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(Applausi) hanno potentemente contribuito a portare Re Vittorio Emanuele al Quirinale, hanno consacrato r unità e la libertà imperitura della patria nostra. (Benissimo ! Applausi).
Però, o signori, sarebbe tempo che la verità storica fosse un po' meglio rispettata, che i vanti tornassero a più giusta misura, e che anche nella storia del risorgimento italiano si adoperasse da tutti gli uomini leili, a qualunque partito appartengano, un po' di giustizia distributiva. (Bravol).
Del resto, o signori, su questa eterna qui-stione di competenza dei due grandi partiti par-' lainenlari, mi sovviene un aneddoto che mi pare faecia proprio al caso nostro. Ouando i Chinesi hanno trovato la polvere (sapete che la polvere da cannone non fu scoperta nè da un frate nè da un tedesco, la scopersero, forse per caso, i Chinesi), ebbene nacque allora nella China una ficrissima disputa, per sapere se la forza esplosiva della polvere fosse dovuta al nitro, allò zolfo od al carbone (la chimica bisogni che non sia in fiore nella ChinaJ. Fatto sta, eh' io credo se ne disputi ancora. Ebbene, la questione di cui ho parlato, cioè se sia la Destra o la Sinistra che ha più potentemente aiutato a fare ì* Italia, non è una questione italiana, - è una questione chinese. (Bravo ! Ilarità).
Ma veniamo, o signori, al programma politico, od almeno a quella esposizion e dei propositi dell'attuale Gabinetto che io ho promesso ai miei elettori.
Voi ricordale sicuramente il discorso che io feci, or fa un annoi come capo dell'Opposizione parlamentare, discorso che ebbi a ripetere il primo giorno in cui mi sono presentato al Parlamento come capo del nuovo Ministero.
Oramai sarebbe fatica inutile e tempo rubato il ridire quello che fu più volle commentalo da amici e da avversarli.
Non pertanlo mi rimangono alcune cose a soggiungervi. Il programma del ministero attuale, io debbo dichiararlo altamente, è sempre il programma di Stradella: è sempre quello che ho ripetuto alla Camera il 28 marzo. L' esperienza del governo per me non è nuova, ma cerio V e-sperienza fu fatta da me in circostanze straordinario e nuove, e non pere ò si mutarono le mie ii n»mrramn\a di Stradella io lo man-
un' arte della natura, la libertà civile sia un' arte dell1 intelligenza concorde e sovrana. Noi non vogliamo nè T Italia in pillole, nè V Italia baccante ed atomistica; noi vogliamo I1 Italia una, forte, vigorosa e veramente libera. (benel Applausi prolungati).
10 non temo, anzi desidero e ritengo necessaria la esplicazione di tutte le libertà, e metto al primo posto le libertà politiche. Quindi in questa parte, cioè per ciò cbe riguarda la legge elettorale politica, io confermo il programma che ha fatto un anno fa, come lo confermo riguardo alla seconda di queste leggi politiche, cioè intorno alla legge sulle incompatibilità parlamentari. ([bravissimo ! bene !).
11 previdente senno del Re, o signori, che ha creduto alla fortuna d'Italia anche nei giorni della disperazione, non esitò un istante ad accogliere la proposta del suo governo: egli volle che la costituzione del corpo elettorale, onde escono i legislatori, fosse messa al cimento dei nuovi tempi, e raffermata su basi inconcusse: egli volle che, se miglioramenti in questa materia si possono pensare e compiere, le riforme precedessero le domande: cosicché perdurasse sempre pienissima nella nazione la coscienza di concorrere all' opera legislativa. Da ciò queir atto nobilissimo che impose di rimettere a studio la legge elettorale polisca, la quale appunto perchè non v'è ora alcuna urgenza di desiderii, vuole essere esam nata dai nuovi legislatori con tutta la calma, con tutta la maggiore attenzione: ed il loro volo su questa legge sarà il coronamento dell' edificio delle riforme a cui saranno dalla nazione chiamali. (Applausi).
Noi compiremo dunque le riforme dei nostri ordini politici colle due leggi che ho rammentate. Queste riforme il paese le attenderà dalla nuova Camera colla calma che dona la più intera sicurezza, poiché, miracolo di fortuna, la nostra Italia, ha per simbolo trionfale di unità e custode della sincerità del patto sociale Re Vittorio Emanuelo II, il cui nome non va mai scompagnalo dalle più sincere acclamazioni di quanti amano la prosperità della patria; acclamazioni alle quali io sento, fin d' adesso, che risponderà, colle sue benedizioni, la più lontana posterità. (Applausi prolungati).
