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Anno II# Mercoledì 13 Settembre 1870 74
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POLITICO-LETTERARIO
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Arresti arbitrari c resistenze
Lo spettro delle vessazioni aveva preso tali figure mostruose sotto il passato Ministero, cbe ogni anima libera ne sentiva orrore; in quasi tutti gli atti di amministrazione, anche nelle leggi comuni* ut quelle eccezionali di P. S. nell' esazione dei tributf, in tutto, si rivelavano il capriccio, l'arbitrio, la prepotenza. Era tale il sistema invalso, che ne risentirono la scossa anche gli agenti esecutori* i quali, quasi senza volerlo, adopravano le gallette e la sciabola, ove bastavajm cenno, urta semfdiee ammonizione. L' ingiustizie si ebbero a lamentare dovunque, tanto che nel 1869, al dir di Mancini, furono "93 mila quelli che vennero arrestati, e poi rilasciati, perchè non risultarono colpevoli. Fu il sole del 18 marzo, che cominciò a far dileguare le tenebre degli arbitri; e fu dai primi atti di questo Ministero che la morale pubblica sì sentì
dovrebbero incidersi a caratteri cubitali, così sulle daghe degli agenti di P. S., che nel cuore di ogni cittadino, arreca la collisione dei dritti, gli arbitri da una parte, le resistenze dalP altra.
Le aule sacre dei tribunali ogni dì registrano esempi di arresti arbitrarli e di resistenze, quasi la legge fosse impotente a sanare il male. Ammettiamo pure che P esecutore non avesse mandato nè dalla legge, nè dal giudice per arrestare: ne deriva forse chela illegi timità delPar-resto escluda' la resistenza?" Orbò! L1 arbitrio è consumato da parte dell' esecutore. Egli è responsabile di arresto arbitrario per non avere un mandato della giustizia, che lo facoltassc a menomare la libertà del cittadino; egli non più agisce per P ordine, ma per se stesso, e merita grave pena. Ma è egualmente colpevole colui, che lungi di sottomettersi all' atto brutale, invece di chiederne riparazione da chi vien chiamato a derimere il duello dalla giustizia,, se la fàccia da se. Non si tratta di non votoro' semplicemente ob-
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privati. Guai se al cittadino fosse concesso di analizzare la legaltà dell1 arresto! Il potere esecutivo sarebbe trascinato pei capelli ai piedi della stessa persona, che ha obbligo momentaneo di sottomettersi.
Nell* atto delP arresto adunque, e nostra opinione, che qualunque sia la illegalità di esso, la resistenza dimostra che il cittadino vuol farsi giustizia di propria ragione. Il male politico è immenso, in-quantochè lo spettacolo della resistenza ha qualche cosa di spaventevole, credendosi generalmente, che colui il quale si avvale della forza fisica sia superiore alla legge.
Noi non siamo partegiani degli agenti dì esecuzione, e molto meno dei cittadini ribelli; ma vogliamo, pel bene della patria, e pel rispetto ai principii, che ogni cosa stia. nelP equilibrio. « La nostra ortodossia in fatto di ordine, dice f illustre prof. Zuppetta, si è che questo non tallisca sulle trascendenze: ne sulle trascendenze degli agenti del potere contro i liberi cittadini: nè sulle trascendenze dei
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che nel IS&9, al dir di Mancini, furono mila quelli che vennero arrestati* e poi rilasciati, perchè non risultarono colpevoli. Fu il sole del 18 marzo* che cominciò a far dileguare le tenebre degli arbitri; e fu dai primi atti di questo Ministero che la morale pubblica sì sentì risollevata.
Noi non ricorderemo i fatti dolorosi accaduti in questa Provincia e fuori, per non attingere nuovi elementi di discordie a danno delle istituzioni; ma ci permettiamo, all' ombra degli art. 199 e 247 cod. pen. dirne tanto, quanto basta a cancellare le passate tracce, a moralizzare gli esecutori di giustizia, ed i resistenti; convinti che per aversi uno Stato veramente civile, la utilità delle leggi stia nel mettere riparo, da un lato, all'arbitrio degli agenti della pubblica forza, e nel punire dall'altro con eguale severità i cittadini che resistono Andiamo persuasi, che in ultima analisi, un' arresto arbitrario potrà attenuare degradare la resistenza, escluderla non inai tranne nel caso di legittima difesa.
Per verità sin dove possa ^stendersi 1' esercizio della pubblica forza, per mettere in esecuzione le leggi, e da qual punto sorga il dritto nei cittadini a non sopportare gì' insulti degli esecutori, è più (juistioue di fatto, che opera di astratte discettazioni.
