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A.m&o II
©o-iDato 2 Agosto 1876
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Esce il Mercoledì e il Sabato
Un numero separato costa ceni. 10.
IIV TERAMO
La Direzione ed Ammfuijlraztorif tono provvisori «mente presso la Tipografia
del giornale inserzione avvisi commerciali in ì pag. Cent. 10 per linea o spaziò di linea di colonna, ie T 15. I nsarzione di comunicati od altro, i prezzf solfo da Convenirsi. - Per pi'i inserzioni si fa uno sconto - Le lettere affrancale e vaglia postali debbono essere diretti all' ufficio del Corriere Abruzzese in Teramo Aon si restituiscono i manoscritti.
La politica delia settimana
La mediazione delle potenze europee per rappacificare gli animi dei popoli belligeranti è ormai un fallo compiuto; e noi tanto più ce ne dobbiamo rallegrare, in quanto che la nostra Italia va spiegando una azione pacificatrice di una certa importanza. Però dell'esito delle pratiche finora non si sa nulla, e noi non abbiamo alcun desiderio di abbandonarci a vagbe induzioni e ad illusioni più o meno rosee. Sappiamo però che la Russia, in una conferenza degli ambasciatori e plpnipolenziart in Costantinopoli, si oppose apertamente che la Serbia domandasse la pace, e semhfa chela Porta abbia receduto da questa prcfesa. Questo fatto può per avventura ricongiungersi all'altro più grave, che cioè, dopo gli ultimi successi dell' e-neretto serbo intorno ad Alexian-itz, i serbi hanno ripreso coraggio. Chi è più contrario alla n arnnAmlfi Tchernajéff, il quale vi si è
Abbiamo voluto riferire come specimen tulle queste voci svariatissime, onde far comprendere quanta difficoltà vi sia per orizzontarsi nel caos che presenta V odierna situazione. La miglior cosa a farsi, è per ora di non prestar fede a a nulla, non sembrandoci che vi sia slajo tempo di concretare qualche cosa di serio e di positivo-
Chiudiamo questa rapida rassegna con un telegramma di Belgrado in data 29:
La giornata del 27 passò senza combattimento. Il 28 fu un v vo fuoco su tutta la linea da A'exinatz a Nissa. I turchi approfittarono del terreno boscoso, intaccarono a mezzodì l1 ala sinistra serba. Il combattimento durò parecchie ore. I turchi, costantemente battuti rinnovarono gli attacchi vigorosamente, ma infine una carica alla baionetta della brigata Yalievo Miceli produsse una tale rotta, che essi abbandonarono i loro morti e le loro armi e munizioni. I basci-bo«uk~ed i circassi "subirono grqndi perdite.
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sa ricacciare tra i deserti asiatici le orde musulmane, i popoli civili, da cui essa e-mana, sono di contrario avviso e protestano contro una politica eviratrice ed e-goista, che permette, in mezzo a tanta luce di progresso morale, l'esistenza di un governo infame. E tanto più questa solenne espressione del sentimento pubblico in favore dell' umanità conculcata deve venire dal popolo italiano, in quanto che il Vaticano nulla ha fatto per confortare i poveri cristiani aggiogati all' islamismo, anzi, per interessi troppo mondani, fa voti per il trionfo della mezzaluna.
Si dia dunque una parola di lode ai promotori del meeting all' Apollo, e noi, fratelli abruzzesi, uniamoci con lo spirito alle generose e pitriotìchc proteste del popolo romano.
Libertà di stampa
Quando leggemmo nei giornali aquilani di una querela della Corte d'appello contro il Fulmine e 1 avv. Leosini, non potemmo esi-
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domanti asse la pace, e sembjra che fa Porta fibbia receduto da questa prelesa-. Questo fatto può por avventura ricongiungersi all'altro più grave. che cioè, dopo gli ultimi successi dell' e-serctlo serbo intorno ad AJe^iaiwtst, i serbi hanno ripreso coraggio. Chi è più contrario alla pace è il generale Tchernajeff, il quale vi si è dichiarato ricisamentc contro. Certo è che se l'i sercito di Tchernaj IT potrà dare ulteriori scacchi a quello di Abdul-Kerita le speranze della pace finiranno a dileguarsi.
A proposito di questa eterna quislione d' o-riente, anzi della nuova fase in cui è entrata, la stampa russa comincia a pronunciarsi.
