CORRIERE ABRUZZESE - Annata 1876
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Digitalizzazione OCR e Pubblicazione a cura di Federico Adamoli


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    base, ciò non vuol dire che nulla sia mutato, cessori usassero dell1 ingerenza dei pubblici uf-nulla debba mutarsi. fidali nede elezioni politiche. E1 cosa che la si
    Permettetemi, o signori, che io spieghi il nistra aveva denunziato; è cosa che fu apertami concetto pigliando una similitudine da uno ! mente confessata dal precedente Gabinetto, il fra i più grandi fenomeni morali che ci presenti j quale dichiarò essere il Governo un partito, ep-la storia della umanità. Voi sapete che le mas- perciò corrergli debito d'indicare agli elettori i
    sime più sante del Vangalo le troviamo scritte nei libri di Confucio, nelle leggi di Zoroastro e di Manù, nei precetti di Socrate, nelle specula-
    suoi fidati, e di combattere gli avversarli.
    Come intendesse cotesta intromissione del Governo nelle elezioni il precedente Ministero,
    zio ni di Platone; tanlo che si è potuto scrivere j lo ha potulo vedere il paese nella discussione un libro eruditissimo col tilolo: Il Cristianesimo j solenne eh1 ebbe luogo in Parlamento V anno scor-prima del Vangelo. so e lo potemmo più innegabilmente veder noi,
    Eppure del solo Vangelo polè dirsi che creò l Ministri, ma non tanto nuovi da non saper tro-nuovi cieli e nuove lei\re. E ciò perchè? perchè vare le tracce e le prove di quello che del requelle raccomandazioni della benevolenza, quelle sto era divenuta una teoria di Governo, confessioni della fratellanza, quelle rivelazioni II nuovo Ministero, fedele alle sue promes-della convivenza spirituale, che negli antichi e- se, e persuaso per di più che il corpo elettorale rano idee di passala, ispirazioni fugaci, nel Van- non è quella pasta maneggevole che i nostri av-gelo sono la sostanza, lo spirito, l'essenza, la versari credono (e lo dimostra la vittoria della
    Sinistra) mantiene il suo fermo proposilo, solen-
    vita. (Benissimo!)
    L'ordine delle idee, e soprattutto l'impero della volontà, mutano un concetto da comune in novissimo, come la disposizione dei numeri in mia cifra numerica può miliare le unità in migliaia. Veramente la similitudine 1' ho presa forse
    nemente dichiarato, di lasciar liberissimi da ogni influsso governativo i comizii elettorali. (Benissimo !)
    Ma la macchina governativa montata con lungo studio per avversare i candidati di Sinistra
    Iroppo in alto; avrei forse dovuto premettere il , e favorir quei di Destra, s' aveva a lasciar tal si licet magna componere parvis: ma non è men quale? o si doveva forse usar I' impero della di-
    vero che per noi l'Italia è la massima di tutte le cose, è il nostro mondo, è il nostro cielo: che per noi è d1 una vera importanza religiosa, ed è per noi vitale il conoscere se riesciremo o no a compiere il Vangelo civile della nostra risurrezione o se invece saremo condannati a ricopiare sempre i vecchi salmi dei profeti caduti.^ (Applausi.)
    Del reslo, lasciatemelo ripetere, perché im
    sciplina per volgere questa preordinala milizia elettorale a posta e ad arbitrio del nuovo Ministero? Con ciò si riconsicrava il sistema precedente del Governo Elettore. (Benel)
    Che altro potevasi fare?
