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Riceviamo e pubblichiamo questo manifesto di alcuni c-lettori progressisti di Lanciano:
« L'Italia intera si agita per le imminenti elezioni politiche, ed iu tutti i collegi fervono lotte fra moderali e progressisti.
« In Lanciano e ne' paesi cbe formano il suo collegio, lo spirilo progressUla non si è mai spento, come si vorrebbe f*r credere; ed oggi cbe la gran maggioranza della Nazione stanca di vuote promesse di riforme giammai mantenute, appoggia 1' attuale Ministero, questo collegio deve pure affermare i suoi vecchi principii.
a All' opra dunque.
« Il candidato che noi vi presentiamo è il barone LUIGI DE RISEIS, da voi pur troppo conosciuto. Le qualità personali e la sua splendida posizione sociale sono pegni abbastanza sicuri cbe manterrà il nostro collegio all' altezza che noi desideriamo. Esso darà fuori un programma col quale affermerà cbe le sue idee sono in perfetta armonia con qnellc del Ministero e delle nostre. Sosteniamolo dunque con tutte le nostre forze, e saremo certi del trionfo, conoscendo il patriottismo de' nostri concittadini. Perdendo avremo dimostrato che il nostro partilo non è spento. »
1S ottobre 76
Cav. Gennaro Tosti -Dott. Ignazio Napoletani - Dott. Benigno Saraceni - Ireneo Mareantsnlo - Avv. Berar^ino Romagnoli - L. De Titta - Camillo Marcantonio - Dott. Francesco Olivastri - Luigi Da Vltis - Stefano De Giorgio - Luigi M. Maranca - Giovanni de Vltis.
IL DISCORSO DI UNA « MEDIOCRITÀ » PROGRESSISTA
Il Senatore Carrara, il grande giureconsulto, inaugurandosi i lavori dell' associazione progressista lucchese, pronunciava un discorso, di coi diamo i brani più salienti. Quanto sono diversi gli apprezzamenti dell' on. Carrara da quelli dell' on. Devincenzi !... Ma Carrara è una mediocrità, Devincenzi è una sommità... anche quando pianta barbabietole e consuma 300 canne di legna per confezionare tre chilogrammi di zucchero /...
« .... Oggi che ITtalia ha assicurato la propria indipendenza in faccia alle potenze straniere ed alla potenza interna che vantava avere una sovranità sopra di lei, è giunta T ora in cui dobbiamo dar mano concorde alla edificazione delle sue libertà sotto l'ordine costituzionale, aiutati anche in questa seconda intrapresa dalla lealtà
a; F.mn.niifìle.
pilogano nella difesa costante ed imparziale dei diritti dei singoli : e non sia il Saturno dei cittadini.
» Lo Stato parve un tempo figura i-deale; e si accettò come una formula della quale non dovesse alcuno darsi pensiero*. Ma venne giorno in cui ad un monarca, che si vantò di aver fatta grande la Francia mentre invece aveva preparato i suoi futuri disastri, piacque pronunziare l'arrogante asserzione: lo Stato sono io. E quale ne fu la conseguenza ? Ne rimase ricordo storico la caduta della monarchia.
» Nell'Italia libera si atteggiava a pronunziare alle volte la stolta formula: Z,o Stato siamo noi, e lentamente si veniva facendo a brandelli lo Statuto e la stessa autorità regia. Ma il voto del 18 marzo deluse le temerarie speranze, e dischiuse un più lieto orizzonte agli amici della libertà, dando agio loro di rendere praticamente sensibili i benefici delle istituzioni, che erano rimaste atrofizzate fin qui. Ed era questo il momento nel quale i liberi italiani dovevano stringersi in sodalizio fraterno che con grido unanime proclamasse i veri principii sui qnali deve assidersi un libero reggimento. »
L'illustre Senatore espone poscia con libéralissime vedute l'azione dello Stato nel campo della produzione, delle industrie, dei commerci, il dovere che ha di assicurare da ogni pressione la Magistratura, e soggiunge:
» È venuto il giorno in cui il nostro Re, guidato dalla espressione della coscienza nazionale, ha potuto lealmente salvare la Costituzione dai pericoli nei quali l'avevano gettata gli uomini che ostentavano di chiamarsi liberali, mentre erano realmente tutt'altro: ed ha potuto chiamare nei suoi Consigli uomini che alla fede nelle istituzioni costituzionali congiungono il più caldo amore allo sviluppo delle libertà. Ed in questo giorno il popolo
10 so, ad esempio, ehe 1' on. S....ilenzio è stalo ed é ptìV-re di due confraternite.
