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POLITICO-LETTERARIO
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Repubblica o Monarchia? i.
Noi giorni scorsi furono pronunciati in Italia da eminenti uomini politici due importanti discorsi, che entrambi in diverso senso ci hanno grandemente commosso^ L' on. Bertani nel banchetto di Reggio di Emilia ov' erano assembrati i suoi correligionarii politici di fede repubblicana, ha svolte le idee del suo partito, ha ravvivato la fiducia nell' avvenire, ha inculcato operosità e concordia, ed annunciata la fondazione di un grande giornale in Roma, il quale sarà destinato a governare i.l partito e propugnare le idee della democrazia repubblicana.
Noi crediamo che una delle più pre-^ ziosc conquiste della civiltà ne' liberi governi sia la libertà delie opinioni; non saremo noi quindi coloro, che ci dorremo gran fatto, se anche i repubblicani manifestino le loro; anzi fino ad certo punto siamo lieti che osse si affaccino franca-
S. Marco; non perchè l1 Italia racchiude e conserva nel suo seno quale storica rarità o politica curiosità, se meglio pi£ce, la microscopica repubblica di S. Marino, potrà dirsi da senno,. che gì1 italiani amino le forme repubblicane, che le loro tondenze, la loro educazione li allontani dalla monarchia, o ohe i loro costumi di oggidì!
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abbiano quella forte tempra, quella schia semplicità indispensabile più assai che per la forma, per la sostanza del regime repubblicano. Troppi secoli, troppa differenza di tempi, di assuefazioni, di costumi ci dividono da quelle gloriose ère ma antiche di troppo, perchè possa ridesiderarle il popolo italiano,-La storia degli ultimi secoli, invece volge tutta a favore della monarchia in Europa; specialmente dopo che essa si affrattellò- con i popoli, chiamandoli alla compartecipazione del governo.
E chi potrebbe sconoscere i benefici della monarchia rappresentativa in Italia, chi senza meritar la taccia d1 inaudita ingrati fcudine potrebbe sconoscere i meriti
esse sono abito morale congenito nel!'augusta dinastia. Amedeo che giovinetto sparge il suo sangue per la patria italiana a Custoza, e che poscia ha la virtù singolarissima eli deporre volontario una gloriosa corona per serbare incontaminata la giurata fede; Umberto che sul fiore degli anni, con sangue freddo e valore di vecchio guerriero, oppone co' suoi soldati nel memorabile quadrato di Custoza, impavido il petto ai sovverchianti battaglioni del nemico, sono esempi splendidi cotanto di valore e di virtù da onorare non pure un uomo, non pure una schiatta, ma da illustrare tutta una nazione!
E con Re, con principi siffatti si osa in Italia affermare da senno la convenienza di coltivare utopie repubblicane!.. Con Re, con principi siffatti quale repubblicano d'Italia vorrebbe cambiare da senno le nostre libere istituzioni monarchici^ con le libertà repubblicane della vicina Francia;, le quali se partitameli te le esaminassimo, sono cotanto da meno delle nostre? Chi vorrebbe cambiare il
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vie mocr az 1 a re pubbli c ana.
Noi crediamo che una delle più pre-^ ziose conquisto della civiltà ne' liberi governi sia la libertà delie opinioni;, non saremo noi quindi coloro, che ci dorremo gran fatto, se anche i repubblicani manifestino le loro; anzi fino ad certo punto siamo lieti che esse si affaccino francamente sul campo della pubblicità senza tema di proconsolari repressioni e di birreschi arresti alla villa Ruffè; perchè riteniamo per fermo, che nulla meglio che la libera discussione possa largamente e vittoriosamente dimostrare, che in Italia le velleità repubblicane sono divise da pochi,, anzi diremo meglio- da pochissimi; e come la grandissima maggioranza dogi' Italiani le stimi mere utopie da uri lato eie abborra dall'altro come esiziali al vero bene della patria. .Vecchio patriota, avanzo glorioso delle patrie battaglie, rispettabile nella tempra adamantina con cui si conserva sempre eguale nella sua fede politica, si culli pure V on. Bertani ne' sogni della sua repubblica!... Sia però permesso anche anoi che sotto tutt'altra bandiera mi-litiamo, e che innanzi tutto più* che re-, pubblicani o monarchici ci sentiamo italiani, di deplorare altamente che uomini eminenti credano che il bene dell' Italia nostra possa trovarsi altrove, che nella monarchia rappresentativa, incarnata in Vittorio Emanuele!
