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I PUNTI FRANCHI
Stasera il telegrafo ci porterà il risultato, del voto del Senato sulla importante questione dei punti franchir che die luogo, a vivissimi incidenti ed a lunghe discussioni. II nostro egregio corrispondente genovese la tratta con dottrina nel seguente articolo, a cui perciò diamo il posto ci' o-nore.
Genova, 22 luglio 1876
Anticamente si chiamavano in Genova portafraìico le concessioni che facevansi ai nazionali, agli stranieri e agli ebiCei di tenere delle merci in certi magazzini garantite da ogni sequestro, anche in caso di guerra, e da qualunque tassa che non fosse pagata dai nazionali; e ciò appare per la prima volta indicato da una légge del 1595. Essendo cresciuto successivamente il commercio, i protettoci della celebre Banca di S. Giorgio, ehe avevano " »" di e-
di esportazione per il levante e pel ponente,
Unita la Liguria all' imperio franoese, questo immediatamente introdusse in por-tofraqco il regime doganale francese, ordinando la registrazione di tutte le merci che vi si introducevano, per verificare se quelle che si esportavano corrispondevano al peso di entrata, mentre ai tempi della repubblica coteste registrazioni erano fatte dai custodi degli undici edifici sovra indicati, e al solo, scopo d\ avere il conto delle merci di cui si caricavano, e di quelle che di mano in mano consegnavano, E. questo regime durò per tutta il tempo della occupazione francese, ma nel 1814 il Congresso di Vienna aggregando Genova al regno sardo, dichiarò che co-testa aggregazione face vasi a condizione del mantenimento del porto franco co' suoi antichi regolamenti* al che il governo sardo, aderì colie Patenti del 30 dicembje 1814. Ma fino al 1831 si continuò la registrazione delle merci», introdotta dal go-fn> snla in rmoir anr
cauziono equivalente al dazio della merce ed alle multo in cui questa potrebbe incorrere, il che è di grave incomodo pei piccioli commeroianti; il legno, le tele, i cerchi e la paglia che formano V imballaggio di qualunque ricca merce devono pagare Io stesso dazio della merce, nella quale non possono fare innovazioni di sorta senza farne la denunzia alla dogana,-e con queste rigorose misure il porto-franco di Genova ha perduto interamente il commercio di deposito, eh' era la sua prima risorsa e quella dell' Italia.
11 porto franco di Genova era accusato qua! privilegio concesso ad una sola città, che favoriva il contrabando, e che facilitando l1 introduzione delle manifatture esterne danneggiava le nazionali. L'inconsistenza di questa obiezione fu mostrata da questa Camera di commercio, la quale fino dal 1865 sostenne che un'eguale istituzione, da non confondersi, come per ignoranza od altro da molti si fa, colle città franche, come erano Ancona, Livorno doveva ennradersi a tutte le
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rantitc da ogni sequestro, anche in caso dì guerra, e da qualunque tassa che non fosse pagata dai nazionali; e ciò appare per la prima volta indicato da una légge del 1595. Essendo cresciuto successivamente il commercio, ! protettori della celebre Banca di S. Giorgio, che avevano Y appalto delle gabelle, deliberarono di e-, rigere uno stabilimento per allogarvi tutte queste mercanzie, e 1' opera incominciata nel 1G56 veryie sollecitamente terminata colf erezione dell1 attuale portofranco; il quale in sostanza non è altro che un dock, di cui il più antico esistente in Inghil-. terra venne eretto a Liverpool verso» il 1690, mentre- il più antico di Londra data dalla fine del secolo passato.
Il portofranco di Genova consiste in undici edifizi costrutti in tre linee para-lelle lungo la riva del mare, circondati da altissime mura sulle quali passeggiano le guardie incaricate di vigilare pel contrabanda Cotesti edifìci formano quasi un rettangolo, che ha più di 13000-metri quadrati di superficie, e contengono? all'in-, circa quattrocento grandi magazzini ; la proprietà dei quali sino al 1798 appartenne alla Banca di San Giorgio, la quale, fallita in detto anno per le perdite che aveva già fatto nel 1746, e per quelle maggiori che. fece dopo il 1789 in Austria, in Ispagna ed in Francia a cagione delle rivoluzioni e delle guerre suscitate dalla repubblica francese, dovette venderli a diversi privati cittadini negli anni 4800, 1801.
