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Annu li.
MercoUdi 11 Ottonare 1876
N. 62
PREZZI D' ABBONAMENTO
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tu numero separato Costa cent Iti.
POLITICO-LETTERA RIO
Esce il Mercoledì e il Sabato IIM TERAMO
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I NOSTRI COSTITUZIONALI
Nel foglio precedente abbiaiqopubbli^ cato il programma dell'associazione costituzionale, che T on.' Spaventa è venuto a fondare fra noi. Veramente non portava il pregio che il fiero statista abruzzese si pigliasse la briga di un viaggio per venirci a ricantare un pò di rettorica ,consor-tesca, un tritume di parole e di frasi, che tenta invano di nascondere la povertà del pensiero e la superba febbre di parte. Cu-^ riosi davvero questi consorti !... Se nulla di bene fu operato in Italia dal 60 in poi; se la nazione si è riunita; se fu costruita la rete delle ferrovie; se dopo lunghe peregrinazioni fu stabilita in Roma la sede del regno; se Ci accostammo al pareggio dei bilanci: tutto fu opera loro, del loro senno, del loro valore e della loro moderazione. Nulla, proprio nulla concorsero in questo mirabile edificio tutti gli altri italiani, che lasciarono la vita fra gli. artigli delle vecchie tirannidi o nei campi m " «a «««ti; ohp. seamDati al
cora il sonno di molti? Nò bastano d'altra parte alla vita dei popoli i fari e telegrafi,, i porti e le ferrovie : nò, non bastano davvero, ed uno degli errori capi-» tati del governo dei consorti è di averli reputati baste voli, Non de solo pane vivit homo, nè di soli beni materiali vivono i popoli. Vi è qualche cosa d" immortale nella loro vita, un alito divino che aleg^ già perpetuamente sul viso dell'umanità, e ne rinfranca le forze nella lotta incesi sante fra il bene ed il male, fra le tene^ bre e la luce. E quésta essenza immortale, questo etere divino,, questa angelica farfalla., voi l'avete offesa o signori: sì non vale il dissimularlo: voi avete uccisa la giustizia e spenta la fede :. vale a dire a-vefcc offeso il popolo italiano in quanto ha di più sacro e di più elevato l'umana natura!
Hanào costituito ly esercito e la marina... Ma non furono essi che malgrado j* eroi smo dei soldati brut irono nella polve di Gusto za la bandiera d' Italia? Che macchiarono a Lissa contro un nemico,.-tre
parte avevate vendute a si vile mercato, e che poi andavate divisando di. ricomprare per prezzo di tanto superiore? E vi dorreste che. gì' italiani non-.vi credessero, dopo che tante volte vi siete .burlati di loro e dei loro :;più vitali interess-i? Noi auguriamo all' Italia -che V urna del 5 novembre, riparatrice e vindice- di un'immensa colpa, riesca a formare sul serio una stabile maggioranza, che sulle rovine dei partiti estremi sorregga davvero il Ministero nelle vie delle utili riforme-guai se i venti sperdessero il san&q vaticinio
Il Governo è un Partito
- Avevamo già scritto 1' articolo precedente quando ci sono pervenute sul medesimo argo-menlo le seguenti gravi considerazioni del conte Delfico, che di buon grado pubblichiamo, come quello che completano mirabilmonte lo nostre idee al riguardo:
Nel leggère il programma dei costituzionali s' imparano solo due cose, perchè
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del regno; se ci accostammo ai pareggio dei bilanci: tutto fu opera loro, del loro aerino, del loro valore e della loro inodora/Jone. Nulla, proprio nulla concorsero in questo mirabile edificio tutti gli altri italiani, che lasciarono la vita fra gli artigli delle vecchie tirannidi o nei campi di battaglia: nò quelli che, scampati al periglio, o scesero nell' ardente palestra dei partiti per mantenere immacolata la bandiera della rivoluzione e fecondarne il seme, o si ritrassero nei queti ozi domestici per onorare cogli studi e arricchire colle industrie e coi commerci quella patria, che avevano liberata colle armi!.... Non mai più splendida epopea, nò più magnanimo entusiasmo, nè più rara corri--spondenza di amore fra popolo e principe, furono più indegnamente abbassati nè più miseramente vituperati ! Non un pensiero che ti grandeggi nella mente; non un affetto che ti baleni nel cuore; non una parola generosa che ti sollevi dal fango delle passioni di parte nell' aere incorrotto della maestà e grandezza della patria. Queste pagine aride,, vacue, . compassate sono il segno più visibile della morale decadenza del partito, che scaturito in gran parte dalle macerie dei caduti edilìzi, e corrotto dal diuturno esercizio del potere, non si perita oramai di deporre la maschera ed assumere le sembianze di una oligarchia tanto più fiera e rapace, quanto meno per avventura nobile ede-levata.
