CORRIERE ABRUZZESE - Annata 1876
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    Anno IX.
    Mercoledì 1S Lm&Iìo 1B7B
    IV. 58
    PREZZI D' ABBONAMENTO
    Anno . . Semestre . Trimestre. In mese .
    25
    I Per 1' Estere l aumento delle spese i postali
    Gn numero separato» costa cent. 10
    POLITICO-LETTERARIO
    Esce il Mercoledì e il Sabato IN TERAMO
    La Direzione ed Amministrazione uno provvisoriamente presso la Tipografia
    del giornale Inserzione avvisi commerciali in 4 pag. Ceni. 10 per linea o spazio di linea di colonna, (a S* 15. Inserzione di comunicati od altro, i prezzi sono da convenirsi - Per più inserzioni si fa uno sconto - Le lettere affrancate e vaglia postali debbono essere diretti all' ufficio del Corriere Abruzzese in Teramo.
    Non si restituiscono i manoscritti.
    CRONACA PARLAMENTARE
    Il Senato volle dar segni di vita e d' indipendenza; ma, affrettiamoci a dirlo, in un momento poco, opportuno. I p.qstri lettori ricordano che nel Senato discutevasi jla legge sui punti franchi, vivamente reclamati dalle città marittime, mercè sottoscrizioni, indirizzi di Camere di comraerc:o e di altri consessi elettivi. Da Milano e Torino però erano giunte delle proteste contrarie. La legge], già approvata da due terzi di voti nella Camera elettiva, entrò in discussion^al Senato con una relazione avversa del sen. Brioschi, ,1e cui conclusioni noi riportammo nella passata cronaca. Vi furono molti discorsi prò e contro: l'Astengo, il Tacca, il Costantini, il Pepoli, il Gaspretlo il Cabella, parlarono a favore; il Lampertico, il Rossi, ii de Cesare, i* Finali, e, naturalmente, il Brioschi furono contrari. Più'volte prese i* ««mia il nppsidente del Consiglio ,on. De-
    suo diritto, dichiara riaperta la seduta per discutere suir incidente. Indi a poco si delihera di adunare di nuovo il Senato per il giorno vegnente (15) al tocco.
    La seduta del 15 si apre con una viva discussione sul processo verbale, il quale poscia viene approvato dopo discorsi dei senatori fticci e Cabella che chiedono ed ottengono alcune rettifiche, del vice-presidente de Filippo che difende il suo operato di jeri é del ministro ^iqojtera. Ma la questione principale non é risoluta. La legge è approvata? Il presidente del Consiglio sorge e fa un notevole discorso; dice che l'incidente di jeri tocca le nostre i-stituzjoai? il Ministero crede nulla la votazione di jeri; non parteciperà il Mimstero alla discussione, ma il Senato provveda senz' altro alla dignità sua e alle sue istituzioni. Il sen. Cabella appoggia la proposta ministeriale e crede cfce. debba rinnovarsi la votazione. Il sen. Cadorna propone allora la questione pre--
    Dica riassume in questi termini: « E' egli ammissibile come valido un voto che alla prova delle urne si presenta con un errore che ne modifica il valore numerico? La giurisprudenza parlamentare lo ha sempre negato; nel caso poi di ieri lo sbaglio non potrebbe essere interpretato nel senso di 67 favorevoli e 67 contrari, e quindi infirmare la proclamazione negativa delPon. de Filippo? Ma ci sono altri fatti» ehe provano l'irregolarità del voto di ieri. I favorevoli alla votazione per alzata e seduta furono 66; quando si venne alla prova segreta i 66 rimasero tali e quali, malgrado ehe un senatore, il quale prima aveva votato contro, nella votazione segreta si fosse deciso a votare in fa-vore, e votò diffatti volendo che uno de' suoi colleghi controllasse il suo voto. Ora malgrado ciò, i 66 rimasero sempre 66 e non ci fu caso di vederli aumentare. Non basta: 1' on, Cavallini si allontanò dall'aula e non prese parte alla votazione a scrutinio segreto. Quindi un voto di meno, e alle prove dell' urna avrebbe dovuto ap-
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    boi riportammo nella passala cronaca. Vi furono molli discorsi prò e contro: F Astengo; il Tacca, il Costantini, il Pepoli, il Castello il Gabella, parlarono a favore; il Lamperlico^ il Rossi, il de Cesare, i, Finati, e, naturalmente. il Brioschi furono contrari. Più volte prese la parola il presidente del Consiglio ,on. jffj prelis difendendo brillantemente la legge d'iniziai iva parlamertare, e facendone in. ultimo una questione politica. Messo ai voti il 1* articolo, raccolse una debole maggioranza per alzata e seduta. Questo articolo è il seguente: « II governo del re è autorizzato a concedere a corpi morali ed a privati 1' istituzione di depositi franchi nelle principali città marittime del regno, semprecchè la domanda sia accompagnata da favorevole parere della Camera di Commercio e del municipio nella cut circoscrizione il deposito franco s'intende istituire. Tale concessione-- non potrà ottenersi quando i locali che s1 intendono destinare a deposito franco, non presentino, sufficiente garanzia contro ogni possibile* frode. I depositi franchi sono considerati fuori: d'ella linea doganale, a norma di quanto è disposto nell1 art. 1.