Sotto il governo della repubblica di Genova, il porto franco godette sempre di molte facilitazioni indicate da speciali regolamenti, e parte introdottevi dalla consuetudine, cosicché esso riceveva in ogni t rnpo grandi quantità di merci, le quali vi erano manipolate dalla Banca proprietaria, senza difficoltà di sorta, e servi-vino per mantenere vivo il commercio
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1814 il Congresso di Vienna aggregando Genova al regno sardo, dichiarò che co-testa aggregazione faeevasi a condizione del mantenimento del porto franco co1 suoi antichi regolamenti^ al che il governo sardo, aderì colle Patenti del 30 dicembje 1814. Ma fino al 1831 si continuò la registrazione delle merci,, introdotta dal governo francese, e fu solo- in. queir anno che re Carlo Alberto ordinò che- si applicassero, le leggi a seconda di* quanto-era stato convenuto ne! trattato di Vienna? e le cose passarono così fino al 19 aprile 1872.
In questo lasso di tempo il portofranco» di Genova era considerato come un punto-fuori della linea daziaria, un bastimento nel mezzo del porto, ed ecco i vantaggi di cui godeva: le merci vi s'introducevano senza che la dogana ne facesse la registrazione, sebbene questa avesse- il diritto di riconoscere a quale bastimento appartenevano e controllare così lo scarico delle merci che questo aveva a bordo. ,L' impiegato doganale poteva pure aprire i colli per riconoscere la qualità, delle merci, e se ve n'erano di quelle eh'era proibito introdurre in portofranco. Le merci entrate in, questo recinto non erano sottoposte alla cauzi qne che ora si presta nei magaz-ni fiduciari, ottenevano una tara proporzionata per % recipienti che le contenevano, potevano essere lavorate^ mescolate e manipolate per adattarle ai gusti dei consumatori e diminuirne il prezzo, infine non tenevasi conto dei cali a carico del negoziante come si fa per gli altri magazzini.
La legge del 19 aprile 1872 abolì tutte queste franchigie sopprimendo il porto-franco e trasformandolo in magazzini di proprietà privata, nei quali si devono fare le scritturazioni e per ogni minima differenza riscontrata all' uscita della merce pagare delle forti multe. Si deve dare una
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facilitando l'introduzione delle manifatture esterne danneggiava le nazionali. L'inconsistenza di questa obiezione fu mostrata da questa Camera di commercio, la quale fino dal 1865 sostenne che un'eguale istituzione, da non confondersi, come per ignoranza od altro da molti si fa, colle città franche, come erano Ancona, Livorno e Venezia, doveva concedersi a tutte le nostre città principali marittime del regno; e quindi 1' accusa di privilegio scomparisce, perchè tale nome non può darsi ad una concessione che il governo può fare ad ogni luogo clic ne fàccia domanda, e che offra delle garanzie,, come appunto presenta 1' attuale progetto in discussione, che al nome1 di punto franco, che altro non era se non il porto franco antico di Genova, surroga i' aMrodi deposito franco.
Il contrabando, da uomini disonesti conniventi con taluni poco fedeli impiegati, si fa dappertutto, ma fórse più diffìcilmente dal porto franco di Genova, il qua\> è tutto air intorno, come ho detto, cinto di' ajte mura, dal quale non si può uscire che per due porte, V una destinata alle merci e che va in dogana, e l'altra ai negozianti ed inservienti dello stabilimento, i quali dovendo passare nel tempo in cui il porto franco sta aperto, e sotto gli occhi di tutti,, non possono certamente fare contrabando d'importanza; e il più che importa sotto la sorveglianza d' un corpo di guardia di finanza, che la dogana vi tiene in. permanenza nell' interno del recinto a tutte le porte di terra e di mare.
Nè più seria e valida è l'obiezione di taluni, i quali dicono che le facilitazioni godute dal portofranco nocciono all' industria nazionale, perchè le merci, qualunque esse sieno, che voglionsi mettere in consumo nello Stato, devono tutte pagare i medesimi dazi, vi entrino dal porto franco, da qualunque deposito doganale o da qualunque magazzino di proprietà privata;
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