CORRIERE ABRUZZESE - Annata 1876
     Pagina (290/470)
    Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice
     Pagina
     Testo della Pagina (OCR)     






     Pagina (290/470)
    Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice
     Immagine della Pagina

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione a cura di Federico Adamoli


[Home Page]


Testo OCR meta' superiore della pagina

    alle gratuite insinuazioni può opporre fatti eloquenti, e più eloquente di tutto il fatto della fiducia rinata nelle istituzioni rappresentative, dal momento che la lealtà, del Re ruppe il cerchio di ferro che da* 16 anni stringeva la nazione ai piedi di un partito diventato ornai vera oligarchia, e dileguò lo sconforto, il quale ( a che giova negarlo? ) serpeggiava nelle vene di tutti; poiché, serbate appena le for- j ine e le parvenze, i diritti cittadini, le garanzie, le libertà statutarie in tanta parte erano ridotte una larva, una ipocrisia!
    Che se a rassicurare queste esagerate artefatte paure dei timidi amici della mo- , narqhia occorressero sempre birri e ca- j tene, proconsoli e galere; che se per un cittadino che parla di repubblica, per un'as- j sembleache caldeggia il suffragio universale e la costituente si dovesse dare a credere quali crollate . e disfatte le sorti della patria, ricorrere alla cuiiia del silen- ¦ zio, e mettere anche ora a pruova i rugginosi arnesi di governo delle vecchie monarchie, gli arròsti arbitrari, le sognate congiure, il carcere preventivo, i processi spettacolosi e sempre vuoti di effetti, simili a quelli ai quali ci avea abituati il ministero caduto, oh! non occorreva aver sancito nello statuto i diritti politici dei cittadini ,non occorreva aver sospirato cotanto che al governo della cosa pubblica pel bene delle istituzioni e della patria si avvicendassero i partiti, e ad un sistema politico conservatore ed esageratamente moderato prevalessero uomini e criteri di governo più liberali e progressisti !
    Noi fiduciosi sempre nella libertà e nel progresso non temiamo dei portati di essi, e crediamo e crederemo anzi sempre che 1' una e V altro portano seco il rimedio ai mali che transitoriamente per av-ventura potessero mai orodurre.
    abbiamo fede fermissima che i veri italiani riconosceranno sempre la verità, già ì un dì proclamata dall' intemerato patriota oggi capo della, maggioranza parlamentare la repubblica ci divide, la monarchia ci
    unisce i
    
    LETTEREFRENTANE Lanciano 4 agofllo 1876 (ritardata]
    Parlare di elezioni non è. più tempo: i letto ri l'avrebbero a noia, e nessun utile risultato se ne potrebbe orinai più cavare, tanto più che non restano da farsi, che quelle comunali di Bocca S. Giovanni. Tornerebbe invece più opportuno discorrere delle condizioni generali del Circondario, affinchè il nuovo Prefetto potesse indagare le cause del presente disordine amministrativo dei comuni, ed energicaamente rimuoverle: ma è opera ben ardua A parlare singolarmente dei nove mandamenti, che compongono il nostro circondario, si ri- j chiederebbero notizie esalte e varie; e per me che non esco mai di qui, sarebbe molto difficile l'averle e veritiere. Credo nondimeno, cho in questo ca^o il noto adagio « ab uno discQ omnes » approdi, e che però dal discorrere dell'andamento dei comuni limitroli al nostro, possa argomentarsi dello stalo degli altri.
    Innanzi tutto è mia opinione, che le nostre amministrazioni cenninali in genere anzi che uffizio e magistratura intesi a promuovere il miglioramento morale e materiale dei cittadini, sono agenzie di privati affari, sono irresponsabili cunonicali, dai quali ^si attingono tante I prebende, sono il veicolo adatto a dare corpo I e sostanza a certe basse ambizioni. Avviene I però che il sindacato è V aspirazione é\ tulli; ! avviene che chi è a capo di un comune, vi melle radici, ed, a stare più saldo, si circonda di una mano 'di gente, più o meno i retribuita; avviene inhne, che un sindaco si lascerebbe mozzar la testa, piuttosto che lasciare T ufficio ambito!
    nimi non debbesi tenere quasi ami coni», per'chèr si presume ragionevolmente eie ia*-Mi cotui efio non ha il coraggio di manifestare apertamente la propria opinione; lo »o e vorrei c'ascuno firmasse il proprio scritto. Mi v1 ha dei casi, in cui Iq pubblica opinion* concorda qon V animo; v' ha dei casi, in cui nello scritto anonimo si citano fatti, epoca* precise, atti notarili: ed in questi c*si, se i! f semplice cittadino è uel diritto di tftibitarft della oneslà altrui, il magistrato superiore è nel dovere d1 indagare e di osservare cosi : nell1 interesse pnbbl co, come in quello dell accusato. Ma i prefetti ed i sotto-prefetti, eha furono, non si sono mai data la briga d' investigare, s#i falli, che correvano per la bocca di tutti, fossero falsi o veri: e se qualche prò-cesso penale è stato, a quanto dicesi, incoato, si è lasciato poi, certo a sconforto degli onesti, riposare fra la polvere degli archivii del Tribunale.
    Da questo cumulo di fatti dovevano necessariamente sorgere la depressione della coscienza pubblica, e U opinione ormai invalsa, : che non si sta a capo di una amm.ittislrazioae pubblica, se non per rubare..
    A me non conviene scendere a più minute osservazioni: ma al nuovo prefetto della nostra provincia non riuscirà difficile avere esalta conoscenza delle nostre cose, purché non si lasci , circondare dagli uomini, che, messi su dal Berlini, ora lo maledicono, (non a causa di u& tanto principio, ve') ed inneggiano al nuovo j Ministero. Viva Girellai,M
    Kaccomando infine al barone Hresciamorn il nostro sotto-prefetto, lo non so chi egli sia. nè per che modo venuto sia quaggiù: ma $«*» , die i deliberativi dei consigli e delle Guuvi5 i li lascia spesso impolverare sullo scrittoio;
    chiude un occhio, e forse tutti due per n,vl I vedere certi consiglieri comunali ed assess-1'1 , stipendiati dai comuni rispettivi; che spellisi portieri ed uscieri quotidiana mente quali co»-missarii presso i comuni, che non hanno pilo a certi doveri, senz' avere nemmeno
    cortesia, usata d<\ lutti i sotlo-pveteUi il? ¦ " - r - . *
Testo OCR meta' inferiore della pagina

