CORRIERE ABRUZZESE - Annata 1876
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    CORRIERE ELETTORALE
    Ecco la lettera annunciata nel numero ultimo:^
    Lanciano 16 ottobre 76
    L'on. Maranca Antinori ritirerà la sua candidatura, quantunque da parecchi a-mici consigliato a tenerla ferma; e le ragioni, che lo muovono a così fare, sono per lui nuovi titoli alla stima di quanti lo conoscono e lo giudicano senza secondi fini. Carattere fermo ed onesto, egli abbandona una lotta, da cui non poteva riuscire vincitore, perchè erano in campo non principi diversi, ma basse passioni, e si ritira forte della propria coscienza e lieto dell' affetto dei suoi numerosi amici.
    La ritirata del Maranca Antinori farà propendere le sorti a favore del de Riseis. Molti degli elettori del Maranca, pur conservando le proprie opinioni, saranno costretti a preferire il de Riseis all' iridescente de Crecchio una volta, che han visto, e non per propria colpa o mal talento, andare a monte due onerevoli proposte, tendenti a riunire i voti delle due parti in discordia sopra un terzo candidato di parte moderata: e molti, che a-vrebbero votato pel Maranca solo per riguardi e relazioni personali, sono ora ben lieti di potere apertamente dare il loro voto ad un candidato progressista.
    Il prof. Bertrando Spaventa, che si è messo in santa visita e cerca con quel suo fare da zoccolante di raffermare nella fede i credenti e di convertire gli apostati, potrà far testimonianza di quelle tali proposte testò discorse; e si sarà potuto convincere, che il soverchio rompe il coperchio.
    Pel resto, non tutti i mali vengono per nuocere; e per il solo fatto del ritiro del Maranca, i Tarquini e compagni sa-
    mente: il menu del pranzo, e la descrizione ad uso del prof. Giorgio Schwein-furth dei due Akka, che intervennero al pasto.
    o
    '* * 1
    Riceviamo e pubblichiamo, riservando i comenti ai lettori:
    Giùlia 17 ottobre 76
    Il giorno 14 del corrente, giunto qui il N. 83 del Corriere, dove leggevasf la mia lettera, mi condussi a visitare un mio zio, direttore d' una fabbrica, appartenente al conte G. A. di cui, der gentilezza, io non addito all' intera nazione il nome. SI poco potrebbe lodarsi del fatto e delle idee seguenti ! D' altra parte la questione di nomi è per me affatto secondaria, mirando ad un fine più generale, a quello cioè di valermi dei fatti, per richiamare i lettori ad osservare dal giusto punto di vista alcuni atti ed idee. Tal metodo sarà da me conservato in qualche altro appunto morale, sperando che F amore di questi luoghi mi sia di scusa della mia debole forza.
    Mi trattenni dunque in derta fabbrica sino a sera, quanno comparse il conte, agitato da vivissimo sdegno. I concetti che da noi furono esposti, saranno qui fedelmente notati.
     Mi congratulo moltissimo del vostro articolo, cominciò egli, veniva per ralle^ grarmene con vostro zio.
     Grazie.
     Lo dico però ironicamente; dacché non intendo come vi sia cascato in animo di scrivere una simile lettera.
     Signore, essa non vi riguarda.
     Mi riguarda benissimo; dacché fui io che mi occupai d' impedire la protesta degli operai.
     Voi stesso? ciò mi era ignoto.
     Ma che interessava a voi, se la
    enza\ dacché partendo mi furono di queste' testuali parole.
     Andate ora a fare gli uomini, vedremo chi ne farà di più.
     In quanto a ciò, signore, io noa potrei seguire il vostro consiglio, rincrescendomi anzi qualunque cosa che possa essere d' ostacolo alla libera manifestazione delle idee. Essa mi è molto a cuore, ed è pruova di ciò la pubblicazione dei presente articolo, che mi provocherà probabilmente un' agressione materiale. Non per questo però saranno men vere le cose da me riferite, nè voi sul t'opro onore potreste smentirle.
    Se poi V onta dello strano atto possa o no macchiare il mio onore, in ciò io mi abbandono interamente al giudizio degli abruzzesi. G. Cermighasi * #
    #
    Ieri nel tenimento di Montepagano costituì vasi un Comitato collegiale progressista, per scegliere tra i diversi candidati che si presentano nel collegio di Atri il più idoneo e che risponda meglio alle aspirazioni e ai desideri delle popolazioni di quei comuni.
    A questa riunione intervennnero 18 influenti e ricchi elettori delle diverse sezioni elettorali, ed elessero a loro presidente il sig. Francesco Sorricchio di Atri.
    Dopo lunga discussione e sentite le informazioni dei diversi rappresentanti le sezioni, ad unanimità proclamarono a loro candidato l'avv. Luigi Patrizi. #
    Ci scrivono da Ci vitella del Tronto 19 ottobre 1876:
    Non potete immaginare quanta buona impressione ha prodotto qui il supplemen-to al N. 83 del Corriere Abruzzese, ed "1 particolar modo queste veridiche paf#* « L'onorevole Aquaviva non ostante c®* due Pretori del suo Collegio (uno Q"1
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    messo in santa visita e cerea con quel suo fare da zoccolante di raffermare nella fede i credenti e di convertire gli apostati, potrà far testimonianza di quelle tali proposte testé discorse; e si sarà potuto -convincere, che il soverchio rompe il coperchio.