    Non eravi altro a fare cha liberare gli impiegati dai vincoli molesti delle antiche clientele, dai sospetti, dalle sollecitazioni, dalle minacce, permettetemi la parola, delle precedenti cospirazioni,
    porta troppo, io terrò sempre ferma la bandiera mutando, con grandissima parsimonia, le residen-su cui è scritto: avanti, exeelsior (Benissimo! ip- j ze dei più zelanti o dei meno prudenti, per modo plausi), io piglierò, ovunque le trovi, le buoni ! che corretta V artificiosa tessitura, si ridonasse la ispirazioni e le utili idee/ (benissimo!) libertà a quegli stessi impiegati che solto la pre-
    E perciò, o signori, che io non mi sono ri- ; cedente amministrazione I' avevano quasi inliera-bellalo contro quella tregua, quella specie di tre- j mente perduta. (Applausi). gua cjie ci fu offerta dai nostri avversari quando Si è (atto un gran rumore sopra quelle trasiamo saliti al potere, colla formola della leale mutazioni e tulio si volle attribuire a fini elelto-aspellazione fino a sperimento compiuto: formola rali. Ma perchè non tener conio che molta parte altera, forse troppo pretensiosa, ma che fu pre- di funzionari pubblici furono traslocali, come pur sto disdetta col fallo, non solo dai furibondi gre- I si deve, per ragioni di servizio? Ennure nessuno
    zioni economiche. La legge che fu volata dalla Camera avrà il suo compimento nel bilancio del 187< e quello non è che un primo passo, che possiamo fare senza ritardo, giacché nel bilancio dell anse, prossimo ci è ancora un margine sufficiente p?f coprire questa maggiore spesa: ma io sono risoluto a fare assai più: nella prossima sessione gara presentatala legge sullo stato degli impiegali. <» spero anche di poler estendere il miglioramene economico dei funzionari alle amministrazioni provinciali. GÌ' impiegali sanno dunque che essi hanno nell' attuale Gabinetto un difensore dei loro interessi: ma essi devono egualmente sapere che I' attuale Ministero ha cambiato in fatto di elezioni politiche la parola d' ordine. Se fa parola d'ordine delle amministrazioni procèdenti era questa: chi non è con noi, è contro di noi; la nuova parola d' ordine che io rivolgo a nome del Ministero a tutti i funzionari dello Stato, in fatto di elezioni, è quest' altra: Lasciale passare la volontà del paese. (Benissimo ! Applausi prolungati).
    Ora debbo parlarvi dei nostri propositi di governo.
    Consentitemi che io non tocchi della nostra fede monarchica. Nessuno che abbia coscienza la metle in dubbio. (Bene!) Non sono molli coloro che ebbero la fortuna di dar prova della devozione al re ed alla reale famiglia come chi ha 1' onore di parlarvi. (Applausi) L' unità del corpo politico, la concordia degli animi, queste due supre-me condizioni della vita nazionale sono i due be-neticii immortali che l' Italia deve al re ad alla casa di Savoia. (Evviva al re / Applausi).
    Parrà strano, o signori, che io vi parli di concordia alla vigilia di una fiera battaglia elettorale; ma io ripeto questa parola, che non indica parità d'idee, ma comunione e rispondenza di affetli.
    Sì, noi dobbiamo essere tutti concordi, qualunque sia il partito politico a cui apparteniamo, noi, come i nostri più decisi avversarli, nell1 amore d1 Italia, nella devozione al re, nel cullo dell' unità, nella fede irremovibile nelle nostre isK-tuzioni. Questa stessa lotta a cui ci apparecchiamo, questo contrasto d' uomini e di concetti è possibile, è civile, e sarà fecondo, perchè questa pacifica colluttazione si svolge nell' orbita dello Mi-
    Lui una sl^l
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    su cui è scritto: avanti, excelsior (Benissimo! Applausi)i, io piglierò, ovunque le trovi, le buoni ispirazioni e le utili idee, (benissimo!)
    E perciò, o signori, che io non mi sono ribellalo contro quella tregua, quella specie di tregua cjie ci fu offerta dai nostri avversari quando siamo salili al potere, colla formola della leale aspettazione fino a sperimento compiuto: formola altera, forse troppo pretensiosa, ma che fu presto disdetta col fatto, non solo dai furibondi gre-garii, ma dagli stessi capi, troppo presto indispettiti dell1 inaspettata disfatta. (Benissimo!)
