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E' d' uopo ristabilire i fatti nella loro integrità.
In una sera del 1852 il sig. Francesco Bresciani erra, tornandosene a casa, fa aggredito da un individuo pregiudiqatisétnò e imputato più d'una voltarli asportazione d' arma proibito. 11 B rosei amor ra non titubò, noa caJde d' animo; si difesa comj meglio potè, nn non evitò un forte colpo di bastone che gli produsse una contusione. Ma le intenzioni dei l'aggressore erano più ree; egli tentava d' ucciderlo con la solita arme della camorra. Trattosi di tasca un rasoio, si avventò di nuovo al Bre-sciamorra; il quale però d' animo ardente e di membra robuste seppe disarmare l'avversario, e fece ciò che voi e noi avremmo fatto in un momento di esacerbata colluttazione, - ferì l'aggressore. Arrivati i gendarmi, il giovine Bresciamorra si scusò alla meglio, e, fatte le debite r cognizioni, la causa fu portata alla Gran Corte criminale), la quale emanò la seguente sentenza, la cui autenticità noi, al pari del Pungolo di Napoli, possiamo guarentire :
« La Gran Corte ha osservalo che dai falli provati e discussi rimane fuori dubbio che Giordano nella sera dell' avveniraenlo andò in traccia di Breseiaoiorra per offenderlo. Che la fede di perquisizione di Brescia Morra si è trovata netta da ogni incolpazione. Per I' opposto quella di Giordano lo fa rilevare imputilo più di' una Hata per risse ed asportaziooe di rasoio.
« Ha osservato che se Giordano fu V insidiatore, è certo che non si presentava a Bresciamorra inerme, ma doveva sicuramente armarsi almeno di un bastone, siccome esso Bresciamorra ha dichiaralo.
« Ha osservalo che se Giordano fu l'insidiai óre, §,Ìr dovette provocare Brescia Morra e tirargli un colpo di bastone, di cui l'offesa
Dopo di che, la via che deve percorrere i' on. Bresciamorra, gli è additata. Rida di accuse simili a quella di oggi e V ida dritto alla met, i. La provincia a noi sorella h i sete dì buona amministrazione; il partito liberale iSi tre abi'uzzi riconosce nelT onorevole Bresciamorra colui che v i ricostruii lo cai mano franca 1' edificio droccVo d i la corrotta opera degli uomini dilla Regia, della tassa sul macinalo, dell' a ^centramento ad ogni costo. Pei giornali d.ìlP atterrata consorteria, il Bresciamorra n m è I io dei pre-etti a-Irìli; per noi invece è un prefetti»,a cui bisognerebbe che gli altri si specchiassero.
NOSTRA COUPtISPOXDENZrV
Chieti 24 Agoslo 1876
(Y) Leggo nel vostro Corriere l'annunzio del!a venula dell' on. Spaventi! a Giulianova. Che sia vrnulo per caso non lo credo, ed aspetto sontire quel Ile dira liei prossimo numero il vostro redallore. Quando sì vede in giro ceri a guite, ci dev' essere qualche buona ragione, e non sarei certamente meraviglialo se domani mi veniste a parlare di qualche tentativo per I' impianto di una più o meno vitale associazione costituzionale, che non ha potuto attecchire a Chieti, che non ha osalo neppur mostrarsi in Aquila, io mi auguro che la patriottica provincia di Teramo non si mostri inferiore alle consorelle, e che nelle elezioni generali quando avverranno, mandino al parlamento uomini che facciano fare il muso torlo ai consorti ed alle loro povere associazioni in articulo morlù.
Si mostrino, si conlino, e se sentonsi in grado di dar battaglia, la diano ^ure; se vorranno anzi farci guerra buona e leale noi gli diiremo il benvenuto.
Però non è buona, non è seria, non è leale la guerra schifosa e pertinace che la Consorterìa per mezzo di taluni organi ed oranti mi di."li in-
consorlesca, questi continui lamenti, sfegatata tenerezza per gl'interessi d?! Grattate il Russo, vi troverete il Ctnuect-d sotto questo lusso di tenerezza e d' »r.l»f#* non vi troverete che ia mal celata raltba » potere perduto, la disperazione per uun & terlo ricuperare giammai-.
ECHI DELLA PROVINCIA
Bel laute 20 agoslo 1870.
