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Mercoledì 16 Agosto 1076
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POLITICO-LETTERARIO
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Aon si restituiscono i manoscritti.
UNA GRAZIA MAL FATTA
S. M. il Re, usando dj un dritto che gli attribuisce la legge fondamentale del regno, ha concesso cjietro proposta del ministro responsabilp, piia grazia a certo eie Mata di Napoli. In sui primordi della nostra rivoluzione, quando tutto era confusione e F autorità non poteva far sentire la propria forza, il de Mata, giovinetto ancora, si rende reo del più grave delitto assassinando un Relegato di pubblica sicurezza nel bp.1 mezze» della strada. I giurati, chiamata ^ giocarlo, gli accordarono le circostanze attenuanti, le quali lo salvarono dalla pena di morte, non dall'ergastolo. Oggi T on. Manpini dietro analoghe proposte del direttore d,el bagno, per V edificante condotta finora tenuta dal dà Mata, gli scema la pen^, portandola a 20 anni di lavori forzati, s co mp tatari do, il sofferto; di talché tra cjn,qu,e anni à <àe Mata lascerà la pesante catena del galeotto. Questo fatto, ha giustamente commosso " - a f»nm' è naturale
al lqme dei principi astratti, ma nelle condizioni di tempo e di luogo e negli effetti che può produrre. Orà, chi può negare che oggidì ,la pubblica sicurezza* lascia qualche cosa a desiderare? Chi può negare .che T applicazione stessa della legge sulla libertà provvisoria infittisce moltissimo SU questa recrudescenza di delitti? Chi può negare che la grazia ottenuta al bello guaglione è adito alle speranze di tanti malviventi ?»
Ammiratori fervidi della coltura e dell'ingegno dell'* on. Mancini,, non sappiamo trovare i^na, parola di, lode, per questo atto importante del suo ministero. In ben altro 9.ampo si può esercitare l'alta prerogativa ^he è riservata al sovrano, rio/i traj bagni e a vantaggio, della, camorra. Nel Consiglio dei mastri,-se Ipssp sjato infcen('o$;ifco, la proposta avrebbe trovato una forte opposizione,. anzi, come soggiunge i l Zte/s i-glipre, V on. mirisjrro dell'interno non permétterà mai che il de Mata abbia un giorno a passeggiare per- quplle, vie da lui insozzate di sangue. All'on. N.'cotorà non
ziario ne sapesse nulla. Olio grossi animali non entrano p^r le sbarre di un cancello, uè possono venir tirali su dalle mura ili cinta corqe si farebbe per una balla di zucchero. Dunque?... dunque sono entrati regolarmente per lina delle porle (Iella città. Ammesso ciò, è naturale che vi debba essere una o più guardie daziarie che han mancalo al loro dovere, e che con danno dell1 erario comunal»\ e riprovevole abuso di fiducia, han tenuto mano al contrabbando. É uopo quindi fare severa inchiesta e dare in conseguenza una punizione esemplare.
È così genera'') il sospetto che il contrabbando sia una delle piaghe della nostra città, che. quando capita il caso di scovrirsene uno, sarebbe debolezza imperdonabile da parte dell'autorità municipale, il non spiegare tultoil rigore diìiui i colpevoli si son resi merit«voli. Vorremmo aiche che si estendessero le indagini allo scopo di conoscere se questo dei buoi sia un fatto isolalo e nuovo, o se per avventura uon fosse -collegato ad altri, e ripeso altre volle.
Pei suddetti buoi, tre erano stati già con-sunaalik due ammazzati ieri stesso, e i rimanenti tre stavano tuttavia nella stalla; un al-
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fiho proposte del direttore del bagna,, pei; V edificante condotta (inora tenuta dal dè Mata, gli scema la fxena, portandola a 20 .inni di lavori forzati, sj?ornplutando, il sofferto; di talché tra cin,qUje anni à de Ma,ta lascerà la pesante catena del galeotto.
Questo fatto, ha giustamente commosso T opinione pubblica, e, com1 è naturale supporre, la stampa d' opposizione, impossessatasene, non tardavi di farsen^ acma di partito per combattere il ministero di sinistra.
