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m e itegli interessi partigiani quando -si tra fca della esistenza, del ben essere, del- . l'onore di tutto un popolo; é lo stesso che dire che la libertà, bella in teoria, in pratica riesco dannosa ediimpossibile, perchè in fin dei conti non si stabilirà che la tirannia di una piccola maggioranza, la quale, dovendo agire come un partito, darà l'ostracismo agli oppositori, farà gl'interessi degli affigliati, non quelli della generalità, imporrà la sua volontà senza discutere, o trascinerà a rovina tutto che non sia o non appartenga al proprio partito.
L' alternarsi dei partiti in un regolare governo costituzionale dovrebbe avvenire a seconda l'andamento della opinione pubblica sufficientemente illuminata dalla libera discussione, ossia quando generalmente si riconosca la verità e la convenienza di adottare dei principi, delle teorie, dei sistemi propugnati dai diversi partiti.Naturalmente i più autorevoli sostenitori delle vedute politiche amministrative che si approvano, saranno chiamati per la loro applicazione pratica come indirizzo governativo, e questi si serviranno degli uomini che maggiormente ispirano loro fiducia per la riuscita completa della loro opera; ma ciò non importa che gli atti, i pensieri, le cure dei governanti sieno dirette allo scopo esclusivo di far prosperare gl'interessi di questo partito, che diverrebbe una setta, una consorteria, sempre, in fine dei conti, dannosa ai veri e reali interessi della nazione. Quando lo spirito di partito offusca la mente e preoccupa il pensiero, il vero e 1' utile positivo e generale si nasconde dietro una densa nebbia, o si trasforma di colore, come la luce a traverso di un prisma; il simulacro della giustizia è insultato; all' impero della ragione succede il regno della passione; jun profondo [¦^[" turbamento agita gli animi: il senso
che avrà la fortuna di avere al timone i uomini consimili, non sarà certo un co* mitato e ecutivo del suo partito, ò il governo dì un partito. Siano dunque di Destra o di Sinistra quelli vche la opinione pubblica e la fiducia del Sovrano destinano all' eminente posto di moderare e regolare la cosa pubblica, tutti gli uomini onesti ed imparziali de.bbono far voti che f si uniformino a questi indiscutibili^e sani principi.
T. Delfico
CORRIERE ELETTORALE
S. M. il Re con decreto I corrente sciolse la Camera dei deputati convocando i comizi per il 5 novembre. I ballottaggi sono fissati pel 12. Il Parlamento è
convocato per il 20.
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Città S. Angelo 4 ottobre 1876
(Y) Ognuno alla sua volta, ed ora è venula la volta deil'on. De Riseis ad essere o-noralo dalla guerra della stampa consorlesca. Già in due numeri della Gazzetta d>Italia si leggono delle corrispondenze scritte a suo e-sclusivQ beneficio, 1'una da Città S<. Angelo e 1' altra da Teramo.
Noi, suoi amici ed elettori, sappiamo come egli la pensi a propesilo di questi indecorosi attacchi, di cui la .stampa, che forse per ironia s'intitola moderata, ci porge 1' esempio. Ricusi pur egli di raccoglierne te provocazioni; a noi incombe V obbl go di sbugiardare le interessate insinuazioni che si mettono in bocca ad un anonimo di Città S. Angelo, e che formano una sola menzogna, compresa la data e la provenienza.
Sappia adunque l'anonimo scrttore che 1 in questo comune e sopratutto in questo collegio elettorale quanti vantano fior, di senno e di onestà, non solo non si sentono umiliati dal modo come li rappresenta in Parlamento T on. De Riseis, ma ne sono anzi più che mai
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rano ancora nelle loro mani; il De Riseis, cu . prestava,efficace concorso ai lavori di cpiel ri cipio e che promuovendo la pubblica iitr». zione e I' amore ai piincip! di libertà, lascia graia memoria di sè he' quartieri di Cbiaia ,< di S. Ferdinando; il De Riseis, che te>ra«iy in Chieti* anziché vivere nei beali ozw, the u sua brillante posizione sociale gli avrebbe^ concessi, si occupava del progresso de 1 agricoltura nei nostri Abruzzi, presiedendo cuini-zii agrarit, e promuovendo T esposiz one regoliate di Chicli nel 1868; il De Kiseb, che seppe conciliarsi la stima ed il rispetto degli slessi consorti, che io fecero nominare sindaco di Chieti ( uffizio che non potè accettare per speciali circostanze di famiglia) non ha fors* portato anch' egli ia sua pietra all' edilizio deiln patria? Sì, certamente; e per decoro della stampa italiana, sarebbe tempo di farla finita con questa guerra di personali recriminazioni, spesso calunniose, e sem; r > inopportuni, che non discreditino che quelli che se ne servono.