Lo spirito di associaz ono comincia a k breccia Ira i nostri operai, che ieri 1' altrii riunirono in ini mero di circa quaranta a!!; scopo di costituirsi in società, e slamane te nominata una commissione nelle persone è siguori Talloni Ballista, Palma Glannangeia Gialluca Domenico ed Urbani Nicola per compilare lo statuto fondamentale.
Il merito dell' iniziativa spetta al parrai-chiere Ball assarc Domenico ed al tintore Bios* Nicola, il primo dei quali credette opporlot di svolgere all' assemblea una specie di programma verbale secondo cui se pure ho kr sua parola intesa, si avrebbe di mira il sa!1 soccorso e lo sviluppo della istruzione oi loro classe. Con un indirizzo così modesto' pratico, la società, che finora può dirsi sialo di gestazione, potrà sorgere ed allacci ina se divaga indie utopie e nelle astrai; se fa della politica; ficca il naso nelle od esce per poco dai ristretti limili che -tracciala, la vedremo in breve ri pi" gare1'" gonfalone e cadere per la seconda volta compianta, come le avvenne, se mal non cordo, nel 1865. Rammentando questa segna un tentativo abortito, non " '^«" i muovere un puerile spauracchio; sazii la storia è maestra della vita, questo f'1 . potrà esercitare un potere salutare alla nuova società il modo di fuggiti * rori g;à altra volta commessi.
I bravi prò aiolo ri adunque bidiRi
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più d una fiala per risse ed asportaziooe di rasoio.
« Ila osservato che se Giordanoni l'insidiatore, è certo che non si presentava a Bre-scìaaiorra inerme, ma doveva sicuramente armarsi almeno di un" bastone, sicco.ìio esso Bre-sciamorra ha dichiaralo.
« Ha osservato che se Giordano fa i' insidiai ore, eg!i dovette provocare Broscia Morra e tirargli un colpo di bastone, di cui l'offesa fu rilevala esistente
« H?i osservalo cho il principio ed ;l progresso del t'aito, tino alla percossa del bastone vióu narralo dai Brescia Morra in modo che viene comprovato dagl: agomonti estrinseci di sopra espressi, e perciò I interrogatorio di lui deve formar base delie convinzioni del magistrato.
Ha osservato che per tali ragioni il Brescia Morra murila la scusa derivante dalla proooca-zio ìè di delitto.
» Ha osservato per , opposto che la rimanente parte deirinterVogalorio di Brescia Morra diretto a..far credere che G orda no dar sè stesso sitfosse ferito col rasoio che imbrandiva ioti pu^ r t tnrsif perchè tale fallo è in-verosìmile, riguardando la natura della ferita, la quale secondo !' ingenero interessando i muscoli della mascella ed essend > mollo [ r i-fonila, non può immaginarsi*- che sia stila prodotta dalla mano medesima di Giordano in allo di esser respinta di Brescia. Non è poi credibile, mentre è conlra della dalla dichiarazione del co nmis a/io di polizia, il quale ha contestalo che Brescia Morra nel momento del V arresto diceva aver guadagnato il rasoio a Giordano ed averlo con quel'fo ferito.
« Per tali motivi « La G. Corte ai voli uniformi « Dichiara consta che Francesco Brescia Morra abbia commesso ferita grave volontaria a colpo di rasoio, dalli quale è derivalo sfregio in persona di Nicola Giordano.
» Dichiara non consta che abbia commesso asportazione dell' arma vietala rasoio.
» Dichiara consta essere il suddetto reato escus hi e per provocati, n? di deliUo.
« Condanna Frane. Brescia Morra alla pena di un anno di prigionia
« Napoli 20 novembre 1852.
« Seguono le firme. i>
zion. generali quando avverranno, mandino al parlamento uomini cho facciano fare il muso Iorio ai consorti ed alle loro povere associazioni in articulo mortis.
Si mostrino, si contino, e se sentonsi in grado di daF battaglia, la diano ^nre; se vor- , ranno anzi farci guerra buona e leale noi gli j , daremo il benvenuto. Però non è buona, non è seria, non è leale la guerra schifosa e peri nace che la Consorterìa i per mezzo di taluni organi ed organini dichiara ogni giorno alle individualità le più rispettabili che conti il nostro parlilo. Calomniez calommez toujours è il 'oro grido di guerra, ed a sentirli, ce li demoliscono un per uno i nostri idoli. Forlunatamenle pel paese, questi non hanno i piedi di cri la, ed i sassi che loro si scagliano contro sono un ammasso di melma che si sfarina al menomo urto.