Le istituzioni e le libertà politiche debbono essere acconce all'indole dei popoli, e procedere di pari passo col grado della loro civiltà, con la loro educazione, con le loro tendenze, i loro costumi. Non perchè noi contiamo fra le più belle nostre glorie avite delia remota antichità i Bruti, i Gracchi, gli Scipioni; non perchè i nostri comuni retti a repubbliche nel medio evo segnano altra pagina gloriosa; non perchè fino allo scorcio del «croio passato regnò morendo di sfinimento e di languore, la severissima repubblica di
timi secoli invece volge tutta a favore della monarchia in Europa; specialmente dopo che essa si affrattcllò con i popoli,, chiamandoli alla compartecipazione del governo.
E chi potrebbe sconoscere i benefìci della monarchia rappresentativa in Italia, chi senza meritar la taccia ci' inaudita ingrati tildi ne potrebbe sconoscere i meriti all' amore, alla riverenza, alla gratitudine degl'italiani verso i Reali ni Casa Savoia? So l'Italia è fatta, se i Italia è tornata prospera,^ gloriosa e grande ad assidersi nel convito delle nazioni, lo deve una al valore ed al senno de' popoli, alla costanza al sacrifizio dev suoi martiri, lo deve al-v tlore, alla costanza, a! patriottismo del suo Re v che seppe in sol fascio raccogliere le forze vive della nazione, unificandone le aspirazioni, i voti, gli sforzi!
Noi, avvezzi al sozzo spettacolo di vedere re rinchiusi nella regia, feroci quanto codardi, ordinare il massacro di popolazioni intiere-, la distruzione a furia di bombe di valorose città, noi abbiamo invece ora il glorioso esempio di un Re, direi quasi Re borghese che a Palestro a S. Martino confuso fra i sudditi suoi, primo fra i prodi, insegna coli' esempio ai prodi istessi, come per l'indipendenza della patria, per il trionfo delle libere istituzioni si mostri il petto impavido alle palle nemiche, come sul campo di battaglia si pugni e si vinca !...
Sorge una idea generosa, una nobile istituzione da propugnare?... Vittorio firn anuel e soccorre sempre fra i primi !.... Infieriscono morbi ed epidemie?... Vittorio Emanuele non fugge; ma, come sul campo di battaglia, sempre coraggioso, sempre umano e forte, corre in Ancona, in Napoli, ove il morbo feroce miete a migliaia le vittimo a condividere i pericoli, a consolare di soccorsi, di presenza, e di amore i sudditi sofferenti !....
Nè queste sono virtù solitarie di un uomo:
osa in Italia affermare ria senno la convenienza di coltivare u!opie repubblicane!.. Con Re, con principi siffatti quale repubblicano di' Italia vorrebbe cambiare da senno le nostre libere istituzioni monarchiche, con le libertà repubblicano della vicina Francia;, le qua'i se paratamente le esaminassimo, sono cotanto da meno delle nostre? Chi vorrebbe cambiare il nostro Re leale,, libéralissimo, valoroso , salutato dal primo penalista italiano pel primo liberale d' Italia, col presidente di quella monarchia mascherata a repubblica, antesignano delle idee più conservatrici e clericali?!;.. Ah!" si smetta vivadio, si smetta per amore della madre patria! Rispettiamo neUv on. Bertani una incrollabile convinzione; deploriamo però che egli deputato, egli che.in Montecitorio ha giurato fedeltà al bene inseparabile della patria e del re, tenti dal campo della opinione far prevalere nel campo dei fatti principii e sistemi, i quali scrollano la base del nostro statuto, 1' arca santa della fortuna della patria italiana!...
Rammenti piuttosto 1' on. Bertani, che il maestro eie1 repubblicani, il grande Mazzini, pria che repubblicano sentendosi italiano di fronte a re Vittorio Emanuele duce del moto italiano, egli prototipo dei repubblicani, abbia avuto nel 1860 la lealtà di non ostacolare, per una formola e per un sistema di governo, la sostanza vera del bene della patria, e di proclamare il famoso suo motto « nè apostata nè ribelle ».
Mediti piuttosto 1' on. Bertani 1' operato dell' antico repubblicano, dell'eroe leggendario dei due mondi, che in Montecitorio inchinato alla maestà d'Italia giura fede alla monarchia rappresentativa, e che nel Quirinale stringe riverente l'augusta destra al Re leale e valoroso! Chi mai in Italia potrebbe vantarsi di avere-maggiore patriottismo di un Garibaldi ; chi potrebbe mai sentirsi umiliato seguendone il memorando l'esempio? !
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