Certo, nessuno, più di noi deplora il linguaggio ingiurioso di certa stampa antiministeriale. Dare del x>ai#pci!Ìs.ta, all' pn. ministro di grazia e giustizia, che assùnse a sè tutta la responsabilità del (atto; sospettare che il ministero attuale appoggi la camorra, sono, mgiu^m che per. la, loro assurdità e volgarità non si raccolgono nemmeno. Se non che, quando entriamo ad esaminare il Catto, eh1 è oggetto Acritica, ed a valutarne- gli efljetfci^ dpbbiaino pur riconoscere il,g Ton. Mancini avrebbe dovuto aspettare, un momento più propizio per esercitare upa, delle più belle prerogative della Corona, Si oppongano pure fi grande principiò della, inabilitazione, e la vita esemplare del condannato; ma ciò non toglie che la colpa del de Mata era gravissima, avvegnaché l'uccisione del povero delegato fosse una .triste vendetta della camorpa allora onnipotente in Napoli; nè toglie che la grazia del re arri fa in tempi, in cui le condizioni della pubblica sicurezza sono tutt'altro che rassicuranti. 1/ impressjonc in Napoli è stata assai triste; i giornali d' opposizióne lae-sagerano si, ma non è men vero che anche i più amici del ministero la costatano, non senza temere che questo caso quantunque isolato, possa rieccitare gli animi della camorra è aumentare la baldanza e I audacia dei malviventi. Imperocché la grazia del de Mata non bisogna considerarla
che è riservata al sovrano, noji tra i bagni I e a vantaggio, della camorra. Nel Consi- ' gli© dei mastri,- se fQ^sp. sitato interpolato, la proposta avrebbe trovato aria fo;i'ie op-, posizione, anzi-, cornee soggiunge il Bei s igliere, P on. mir isiro dell'interno non permetterà mai che il de Mata abbia un giorno a passeggiare per, qupllc vie da lui insozzate di sangue. Air on. Nlcoteranon mancl'icrajQno certamente le lodi di tutti éoìoro, ohe, come noi, non possono approvare la deliberazione del suo collega. Ora che il male è fatto, il ministro dell'interno assegni al de Mata un domic lio, diverso da quello di Napoli. Qupsto è ciò che si può fare oggidì-. Ma, ricordiamoci sempre clic* ajli assassini, ai ladri qd ai catfH morristi, iso» bisogna dar mai tregua. Ci va della nostra vita, delle nostre sostanze. Guai a noi se s'infiltrasse negli animi del popolino di poter sottrarsi, in un modo o in un altro, dalla espiazione della pena. Nulla sarebbe di più immorale* nulla di più. pernicioso alla società.
Se censuriamo 1' on. ministro di grazia e giustizia per la grazi/t accordata al de Maja* oi affrettiamo a dargli la dovuta lode-per l'amnistia largita da S. M. il re in favore dei colpevoli di .reati di stantìa, non che dei colpevoli di; contravvenzioni, ai regolamenti sul macinatoi L' amnistia specialmente pei poveri mugriair la cui notizia, segnalataci da uri nostrq, corrispondente, viene- confermata dal Diritto^ verrà bene appresa da tutti gli onastiche giudicano i regolamenti sul macinato essere troppo rigorosi e troppo rigoros .mielite applicati dal cessato ministero.
Cronaca Abruzzese
Aquila. Leggesi nella Gazzetta: Ieri fu scoperto un contrabbando di non lieve momento. Trattasi .nientemeno che di otto bovi introdotti in città senza che I'uflìc'o da-
rigorc di'cui i colpevoli si son resi meritevoli. Vorremmo aichc che si estendessero lo indagini allo scopo di conoscere se questo dei buoi sia un fatto isolalo e nuovo, o se per avventura non Tosse collegato ad altri, e ripetilo altre volle.
tyei suddetti buoi, tre erano stali già consumato, due ammazzati ieri stesso, e i rima-"nenti tre stavano tuttavia nella stalla; un altro giorno che si fosse tardato, forse anche questo fatto sarebbe rimasto impunito.
* ~ In un villaggio molto prossimo alla nostra città fu celebrato non è molto un matrimonio inbanzi al Parroco. Passato alquanto tempo, questi ventre a risapere che fra quei sposi ripassava una certa affinità, per la quale le leggi canoniche vietano irmalrimonio sa prima non si ottenga la dispensa dalla Curia romana. 11 povero Parroco dopo aver meditato lunghi giorni, e consultato bolli, decreti, e pareri delle sacre congregazioni finì per convincersi che veramente quei ^coniugi non stavano in regola colla Santa Madre Chiesa, e che anch' egli, unendoli in matrimonio, avea commessa una castroneria.
Che pensi il fuibo! Chiama innanzi a sè marito e moglie, e li invila nella salute delti anima loro, e dellatranquillità della sua c< -, scienza a volere rinunziare per poco al joru , sialo matrimoniale, chiedere ed ottenere l«j dispensa dal Papa, e celebrare quindi una seconda volta il matrimonio. Si potrebbe essere più.... parrocoT! v
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! -In una, villa del comune di Sassa abitano ! i fratelli Domenico e Massimo S.... che di Ira ' It ili non hanno che il nome. Un rancore, per , causn "d'interessi, che poi presta si cangiò in j un odio^daiCitUni, inaspri i loro aniaii a segno , plp Renderli inconciliabili. (
Da'le ripetute minacce che da tempo si : scambiavano a parole,, ieri l'altro passarono j a: fatti. Incontratisi in campagna, armati .ambedue dli grossi randelli, si azzuffarono dandosi tanti di quei colpi sul capo che il Dome-n co cadde coi cranio aperto per cinque fe-I v riìe, due delle quali lo-mettono in serio pericolo di vita, ed il Massimo ne riportò p»-recchie anch' egli, quuiilinque meno gravi.
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