Si capisce che ai noslri avversari duole il vedere nomi, rispettabili per censo e per nascita, militare nelle fila degli uomini del 18 marzo, che si ostinano a chiamare socialisti e petrolieri; si capisce che alcuni vorrebbero meglio come Deputato un affarista, od un appaltatore, od una marionetta qualunque, che muoverebbero a lor talento; fortunatamente il paese intiero, e con esso la maggioranza grandissima degli elettori di questo collegio, vuole al timone dello Stalo uomini schiettamente liberali e sinceramente onesti, uomini che riccamente provvisti di c^nso e di personale influenza, come il De Riseis, vadano alla Camera non per agognare a cariche, ad onori, ed a gtipendii, di èie non hanno d' uopo, ma per cooperare con tutti gli onesti senza distinzione di partiti al vantal o dei loro collegi a dell' Italia intera.
D. S. Riapro la lettera per richiamare h vostra attenzione sul nuovo saggio della stampa locale d' opposizione contenuta in una corrispondenza da Castelhmure Adriatico del settembre al giornale dei Maccabei dei I '
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..ione. Quando lo spirito di partito offusca là mente e preoccupa il pensiero, il vero e Y utile positivo e generale si nasconde dietro una densa nebbia, o si trasforma di colore, come la luce a traverso di un prisma; il simulacro della giustizia è insultato; all' impero della ragione succede il regno della passione; .un profondo perturbamento agita gli animi; il senso morale si altera, e quindi le lotte sleali ed infeconde, le ingiurie.'le frodi, i cavilli, i pettegolezzi prendono il posto dei ragionamenti e delle discussioni serie, e così si spingono le nazioni sui fatale declivio della decadenza e della rovina.
L'uomo di Stato, il legislatore, qualunque sieno le sue particolari inclinazioni e simpatie, deve deporre sulla soglia del potere ogni cura o preoccupazione particolare, per non ispirarsi che ai grandi interessi generali: egli deve sollevarsi in un atmosfera più pura, la cui serenila non giunga a turbare la bufera delle passioni. Mi sia lecito riferire qui le parole di un grande scrittore francese del nostro secolo (1), che parlando dell* uomo di Stato dice: « Il suo dovere è di rompere con fermezza ma senza rancore tutti i ledami umilianti, tutti gì' impegni colpevoli, di ispirare confidenza e sicurezza a tutti gl'interessi minacciati, senza ripudiarne alcuno, di abiurare tutti gli odii come tutte le predilezioni di partito, di fare un appello a tutte le devozioni, di conciliare alla cosa pubblica Y appoggio di tutti gl' ingegni, il concorso di tutti i lumi; di trovare la sua forza nella franchezza, la sua apologia nella saggezza delle sue misure, e di prosegu re il suo cammino benefico riparatore senza lasciarsi intimidire nè distogliere dalle insinuazioni perfide, dalle accuse passionate, dalle imputaz oni calunniose, e neppure dille minacce o dai successi parziali dei partiti. » Un governo
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lert'ssatM insinuazioni cne si uimuiiu hi i»uuo« ad un anonimo di Città S. Angelo, e che formano una sola menzogna, compresa la data e la provenienza.