    Del resto, non tutti i mali vengono per nuocere; e per il solo fatto del ritiro del Maranca, i Tarquini e compagni saranno più frequentemente onorati dalle i visite del de Orecchio, e V on. de Riseis vedrà con piacere tradursi in fatto ciò, che prima non era che un desiderio appena.
    Basta di elezioni e di candidati per ora, e passiamo ad altro. Volete ricreare lo spirito dei vostri lettori con una lettura amena, ameaissima? Fate che leggano nel N. 283 delia Gazzetta di Napoli (12 ottob.) ]a corrispondenza da Cbieti, di cui un a-spirante alla licenza ginnasiale devsessere lo scrittore. « L' avventurato l.° ottobre , giorno lieto e sereno,4 la scelta brigata, il vociare degli amici, il chioccare delle fruste, il sig. Cesare de Laurentiis, eh' è sposo ricco ed ha il merito non comune di dare pasti imbanditi con magnificenza; e poi 1' affetto che si espande da quei gruppi e mormorio di complimenti e di saluti scambiati tra questo e quello per la sorpresa piacevole di rivedersi, di ritrovarsi qui, » che impsessione dolce vi producono ! I Croce ! i Gentile e compagni si saranno sentiti mancare per dolcezza. E dopo tutto, sentite il finale: Con questi nomi, con questi ricordi si chiuse la nostra bella, commovente giornata, di cui sarà certamente immortale la memoria tra noi, dies albo notanda lapillo.
    E tutto questo ben di Dio per farci sapere che Silvio Spaventa ha pranzato a modo in un casino di Francavilla! L' A-ch il lini c Fulvio Testa si sarebbero fatti rossi dalla vergoiìa.
    Un mio amico mi dice, che in quella corrispondenza mancano due cose sòla-
     Grazie.
     Lo dico però ironicamente; dacché non intendo come vi sia cascato in animo di scrivere una simile lettera.
    -= Signore, essa non vi riguarda.
     Mi riguarda benissimo; dacché fui
    10 che mi occupai d' impedire la protesta degli operai.
     Voi stesso? ciò mi era ignoto.
     Ma che interessava a voi, se la protesta non andò più avanti? essa non fu pubblicata, il tentativo quindi non doveva conoscersi.
    Jprr 11 dovere di occuparmi del paese è inerente alla mia qualità di cittadino.
     E qual bisogno avevo io di ricorrere alla minaccia del domicilio coatto, io che ho tanta autQrìtà da raccogliere quante firme voglio ?
     Lo ripeto, voi in questo fatto mi riuscite nuovo.
    '  Ma ora che figura farete, se tutti i soci smentissero la vostra lettera?
     Agirebbero contro le loro coscienze.
     Che cosa v1 interessa? lo scopo sarebbe conseguito.
     Voi non potreste farlo, ho in mano i documenti.
     Ma le firme sono state cancellate.
     E quelle che rimangono?
    Da queste parole ridotto in quel vuoto in cui T uomo per sua natura inevitabilmente s'incontra, egli, che stimavasi forse onnipossente, si irrita oltremodo, tanto una mala intesa prosperità perverte il cuore! "E irrompendo:
    Allora vi sfido, dissé, e per ora uscite di qui. A tale annunzio, ricordato appena
    11 dovere di ospitalità, indignato dell'atto incivile, partii.
    Simili argomenti dialettici nel secolo XIX?
    Strano anacronisma!
    I secondi costumi furono collerici v puntigliosi, quali sono narrati di Achille. I terzi (i moderni) sono officiosi (G. B. Vico Scienza nuova).
    La sfida, a quanto sembra, è un influ-
    ro CclIlUlUdirU i a v v. I^uigi rd»Mi21,
    Ci scrivono da Civitella del Troni*, ottobre 1876:
    Non potete immaginare quanta buon I impressione ha prodotto qui ili supp,ejJ to al N. 83 del Corriere Abruzzese, ed"' particolar modo queste veridiche feJ, « L'onorevole Aquaviva non ostante ci? due Pretori del suo Collegio (uno qui p^, troppo conosciuto) evidentemente in ai, ta contradizione con le istruzioni 'mjn£ steriali, e il vicario Egidj si diano nioù to attorno per lui, teme fortemente della sua rielezione. »
    E come no? Civitella, una delle più forti frazioni del suo Collegio, noQ sarà questa volta per lui assolutamente, checché possa fare e dire Monsignore Vicario, o qualche piccolo intrigantuccio di qui.
    I Civitellesi, concittadini dei Filippi Pepe, dei Garzia, dei Vinciguerra e di altri uomini illustri, sentono pur troppo la loro dignità per accordare di nuovo il mandato politico a chi si è preso giuoco della loro buona fede. Essi ricordano benissimo di quali mezzi si serve l'onorevole Conte per ingannarli e trarli nella rete nelP elezione del 1876; ricordano le lettere colle quali si raccomandava alla sua cara e diletta Civitella; le assicurazioni di farle ottenere una variante sulla strada provinciale Teramo-Ascoli, onde accostarla il più possibilmente alla città; la formale promessa di un carcere penitenziariD sulla demolita fortezza, giungendo fino a far venire anche il prof. Campana a prendervi le misure che servir doveano alla redazione del progetto, con non piccolo discapito delle finanze comunali, e mille altre corbellerie.
    Lo credereste ? ottenuto I* intento si ebbe voglia a scrivere ed a rammentare le promesse fatte, ma non si ebbe neppure 1' onore di una risposta !l E per ora basta.