°, primo, a linea, del regolamento doganale 11 settembre 1862. » Votati gli altri articoli, si venne allo scrutinio segreto, il quale essendo riuscito a parità di voti, il presidente de Filippo ritenne rigettata la legge. Allora sorse una vera tempesta: proteste fioccarono da ogni parte, e si disse che un senatore avesse messo nella stessa urna le due palle, per cui in un' urna se ne sarebbe trova fa una di più ed in un' altra una di meno. Gli on. Ricci e Pepoli dicono delle parole vivissime contro la presidenza, e siccome il de Filippo aveva chiusa la seduta, T altro vice-presidente Eula salì con calore *irt lanco della presidenza, e, valendosi di un
    stituzioui; il Ministero crede nulla la votazione di feri; non parteciperà il Ministero alla discussione, ma il Senato provveda senz' altro alla dignità sua e alle sue istituzioni. Il sen. Gabella appoggia la proposta ministeriale e crede cl^e- debba rinnovarsi la votazione.. Il sen. Cadorna propone allora la questione pregiudiziale, la quale si ebbe parità di voli (61 contro 61) e venne perciò respinta fra gli applausi. La proposta poi di annullamento, messa ai voti» venne adottata con 63 voti contro 6 2; ma, essendo sopraggiunto* nell' aula un sena-, tore della minoranza* questa reclamò che si procedesse di nuovo alla votazione» L' agitazione allora.diventò, più che mai viva, la quale non si calmò che dopo, le preghiere del ministro Nicotera, affinchè il Senato desistesse da questa lotta spiacevole. La sua p/opósta di determinare un altro giorno per rinnovare la votazione sui- punti franchi fu accettata; e si deliberò che i, Senato radunerassi a ciò il 26 corrente.  Tra, i senatori abruzzesi, gli on. Monaco-Lavallette e Pica votarono. contro-,. 1'on. Irelli a favore del: ministero.
    Una tempesta ivel: Senato
    Nell'articolo* precedente abbiamo dato una minuta rassegna, dir> quanto avvenne nella Camera alta nella votazione del progetto sui punti franchi. Essa stessa ha ritenuto poi non essere stata valida 1' antecedente votazione; e crediamo abbia fatto bene per il proprio decoro e il prestigio delle istituzioni. Sulla validità di quella votazione molto si è detto prò e contro: di essa s'è tosto latta una questione politica, mentre doveva restare nei limiti della legalità. In questa parte noi ci associamo pienamente alle osservazioni che il Bersagliere di dome-
    vore, e votò diffatti volendo che uno de' suoi colleghi controllasse il suo voto. Ora malgrado ciò, i 66 rimasero sempre 66 e non ci fu caso di vederli aumentare. Non basta: , on, Cavallini si allontanò dall'aula e non prese parte alla votazione a scrutinio segreto. Quindi un voto di meno, e alle prove dell' urna avrebbe dovuto apparirò; ma neanche, per idea. I votanti per alzata^- seduta aumentarono allo scrutinio segreto della bellezza di sei... » Questi fatti il Bersagliere li enuncia senza tema di essere smentito; nè è venuto il seggio presidenziale o qualche giornale di parte moderata a negarli. Ora, se ad essi aggiungiamo ì altro gravissimo della differenza tra il risultato di un' urna e quello dell' urna di controllo, qual' altro dubbio si può avere sulla invalidità della votazione del 14?/ Il ministero dunque e i suoi a-mici hanno fatto bene di richiamare il Senato a nuova votazione, la quale giudicherà inappellabilmente P istituzione dei punti franchi..
    Ma il min stero ha operato con egual lode mettendo la questione di fiducia su di una-, legge, che in fin de' conti non ò di< tanta importanza, come taluni vogliono far credere? A noi sembra che no. Non era necessario, perchè la legge è d'iniziativa parlamentare, e il ministero non aveva altro obbligo che di lottare con energia e- vigore, come ha fatto, e di guadagnar terreno » a palmo a palmo; non è stato opportuno; perocché il ministero in questo momento, in cui ha bisogno di vivere e di acquistare amici per compiere le promesse riforme, non doveva scoprirsi a tal punto da mettere la Corona e il paese in grave imbarazzo. E' stata soverchia audacia quella del Gabinetto nella presente circostanza, e non rade volte il motto del poeta latino andaces fortuna juvat... non si verifica' conforme alla realtà.
    Del resto il ministero avrà imparato