Non pertanto in generale possiamo affermare, che fino a quando la forza viene applicata nella sua vera esplicazione, Ve-4ivi'ibrio regna dovunque.
E' r uso illegittimo di essa, che produce In sovversione dell' ordine, come la rimozione della forza, 1' allontanamento della violenza forma la base del consorzio civile. Il moderatore sta nella legge, t he dovrebbe essere Ia regola, tanto dei pubblici esecutori, quanto dei cittadini. 11 p
giustizia, cne io lacojtasse a, menomare ja libertà del cittadino;, egli non più agisce per 1' ordine, ma per se stesso, e merita grave pena. Ma è egualmente colpevole colui, che lungi di sottomettersi all' atto brutale, invece di chiederne riparazione da chi vien chiamato a derimere il d'uello dalla giustizia,, se la faccia da se.. Non si tratta di non voliere' semplicemente obbedire agli ordini delT esecutore,, ma resistere. Nel primo caso nonsi, hache fa semplice esimazionc;. la sottrazione della persona dalle mani dell' esecutore, mentre nel secondo caso* sono due forze* che vicendevolmente si collidono,, quasi lictoribus pugnare.
Neil' esimazionc manca V elemento materiale, mentre nella resistenza ne è l'anima - in quella si poJrà scorgere più a meno una renuenza,. un cominciamente di volontà a non volere seguire f esecutore, mentre nella resistenza si adopera la forza. Ecco il punto, ove il cittadino comincia a scapitare nell'esercizio dei propri diritti. Egli ha i mezzi legali di ricorrere alle autorità per richiamare a dovere P esecutore: perchè avvalersi della forza? Il ferimento operato dall'arrestatOy. qualunque via di fatto, che potesse attaccare la persona giuridica dell' esecutore, è resistenza. Il delitto, che si può» considerare, o in rappòrto alla moralità dell'azione, o al danno patito, trova il concorso di detti estremi, tanto nell* arresto arbitrario, che legale. La legge, barbara che fosse, vuole obbedienza e rispetto, Nessuno deve farsi giustizia colle proprie mani. Gli esecutori, quali si sianole loro prave intenzioni, la libidine del potere agiscono sempre'per forza morale,e si presume che abbiano titolo per agire. L' arbitrio dell' arresto, che compendia uni fatto criminoso, deve vedersi dal giudice, unicamente chiamato ad imputare l'azione, L'esame della esecuzione, supposta arbitraria e mostruosa, sfugge al giudizio dei
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ribelli; ma vogliamo, pel bene della patria» e pel rispetto ai principii, che ogni cosa stia, nell' equilibrio. « La nostra ortodossia in fatto di ordine, dice 1' illustre prof. Zuppetta, si è che questo non tallisca sulle trascendenze: ne sulle trascendenze degli agenti del potere contro i liberi cittadini:: nè sulle trascendenze dei liberi cittadini contro gli agenti del potere. »
E' là l'Inghilterra, che ci da r esempio di vero rispetto alle leggi.
Il dritto nel cittadino a difendersi dalle aggressioni degli agenti esecutori non si rinviene,, secondo le volgari opinioni, in quel passo dei Romani. Cod. de Macedat. principum: si quis ads&rat, ove si poteva resistere agli ordini dei famigli se non presentavano il mandato, perchè là era un privato, che si spacciava munito ,di commissione del principe; mentre gli a-genti della giustzia sono pubbliche persone, abitualmente investite di questa autorità, che hanno bisogno del mandato fuori i casi di flagranza, per non essere rei di arbitri, non mai per riguardarli come persone pubbliche.
Allora soltanto la resistenza è giustificata. secondo noi, quando; la ingiustizia dell' arresta faccia scomparire il titolo, cioè vi sia notoria ingiustizia da parte dell'esecutore, ingiustizia maggiore e grave pel male minacciato, e deficienza assoluta di ogni altro mezzo per schivare il danno che dall' arresto derivi. Il cittadino, che resiste in mezzo a queir aggressione improvvisa, è come il grassato, che combatte coli' aggressore, la vittima col carnefice; il suo stato è quello di una vera e legittima difesa, non diretta ad offendere la giustizia, ma a proteggere il più sacro dei diritti, la vita.
Abbiamo fede, che il carattere mite e riflessivo degli abruzzesi, la prudenza degli esecutori, moderata adesso dall' energia dei Nicotera e Mancini, vorranno pcr-
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