    Prevalsero, ripeto, i dispetti dell1 impreveduta disfatta. Tutta le parole, tulli gli atti, fino le intenzioni del nuovo ministero, furono fatti segno ai più acerbi commenti. Dovrei usar parole assai gravi: ma io so essere più moderato dei miei avversarii (Applausi).
    Di questa prima accusa spero d' aver detto abbastanza, lo ed i miei colleghi, abbiamo a que- , si1 ora provato coi falli, nel brevissimo tempo di vita parlamentare che ci fu concesso, che parecchie cose tentale invano dai nostri antecessori, altre invano a loro richieste, noi le abbiamo potute compiere con loro, senza di loro e contro di loro (Benissimo! Bravo!)
    Io non vi farò, o signori. I1 enumerazione delle cinquanta leggi votate nell' ultimo scorcio di sessione parlamentare; basterà citarne alcune: quella della Sila, i punti franchi, la legge sugli impiegati civili, la legge sui gradi militari e per i compensi ai danneggiati politici, la legge invano invocata dal grand' uomo che ha liberato dai Borboni mezza Italia, da Giuseppe Garibaldi; questo progetto di legge è entrato ormai nel dominio dei fatti (Applausi).
    E mi preme dichiarare solennemente che di questa legge si è appena cominciata I' esecuzione, ma che il Ministero è risoluto fermamente di attuare interamente il concetto dell' illustre generale Garibaldi, che è quello di liberare completamente la città eterna dalle inondazioni del Tevere. (Bravo! Applausi prolungali. Viva Garibaldi!) come pure non esito a dichiarare essere negli intendimenti del Ministero, di aiutare il mun;cipio di Roma nelle opere d'ingrandimento e di sistemazione edilizia della Capitale d'Italia. (Bcnissimol)
    Sarò breve, o signori, sulla seconda accusa, la quale riguarda il rimutamento dei pubblici ufficiali.
    A me pare oramai ammesso come fatto storico, contrastato da nessuno, che i nostri prede-
    i ze dei più zelanti o dei meno prudenti, per modo i che corretta I' artificiosa tessitura, si ridonasse la I libertà a quegli stessi impiegati che sotto la pre-I cedente amministrazione I' avevano quasi intieramente perduta. (Applaasi).
    Si è fatto un gran rumore sopra quelle tramutazioni e tutto si volle attribuire a fini elettorali. Ma perchè non tener conto che molta parte di funzionari pubblici furono traslocati, come pur si deve, per ragioni di servizio? Eppure nessuno può contestare al Ministero che è responsabile al Re e al paese del buon andamento dell' amministrazione, il diritto di scegliere fra gì' impieg.iti, i più adatt. piuttosto in uno che in allro posto. Molte volte, o signori, questi mutamenti sono una vera necessità quando si verifichino delle vacanze negli uffici che bisogna coprire: e spostandone uno, se ne debbono necessariamente spostare parecchi. Ora i nostri avversari che fanno, non dirò d' ogni erba fascio, ma di ogni strumento arma di partito, hanno esagerato i fatti: e, dai fatti più semplici e naturali, trassero argomento per accusare d'infinite colpe il Ministero.
