazzo dovesse tener conto dello Stahr, che giudicò Tiberio una buona e nobile natura, guasta dagli nomini e dalle circostanze, e se non fece meglio a seguire il giudizio di Tacito. Mi preme invece di notare, che U crudeltà di Tiberio, così com' ella ci è rappresentata, noa ha la sua causa efficiente, quella causa che, ora trista e ori buona, vi dà il bandolo a fil dì logica, di tutta la viue di tutte le azioni d' un uomo. Quanto alla forma, immaginatevi di sentir parlare ai romani non la lingua italiana, ma quasi quel gergo mutabile e caduco che in ogni popolo prevale ed ha voga di tempo in tempo, cou 1' aggiunta di quello stile che non è di corto la più bella cosa nelle iVoiii romane del \ern. E di questo Tiberio vedrete presto uni elegante edizione elzeviriana fatta dal Capacoini; e di questo Tiberio si dovevano fare e si fecero lo maraviglio Bolli» platea del Valle la prima sera che fu recitato. Prima di «r punto, l'imparziali.à vuole eh" io dica, che esso fu scritto pa-recchi anni fa; che, non ostante i suoi difetti, promette^ assai bene del suo autore, e che 1' autore mantenne nel Vtzio c più ancora potrà fare per F avvenire.
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