Sappia adunque l'anonimo scrttore cho i in questo comune e sopralulto in questo collegio elettorale quanti vantano fior di senno e di onestà, non solo non si sentono umiliati dal modo come li rappresenta in Parlamento P on. De Riseis, ma ne sono anzi più che mai fieri ed orgogliosi. Il suo ingegno a cui fa spesso velo la modestia eccessiva, la sua proverbiale indipendenza, I1 assiduità con la quale a discapilo de' privati interessi ba spesa tutta la sua opera nei lavori parlamentari, e più di ogni altra cosa la squisita distinzione dei modi, che rivelano in lui il vero gentiluomo, a tutti accessibile, con tutti cortese e compiacente, hanno p enamente giustificata la scelta di lui fatta. Oggi invero, ad accezione di pochi volgari ambiziosi ed irreconciliub li, ai quali per opera del De Riseis si sono spuntati gli artigli, tulio il resto del collegio di Città S. Angelo è unanime all'applaudire la condotta del suo DepulatO, il quale se non 1 fa risuonare Montecitorio di elaborati discorsi, non è per questo meno apprezzalo da quanti fra i più distinti uomini politici hanno avuta occasione di conoscerlo da vicino.
E curiosa poi per non dire ridicola la pecca che si vuole scorgere nelDe Riseis di non a-ver lavorato per fabbricare Y Italia co' mastri-muratori De Blasiis e Spavenla primi del 1860. Ci piace far sapere al corrispondente della Gazzetta che I De Riseis è ancora in giovane età, e quindi non può addebitarglisì a colpa se nella prima adolescenza non abbi i nel 1848 preso un fucile, ed ottennio così una condanna ed un brevetto di martire portico. E non sa il corrispondente che se quei signori muratori fabbricavano V Italia colle catene, coli' esilio, I con le persecuzioni, il De Riseis o tanti e tanti , altri generosi la eonsolidavano con Y appoggio della loro influenza, e col prestigio del loro ! nome, che è stato per I1 Eurona spettatrice garanzia d'ordine e di stabilità del grandioso edilìzio dell' unità della patria? Il De Riseis, uno de* primi fra quel manipolo di giovani vo-I lenterosi, che propugnarono in Napoli il nuovo I ordine di cose, sfidando le minacce delle truppe ! borboniche, quando i forti di quella città e-
a gtipendii, diche non hanno u uopo, ma per' cooperare con tutti gli onesti senza distinz^ ne di partiti al vantagg.o dei loro collegi e dell'Italia intera.
D. S. Riapro la lettera per richiamare )a vostra attenzione sul nuovo saggio della slampa locale d' opposizione contenuta in una corri* spondenza da Castell imare Adriatico del j>, settembre al giornale dei Maccabei del 3 ottobre sempre a benefìcio del nostro egregio deputalo. Noi non rileveremo le goffe fìlaslroc-che di paroloni sesquipedali del sacceoluccio repubblicano, che assume il compilo di corrispondente della Prooincia e che parlando dell' on. De Riseis lo chiama il barbalacchio, che cerca di castreggiare con le insidie e che è calumato come ima sciamannala scialuppa 1 Non si può fare à meno di ridere a simili castronerie! Solo si deplora che un giornale che vorrebbe passare per serio e che dovrebbe esser tale perchè redatto da tre professori del liceo e del ginnasio ed appoggialo da uomini eminenti e conosciuti nel campo della sdenta e delia politica ( ?... ). dia luogo nelle sue co-loune a tali fancii l eschi insulsaggini, e si prenda sin la pena di preannunziale come una interessante corrispondenza.
Piccolo Corriere
Mentre il giornale si vénderà in piazza, io start innuni , alla Corte di appello per vedere se ba ragione il tribunale oppure il sig. Benedetti, ebe ba preso a pelare questo gatto.
In quanto alla contravvenzione, per coi il tribunale ni diè anche ragione, e il P. M, ricorse in Cassazione , ò intervenuta Sua Maestà in persona a risparmiare al P. M un' altra papera.
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Mi rincresce di dover tornare ad occupare f mìei lettori di una persona infaust&mente nota fra noi l'intendente A. Sibilla, ora residente in Sondrio.
Egli non ha dimenticato i suoi antichi avversari, e, giorni dietro, cianciando di non so quale promozione che a^e-, risce d' aver ottenuto neli* amministrazione centrale, scrivevi , ad alcuni suoi fidi ecci
lo efe4o <Àe i miei lettori rideranno nel ««olire 'ehèqu*-
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