Squarciamo il velo onde si avviluppano questi biechi intendimenti.
Menano vanto di aver costruita una vasta me di ferrovia; ma perchè non dicono quanti miliardi furono divorati de queste imprese; quante grosse fortune nacquero ali ombra di esse; guanti appalti generarono dieci, venti é fino a trenta subappalti? Perchè non ricordano gji ^.allori dei Bastogi e dei Susani, che turbano an-
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ha di più sacrò e di più elevato l'umana natura!
lìarìHo costituito V esercito e la marina... Ma non furono essi che malgrado l' eroi-sino dei soldati brut irono nella polve di Custozà la bandiera d' Italia? Che macchiarono a Lissa contro un nemico^ tre volte inferiore di forze 1'onore della marina? Che sprecarono uri tesoro di entusiasmo e di valore, e perduta la guerra accettarono dalle mani superbe di uno straniero il prezzo delf altrui vittòria?
Conseguirono il pareggio !... Ma chi ha creato il disavanzò, chi ha disperso il pa-trimonio nazionale, chi ha divorato Tasse ecclesiastico, chi ha venduto, ie ferrovié^ chi ha istituito il corso forzoso, ohi ha' accresciuto di circa 10 miliardi il debito pubblico? Chi ha sottoposto i comuni e le^ Provincie alle terribili vicessitudini. delle* finanze dello Stato, accrescendone spaventosamente i carichi é stremandone di anno in auno le entrate? Chi ha uccìsa lr attività nazionale, chi to'smarrito le fonti della produzione, chi ha fulminato il paese con una grandine incessante di tasse di ogni maniera, pessime in se>ftess'e'e più che pessimamente applicate?
Ora anche essi promettono di riformare
10 Stato: anch'essi consci dell'immenso danno che hanno arrecato alla nazione recitano
11 confiteor, e si danno l'aria di voler cuf-rare le piaghe, che essi stessi hanno a-perto nel bel seno d'Italia. Ma perchè queste savie riforme, che ora ci promettete cou tanto affetto, perchè non ce le deste nei giorni del vostro potere ? Perchè anzi vi opponeste con ogni potere ai più modesti desideri ? Perchè invece di semplificare gli ordini interni dello Stato, quando tutta la nazione si doleva .dell' immane Briareo, che le sedeya sul cuore, voi pensaste a ridurre in vostra mano anche le ferrovie, quelle «tesse che prima in
quando ci sono pervenute sui meuesuuu nienio le seguenti gravi considerazioni,del conte Deltìco, che di buon grado pubblichiamo, corife quelle che completano mirabilmente le nostre idee al riguardo:
Nel leggere il programma dei. costituzionali s' imparano solo due cose, perchè il resto si sapeva ed era inutile il ripeterlo stemperandolo in tante parole. Ma per queste due, cose, per queste due grandi verità merita proprio la pena di esser letto;, La prima si, è che in Italia non vi è che un ,solo partito, e gli altri non sono che delle coalizioni da non tenerne conto, e la seconda che il Ministero italiano non deve essere che un comitato esecutivo di I questo partito!
Esl-ce clair"!... Quanta modestia, quanta I moderazione!... quanto, senno.e.quanta sa- * pienza politica si racchiude in queste sen-tenzeK degne veramente della patria di Macchi ave! li !
Lasciamo stare la prima di queste as-, serti ve, perchè è un apprezzamento di fatti che .ognuno può fare a suo capriccio; mi s,i; pernetta alcune poche osservazioni sulla seconda.
Se pei* nostra sventura il principio, che il governo è un partito, si ritenesse come regola invariabile,da seguirsi, sarebbe la condannamaggiore che potesse farsi ai governi rappresentativi. Convengo che più volte può accadere così, ossia che tanto gli uomini a cui la nazione affida il mandato legislativo, quanto quelli che sono Chiamati dalla fiducia sovrana .a presiedere al governo della cosa pubblica, addimostrino più part giani che veri patrioti, più-teneri del loro partito che degli interessi generali della nazione; ma che ciò debba avvenire necessariamente come principio di governo, è lo stesso che sostenere la incapacità dell' uomo di Stato dL sollevarsi ,.;al disopri dello simpfc-
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