Oh /, mi narrava 1' altro ieri un montorie»e, se I' areale veduto col camice e col rocchetto !..... La Rana 1' avrebbe
messo tra le sue migliori caricature.
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11 detto mio confratello, che non ebbe una parola di risposta a due nostri articoli contro ii programma de' suoi maccabei, se la diverte spiritoseggiando (di*ebbe ii sig. F... a-vre di Castellamare) su alcuni del Comitato progressista ti cut liberalismo (inora fu più Bollile del filo di Wullaston ed invisibile ad occhio nudo.
Abl carino mio, codesta pedina non dovevi muoverla /
Nel Comitato progressista non si vedono uomini chef vennero tradotti a domicilio coatto, o si salvarono per miracolo, o furono manutengoli di briganti.
Si può dire lo stesso del vostro partilo? Scusa Maccabeo mio, una risposta verrebbe moito a proposito I....
o
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Abbiamo in vista due accademie nel nostro teatro. L'una sarà stasera 21 col concorso di alcuni egregi lanisti, nostri concittadini; il prezzo del biglietto è assai mite, quindi vivo sicuro cbe il pubblico accorrerà numeroso ad applaudire quei bravi cultori dell' arte.
L' altra sarà data dal celebre flautista Saverio Pucci.
Dico celebre senza dar di piglio alta gran cassa e salir sui trampoli, come fecero martedì i Maccabei per cantare lo glorie del panciuto dottore a discapito dei dottori Conti, Ror mualdi e Trosini che pur cooperarono, specialmente il primo, a curare il carissimo amico mio Arnaldi !....
Dico dunque che la sera di martedì prossimo sentiremo il celebre Pucci. Ilo innanzi a me la Gazzetta di Aqui.a e il Nicatt che ne dicono mirabilia.
Il suo flauto è uno strumento omnibus; fa sentire motivo ed accompagnamento, od è cosi abile di rendere il flauto or fagotto, or violoncello, or altro.
Dei Pucci ce n' è uno solo ; non ci lasciarne sfuggire l'occasione di andarlo a conoscere.
Nostre informazioni
Avevamo pubblicato il giornale, quando mercoledì ci pervenne la seguente notilicaxione dell'on. sindaca.
« Sindaco Teramo. Al banchetto dato in Foggia all'on. Z.t-nardelli ministro de' lavori pubblici, l'ex deputato Giuseppe De Risei» lo salutava anche a nome dogli Abruzzi, invitandolo a visitare queMe patriottiche popolazioni, constatarne i bisogni, provvederle di ponti, strade e ferrovìe.
« S. E il ministro restituiva il saluto incaricando l'amico carissimo De Riscis di assicurare quelle forti popolazioni del suo affetto e desiderio vivissimo di trovarsi fra esse ia tempo non lontano: intanto assicurarle che il Governo tiene in altissima considerazione le opere pubbliche a loro necci-sari e.
I Propinava infine tra vivissimi applausi a quelle sobrie industri e generose popolazioni.
Carbouelli. »
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Il Marchese Cesare De Sterlich ha reso un grande servigio ai nostri Abruzzi pubblicando
I un'opera che li interessa direttamente. Ecco
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propria indipendenza in faccia alle potenze straniere ed alla potenza interna che vantava avere una sovranità sopra di lei, è giunta F ora in cui dobbiamo dar mano concorde alla edificazione delle sue libertà sotto l'ordine costituzionale, aiutati anche in questa seconda intrapresa dalla lealtà di Vittorio Emanuele.
» E in che consiste questa libertà ? Nella esatta circoscrizione dei poteri dello Stato, in quanto vengono in urto con i diritti dell'individuo, e nella affermazione dei diritti dell'individuo, in quanto voglia a questi sovraimporsi lo Stato. Questa è l'opera alla quale devono intendere i veri liberali, quelli che vogliono chiamarsi costituzionali, non per ipocrisia, ma perchè veramente comprendono quanto vi ha di grande e di bello nel Governo rappresentativo, e quali sono i doveri di chi vuol sostenere questa forma di Governo.
» E vano gridare siamo liberi, soltanto perchè non abbiamo un tiranno, quando poi ne abbiamo venti che in una sfera inferiore vincolano le nostre libertà, e quando, ad onta che nello Statuto si legga l'aureo precetto che la legge è uguale per tutti, nel fatto vi è una mano di cittadini privilegiati, iti faccia ai quali si spunta la spada della giustizia, e quando i magistrati non hanno la piena indipendenza per far ragione ai diritti dei cittadini: è vano gridare che si vuole la prosperità delle industrio nazionali, se poi si calpestano quei precetti di libera concorrenza che sono tradizionali nella scuola economica italiana: è vano dire: i diritti individuali sono inviolabili, quando praticamente non è rispettata la umana personalità.