Un articolo dell' Agenzia russa che passa per inspirata dal governo di Pietroburgo, esamina i tre risultati possibili della guerra, cioè: 1° successo dei turchi; 2° indecisione; 31° successo dei serbi; e crede poter predire le conclusioni seguenti:
Nella prima ipotesi P arbitrato europeo non accetterebbe le richieste formulate dalla Porta, cioè lo* statu quo anteriore al 1868.
Nella seconda, la Bosnia e 1' Erzegovina rimarrebbero provincie vassallo, ma non autonomia amministrativa e comunale.
Nella terza si stabilirebbero principati tributarli, ma indipendenti sul modello della Ru-uienia.
Finalmente un articolo del Journal de S, Petersbourg del 27, segnalato dal telegrafo, dopo aver detto che P onor militare della Serbia è salvo per causa degli ultimi successi, aggiunge che ciò faciliterà il compito delle potenze. Ma quindi scrive anche, che « il miglioramento di sorte delle popolazioni cristiane non pericolerà sotto la salvaguardia delle potenze,avendo l'Europa la formale volontà di far cessare uno stalo di cose dal quale emergono crisi perpeluamentc rinascenti. »
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UN PENSIERO GENEROSO
Lunedì prossimo si terrà nel maggior teatro di Roma un'assemblea popolare per protestare, con i mezzi che ci offre la civiltà moderna, avverso gli efferati atti di barbarie commèssi dai turchi contro i cristiani. Era tempo che il popolo italiano levasse la voce contro questo genere di guerra, che mal si accorda col secolo decimonono. E questa voce è bene che sorga nella città dei Cesari e dei Papi, là dove la stessa civiltà, nel cui nome si protesta contro la mezzaluna, ha introdotto una nuova luce ed ha rotto il potere delle sante chiavi.
La barbarie dei turchi nelle regioni, ove si svolgono gli avvenimenti guerreschi, se non è nuova,, è tuttavia degna della riprovazione universale. Villaggi arsi campagne devastate, donne profanate, fanciulli infilzati, vecchi offesi nelle loro più sacre memorie, ambulanze mitragliate, sepolcri polluti, migliaia e migliaia di cadaveri insepolti: che cosa; non hanno fatto i turchi in Serbia e in Erzegovina, in Bosnia e in Bulgaria? Che cosa potevano fare di più quelle masnade, quelle briache soldatesche condotte da capitani non sappiamo se più depredatori o avidi di sangue e di carneficina?
Sappiamo bene essere molto problematica 1 efficacia delle proteste popolari, dopo che la diplomazia ci offre 1' esempio dell' impotenza delle sue. stesse proteste. Nondimeno crediamo utile e necessario che la storia registri questo fatto, cioè che mentre la diplomazia non osa o non
promotori uei mrvimy un npunu, u uui, fratelli abruzzesi, uniamoci con lo spirito alle generose e patrio ticho proteste del popolo romano.
Libertà di stampa
Quando leggemmo nei giornali aquilani di una querela della Corte d' appello contro il Fulmine e ì' avv. Leosini, non potemmo esimerci dallo esprimere un senso di meraviglia non solo perchè la parte lesa aveva citato il soscrittore dell' articolo insieme al direttore e al gerenle del giornale, ma altresì per il fallo in sè, perocché, stando ai signori della Corte di Aquila, nessuno potrà d' ora innanzi criticare più o men vivacemente una sentenza. Noi auguriamo agi' imputali una piena vittoria; e, poiché sentiamo assai beno la solidarietà che ci deve sempre unire in un sol fascio, protestiamo contro questi tentativi che fanno taluni, sfa no corpi morali siano pubblici funzionari, per mellere il travaglio alia slampa indipendente, e ci accordiamo perfellameute alle seguenti seusale considerazioni che leggiamo nella Gazzetta di Aquila:
La nostra Corte di Appello ha presentata formale querela contro una lettera che l'Avvocato e Professore Sig. Camillo Leosini faceva inserire nel giornale II Fui-m 'ne, e con la quale dolevasi di due sentenze rese dalla Corte stessa in cause nelle quali aveva egli prestato il suo patrocinio, e che gli parevano lesive del diritto; e per effetto della sporta querela sono stati chiamati a rispondere del reato d'ingiuria non pure esso sig. Leosini, oo-me autore principale, ma come compiici il gerente e per giunta il Direttore del een-nato ' periodico.
La causa, istruita con la massima speditezza, è fissata a discussione per 1' u-cKenza del 2 settembre, e non è nostro intendimento preoccupare il giudizio ohe saranno per darne i magistrati chiamati a deciderla.
Tralasciando perciò di guardar la cosa sotto T aspetto giuridico, e limitandoci a
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