Qui ha prodotto pessima impressione quando nel conio del nostro prefetto barone Bre-sciamorra scrisse giorni dielio quel solito giornale fiorentino travisando con evidente mala fede un fallo avvenuto nel 18.:>2, e sul quale il Bresciamorra, allora in età di diciannove anni, aggredito con un rasoio da un tale, ebbe la forza di disarmarlo e feririo con 1 arme njerlfsima. Ne riportò condanna è vero, ma solo per eccesso di difesa e non già per aggressione ed asportazione d' arme insidiosa come il giornale di sopra non nominalo, persiste ad insinuare.
;\oi non raccoglieremmo nemmeno simili lordure, ni a abbiamo voluto farne cenno solo [ter costatare che gli orfani consorleschi bau fatto fiasco. Per qu >n!o si sfidano, non riusciranno a smuovere Bruciamomi ed a farlo an- I dare in collera, nè a fargli dare una dimissione come si era troppo sollecitamente pronosticato. Tanto meno h'inno oltenuto l'intento che forse si prefjgg"t;H!o di menomargli la stima del paese, porrli* si è rilucilo ailo scopo diame-opposto, avendo il nostro prefello in tale circostanzi ricévuto le più lusinghiere di nncirazio'.i di stima e di simpatia non solo da' n osili ami;i, ma dalle autorità tulle, ed an, he dai nostri avvers il i, che si sono affrettati a dich ara;g'i il disprezzo che vigliaccherie di tal gènere hanno universalmente suso tato.
Del resto a noi vanno immensamente a genio queste incredibili intemperanze della slampa
gonfalone e cadere per la seconda volta "J compianta, come le avvenne, se mal non J cordo, nel 1865. Rammentando questa pjjfl segna un tentativo abortito, non intenitony muovere un puerile spauracchio; anzi si cenala storia è maestra della vita, questo ricoiJS potrà esercitare un potere salutare addila^ alla nuova società il modo di fuggire gli errori g;à altra volta commessi.
I bravi promotori adunque badino a convergere coi loro sforzi alle due condizioni nerali, sotto le quali lutti i membri censonto^ di cooperare; ailidino la gestione amaiinislrj. li va a persone, eh' essi, dopo maturo esami J avran giudicate più capaci, anche uscsWJ fuori del loro celo; curino perchè la socieij cominci a funzionar «bene lin da principi! perchè il discredilo e la sfiducia non ne iiij ridiscano le radici; operino in una panda i, modo cho presto ed aila prima eventuali! possa essa spargere i salutari suoi effetti, giacché la bontà di una istituzione si misurasene pre alla stregua dei fatti.
II pensiero è io e olissimo, e se sapranno sostenerlo con intelligenza e perseveranza,pò-Iranno gii operai divenire un elemento di ci-; viltà nel nostro comune ed ingrossare stupri più le loro fila. Diversamente cominciannolt deserzioni, le rate non saranno punlualmnnli pagate; la discordia occipórà il p>s!n tliil-a T unione, ed ai generosi desideri dell'odi terranno dietro senza dubbio il disinganno J T abbandono e lo sfacelo.
E poiché sono in vena di sputar sentenzi mi piace ricordare le parole che il s g.. Costantini, da quel valente che è. rivoleva i celesta società operaia nel 2ì giugno ultimi). Egli disse che I- operaio in Italia ha mirabili' siine attitudini, ma lavora poco e consuma ft,§, Perchè non si pensa subilo anche qui a sia-' bilire una cassa di risparmio? Perchè iIubij»' appena raggruzzolalo un piccolo capitale, N-si inette su un magazzeno per la vendila sostanze alimentari? E' quislone code sia '!} sola buona volontà, perchè al difetto di fo^'V-che non sarebbero certo ingenti,, supplì'^1 ne son sicuro, la generosità dei.cittadini
diserbandomi, se farà- d' uopo, di tornai, suir,argomento, auguro intanto alla novella''I soluzione vita prospera e rigogliosa.
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