» Lo Stato rientri nella sua vera missione, c ricordi che non ha diritti suoi propri, ma soltanto doveri, i quali si c-
re la Costituzione dai pericoli nei quali l'avevano gettata gli uomini che ostentavano di chiamarsi liberali, mentre erano realmente tutt'altro: ed ha potuto chiamare nei suoi Consigli uomini che alla fede nelle istituzioni costituzionali congiungono il più caldo amore allo sviluppo delle libertà. Ed in questo giorno il popolo esultante si è stretto sotto la bandiera del Re Vittorio Emmanuele e del nuovo ministero; e dal seno di questo popolo plaudente sonosi formate le Associazioni progressiste per aiutare la completa attuazione del programma di Stradella (Applausi)
» Tacciano i maligni, i calunniatori, che al fine di usurpare nuovamente il potere vanno accusando noi come nemici del trono e dello Statuto, mentre sono, essi i veri nemici dello Statuto e del trono. A costoro noi non diamo che una sola risposta erano gli amici vostri che gettando la magistratura nel fango, e lacerando lo Statuto a brandelli, conducevano a gravi pericoli la monarchia, e preparavano all'Italia giorno di gravi sventure (Applausi)
Piccolo Corriere
Il giornale dei Macaabei comincia a fare dello spirilo. Era tempo, altrimenti la noja avrebbe /atto giustizia di lui.
Ma, badi, sa, che lo spirito scaturisca naturale. L'articolo consacrato al Piccolo Corriere , a questa rubrica per cui s'impermalisce tanta gente, compreso il Duca di Falconara, è riuscito proprio una cosa scipita.
Mi dispiace di Plinio, di Orazio, e di non so qual al'.ro autore, che ne ha fatto le spese.
Mettere a contribuzione tante brava persone per una lunga freddura , indegna financo di una brulla copia di Yorhk, mi sembra troppo davvero I
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Piuttosto di Arturo e' è a lodarsi, dal lato satirico.
Si vede che non è un professore che scrive !...
Tutto sta a vedere però se sia vero ciò che narra, e se non sia il caso di dira a lui: medice, cura teipsumì... Del resto, in ogni caso il giornale dei Maccabei avrebbe dovuto fame a menò.
ìq altissima considerazione ie vpeie _____
sario.
. « Propinava infine tra vivissimi applausi a quelle sobrie industri e generose popolazioni.
Carbone Ui. »
Note k> ilDliocpre.fi oli©
Il Marchese Cesare De Sterlich ha reso un grande servigio ai nostri Abruzzi pubblicando un'opera che li interessa direttamente. Ecco come la giudica il Piccolo di Napoli:
Siamo lieti di essere i primi ad annunziare un'opera che deve annoverarsi fra le più gravi della moderna scienza bibliografica in Italia. Vogliamo dire degli Scrittori abruzzesi dai tempi più remoli un'oggi, del cavaliere Cesare de Sterlich, che formano una delle quattro parti delle opere bibliografiche dello stesso autore.
Ce ne sia d'innanzi il 1" fascicolo. Dopa una breve e dottissima introduzione in cui fanno nobile gara tra esse la profonda conoscenza dell'argomento e l'eleganza nel dire, sì trova il primo notamento delle opere citale a sostegno di ciò che si scrive. Da questo solo i elenco si mostrano gli immensi studi e le ricerche profoude che ha dovuto fare lo Ster-, lich per venire a capo del sno grande lavoro. Comincia quindi l'opera nella quale gli scrittoti sono disposti per ordine alfabetico. Di I ognuno di essi vi è un cenno biografico e quindi le opere che ha scritte e le loro edizioni. Di scrittori, di opere e di edizioni ve ne sono molte ignote finoggi, e la cui scoperta si deve al nostro autore.
Il solo articolo che tratta di Mari-angelo Accursio, se altri pure non dovessero esservene di eguale importanza, basterebbe a porre lo Sterlich fra i più eletti scrittori e fra i primi bibliografi italiani.
Poniamo fine a questa fuggevole rassegna congratulandoci con tutti gli abruzzesi, che debbono al Gerto essere orgogliosi di questa opera e gratiss mi al suo autore: ed augurando ad ogni altra contrada italiana che sorga in &ssa chi innalzi lo stesso glorioso monumento che lo Sterlich ha innalzato agli Abruzzi.
F. Taffiorellì direttore responsabile^
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