    Io citerò un altro e&wppio. Da molte parti dello Stato sono giunte al Ministero in questi giorni, lagnanze vivissime pel contegno degli agenti delle tasse, e di altri impiegati delle finanze, per gli apprezzamenti dei redditi di ricchezza mobile da assoggettarsi a tasse nell' anno prossimo. Credo che queste voci, ripetute da molti giornali, saranno venute all' orecchio di moltissimi fra voi. Ebbene, 1 Ministero ha fatto il suo dovere, ha eseguito subito delle inchieste imparziali e diligenti. Ora, credete voi eh' egli debba rimanersi indifferente quando gli sia risultato che dopo la proposta d' un aumento da uno a dieci della rend la imponibile. T agente si è contentato ed ha transatto sopra una e fra insignificante? Credete voi che quest' impiegalo abbia fatto il suo dovere e siasi attenuto alle istruzioni chiarissime del Ministero, che vogliono 1' applicazione esatta della legge, ma vessazioni mai? Credete'voi che il Ministero abbia in simile caso a rimanersi colle mani in mano, e non possa provvedere, almeno, col traslocare gl'impiegati dal posto dove il loro contegno ha destato la più aperta avversione, non solamente contro essi stessi, non solamente contro il Ministero, ma contro I1 ente Governo? (tiene\)
    In questi casi il Ministero ha il dovere di essere r sarà inesorabile.
    Egli rispetta la libertà e la dignità dei pubblici ufficiali. Essi sanno che 1' attuale Ministero è più che mai risoluto a migliorare le loro condi-
    ci, noi flODDiaiIIO cranio (uni vwiiwurui, (J,)j
    lunqùe sia il partito politico a cui apparteniamo noi, come i nostri più decisi avversarii, nell'am0^ I re d1 Italia, nella devozione al re, nel colto dii I' unità, nella fede irremovibile nelle nostre % tuzioni. Questo stessa lotta a cui ci apparecchi mo, questo contrasto d1 uomini e di concetti è p0$,' sibile, è civile, e sarà fecondo, perchè questa pa, cifica colluttazione si svolge nell'orbita dello Sta, tuto, che indirizza gli opposti sforzi ad una stessa gloriosa mèta, alla prosperità della patria. (Btnd Applausi prolungati. )
    Sì, o signori, non abbiamo fede in questa concordia delle due grandi parti politiche che devo, nono alternarsi al putdVe: noi rendiamo questa giustizia pei primi ai nostri oppositori: mal per loro, mal per alcuni di loro, se trascinali da basse passioni osano lanciar calunnie, e sussurrare sospetti! Questi sospetti non arrivano fino a noi, ed in ogni caso, non meritano che noncuranza e disprezzo. (Benissimol)
    Permetlemi, poiché ho accennalo alle parli politiche, che io dica una parola di certe pretensioni, di certe storie fatte, non dirò adusum de-phtni, ma ad uso specialissimo dei partiti politici, e compitate a posta per coloro che vogliono essere ingannati da loro. 1 nostri avversarii, lo sapete,si ascrivono a proprio merito tutte le fortune d'Italia, dalla spedizione di Crimea al 20 setlembredel l 1870, dalla guerra audace del 1855 alla sapiente f neutralità del 1870, dalle prime leggi d'imposti al pareggio. Ed a noi sapete che cosa assegnino? J A tfoi della sinistra assegnano quella parte cheneil processi di canonizzazione si assegna al diavolo.! (Ilarità).
    A noi assegnano il dubbio, la negazione, il so- » spetto, le sventure. Ebbene, guardate un po', io sa- f rei anche disposto ad assumere sul mio capo una parte di responsabilità di alcuna delle grandi sventure italiane. Ne dirò una delle più formidabili. Novara! Novara che ha mostrato al mondo come Casa Savoia non sapesse né mancare alla parola, nè umiliarsi per destini avversi, nè disperare inai della giustizia. E quesla prova, o signori, non ha poco influito sui destini d' Italia. (Bene\ braco*)
    Siano puro assegnate anche a nostra colpa le temerità profetiche di Brescia, di Venezia o di Roma, il sangue di Mentana, i sacrificii di tanti mar-1 tiri di cui qui vicino a me, o signori, sta un glo- ¦ rioso superstite.
    Molte voci. Evviva Cairoli !
    Depretis. Ebbene tutte queste sventure hanno preparata la breccia incruenta di Porta PtX