    utujw uohc isum/iiuui t; ut3ria ,jr!ci si
    avvicendassero i partiti, e ad un sistema politico conservatore ed esageratamente moderato prevalessero uomini e criteri di governo più liberali e progressisti!
    Noi fiduciosi sempre nella libertà e nel progresso non temiamo dei portati di essi, e crediamo e crederemo anzi sempre che T una e V altro portano seco il rimedio ai mali che transitoriamente per av-, ventura potessero mai produrre.
    Fedeli sempre alla bandiera del ragionevole progresso, vogliamo che tutte le libertà che lo statuto ci accorda sien conservato, coordinate e sviluppate sotto il patrocinio del Principe Lale, nella cui fede Sa nazione riposa, ed auguriamo alla patria che mai più nel nostro parlamento risuoni come una volta la voce infausta e malaugurata, che osò regredendo dei necessari un governo di resistenza; nè che mai si tolga ad imitare dai nostri vicini d' oltre alpe le teorie ed i fatti dei governi di combatti-mento contro le libertà sancite, contro le legittime aspirazioni della nazione!
    Fedeli sempre alla bandiera che ci redense, e su cui è scritto lt Ha e Vittorio Emanuele, combattendo ì partiti non costituzionali, ma avendo più giusto concetto della forza del governo nazionale e piena fiducia in essa, e ricordando che solo i governi deboli sono paurosi ed oppressori, non alliberemo, nò, di paura davanti agli spettri rossi o neri che sicno; poiché sul campo della legale discussione non potrà non apparire aperta la loro vacuità, la loro impotenza- non potranno non apparire care e preziosissime sempre più agi1 Italiani la indipendenza, la unità, la libertà conquistate alla Nazione!
    Oh! sì, su questo campo, per mantenere inviolate le conquiste preziose cotanto e sacre, saremo sempre conservatori ad ogni costo; e fiduciosi che lo sviluppo delle libertà politiche e cittadine si avrà sempre meglio ed intiero col governo oggi costituito, non schiavi delle forme ma a- I manii sempre della sostanza dolla libertà
    
    sono agenzie di privati affari, sono irresponsabili cinonicati, dai quali ^si attingono tante prebende, sono il veicolo adatto a dare corpo e sostanza a certe basso ambizioni. Avviene però che il sindacato è I' aspirazione di tutti; avviene che chi è a capo dj un comune, vi mette radici, ed, a stare più saldo, si circonda di una mano di gente, più o meno retribuita; avviene infine, che un sindaco si lascerebbe mozzar la testa, piuttosto che lasciare T ufficio ambito !
    L'amministrazione della cosa pubblica diventa amministrazione privata, o con questa si confonde: e più di un tesoriere comunale si è trovato e si trova nel caso di dover fare i conti non coi propri registri e con la propria cassa, ina con quelli privati del sindaco. Ed a silfatli scandali mettono capo anche i partiti infaltidi amministrazioni, che dividono e mettono sossopra i paesi, e si risolvono sempre in gare individuali, con grave danno della mordi è pubbica e del pubblico interesse. I ruoli delle tasse comunali si compilano con T intento di dare a Tizio o di togliere a Mevio il diritto elettorale; e la coscienza degli elettori viene turbata ed intimidita dalla minaccia di nuove ed ingenti tasse e specialmente quelia sulla ricchezza mobile, avvegnacchè gli smessi delegati governativi usino di tale mezzo per acquistar voti.
    Di fatti, che valgono a provare tali scandali, io potrei citarne parecchi non solo nel nostro Comune, ma anche in quelli di fiocca S. Giovanni, di S. Vito Chietino, di Treglio e di Frisa. Ma prima di scendere a qualche osservazione più particolare dirò di un altro difetto delle nostre amministrazioni comunali, del difetto di capacità nelle persone chiamale a dirigerle, e del difetto ch'esse hanno, delta maggioranza nei consigli comunali, cosi che non si reggono, se non per la prolezione dell'autorità prefettizia. Di questo secondo difetto porgo un esempio nel comune di S. Vito Chietino; e dall'altro, esempii nel cornine di Treglio, eh' è governalo assolutamente dal segretario comunale di 8. Vito Chietino, e nel comune di Frisa, dove il segretario ò tutta l1 amministrazione.
    Ad avere poi una idea dello slato di certi Comuni basterebbe leggere un opuscolo anonimo pubblicato non ha guari contra il sindaco di llocca S. Giovanni, lo so, che degli ano-
    il nostro sollo-prefetto. Io non so chi egjj7 uè per che modo venuto sia quaggiù: ^ che i deliberativi dei consigli e delle H li lascia spesso impolverare s.ullo scrittoio; ! chiude un occhio, e forse tutti due per J ! vedere certi consiglieri comunali ed assess^ j stipendiali dai comuni rispettivi; che sipfjj portieri ed uscieri quotidianamente quali com, m issa ri i presso i comuni, che non hanno odeu. pilo a cerli doveri, senz' avere nemmeno , cortesia, usata da lutti i sotlo-prefelli passati j di scrivere prima e ricordare certi obbligò e che sporca con la sua firma sesquipedale uni quantità enorme di carta. Quale sia la sua vii; quotidiana è un notorio»; ed io me ne passo! S gnor prefello, tempi nuovi, uomini nuovi.; j vecchi sono logorati tutti, e quasi lutti confi] , minati, e fareste bene a metterli da banda, aJ che quando da destri sieno divenuti sinistri] , L'elemento giovane.o buono non manca nd , Circondario: awnletevene e meriterete bene dal paese e dal partilo.
    Corriere degli Elettori
    (Chieti) Rocca S. Giovanni 7 agosto TI
    Neil' altra mia corrispondenza (v. n. 61 )si annunciava che una seconda riunione elettorale avrebbe scello i nomi dei candidali al consiglio comunale in rimpiazzo di Cr^ce Giustino e compagni. La riunione lenevasi nelle stesso locale il 3 agosto, e 63 elettori sopri 84, nativi tulli del paese, raffermando il deliberalo del 19 luglio, accellaro.no la seguente lista: Croce Giulio, Paolucci Francescopaulo, j Caravaggio Nicola.
    iNon valse P apparato delle molle carrozza, degl' imbrigliati cavalli che trasportarono gli elettori forestieri all' urna; non le tenerezze , personali ahi! troppo dissimili dal contegno j tenuto in altra elezione; non le pressioni e le promesse per ismuovere il convincimento degli onesti elettori, che ricorderanno sempre ! una mal diretta amministrazione di Hi anni' Ottanlanove voli unanimi e liberi contro procurati o chiesti per carità, sanzionarono > i precedenti verdetti popolari. Il sindaco quindicenne cadde nella polvere; il;pascià dì Koect S. Giovanni è ritornalo doude usciva. U1 salva di battimani accolse questo risultalo;! popolo Io festeggiò sotto, la loggia del palazzi-" municipale co.n evviva. Le feste iiive.ee