V' invito quindi, o signori, a portare un brin-
HInIifi n 11 n
Voglio parlar della finanza. « Segni di attenzione ».
Ho detto che abbiamo 1' unità e la libertà politica. Ma siamo noi veramente liberi? Non soggiaciamo noi a qualche resto di servitù? Prima, o signori, e pur troppo grave servitù, è la finanza. E' vecchio adagio che chi ha debiti ha padroni. E padroni, pur troppo, spesse volte non solo di averi, non solo di corpo, ma ancora di anima. Abbiamo dunque, o signori, (non giova dissimularlo) la servitù della finanza. Ed io sodo proprio desolato nell' annunziarvi che vi parlo come il capo degli esattori, o, se volete, come l'esattore in capo « ilarità » ; sono il ministro delle finanze, e, volere o non volere, il rappre-sentante di questa servitù.
L'Italia, o signori, se si tiene conto, come si dovrebbe, e come non si suole tener conto, non solo delle finanze dello Slato, ma di quelle delle provincie e dei comuni paga, a conti fatti, poco meno che metà del suo tesoro a riscatto del suo passalo.
Noi abbiamo spezzate le sue catene, ma ce ne rimane ancora ii peso sotto forma di debito. E peggio; perchè il balzello impostoci dagli stranieri si poteva pagare a cannonate, mentre il balzello che ci siamo assunto sulla nostra parola di popolo libero ed onorato non si può pagare che a contanti, a lavoro rafforzalo, a risparmio raddoppiato « bravol benissìmol Applausi ».
Lasciate che io qui risponda ad un' altra delle gravi accuse che sono indirizzale all' attuale Gabinetto.
Siamo accusati di aver fatto nulla in nessun ramo dell'amministrazione pubblica, meno che nulla in fatto di finanza. Io invece ho la coscienza che si è lavorato e si è fatto non poco. E mi affretto, o signorina rendere qui testimonianza al mio amico e collaboratore, il deputato Seismit-Doda, che mi aiuta nell' amministrazione finanziaria. Mollo del bene fin qui ottenuto, deve attribuirsi al mio egregio collaboratore. « bene ! »
Di più io ebbi le ventura di avere P aiuto cordiale di parecchie Commissioni cho risposero con alacrità ed energia alle mie promure. Alcuni de' miei valenti cooperatori io veggo presenti a questo banchetto ; ed io scelgo quest'occasione r ^lància tesiiirìfniiian/a dello schietto é
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rvon periamo nn rimangono aicunn uose a i aggiungervi. Il programma del ministero attuale. io debbo dichiararlo altamente, è sempre il I programma di Stradella: è sempre quello che ho ripetuto alla Camera il 28 marzo. L' esperienza del governo per me non è nuova, ma certo I1 e-! sperienza fu fatta da me in circostanze straor- , din-irie e nuove, e non pere ò si mutarono le mie convinzioni. Il programma di Stradella io lo mantengo tal quale; io non ho da cancellarvi una ! sillaba (benissimo). Ma io non sono il Dio Termine: anche pei ministri c'è la legge del prò-! gresso; e vi confesso che nel programma di Stradella ho trovato molte cose da aggiungere, più molte da riordinare.
L* ideale è sempre quello, o signori: unità e libertà. Di questi due fondamenti è promessa e guarentigia lo Statuto fondamentale del regno. Intorno a questo codice eli salute debbono raccogliersi tutti gì' italiani, tanto chi ne adora la lettera, come chi ne sente lo spirito: ed io per coolo mio, non temo lo spirito vivificatore dello statuto costituzionale italiano, (benissimo l) Anzi' io sono profondamente convinto che la monarchia, come ne fa prova secolare l'Inghilterra, e controprova evidente l'Italia nostra, è la più libera, la più salda delle repubbliche. (Applausi).
La* monarchia costituzionale non ha nulla , da temere per 1' espandimento, e I' estrinsecazione di ogni libertà. Imperocché chi dice libertà, dice impero equo, fermo, consentito, na-z onale delle leggi emanate dalla pubblica coscienza. Più in là non ciò libertà, ci è d ssolu-zioue. (bene\)
Lasciate che per esprimere il mio concetto e rompere 1' austerità di questi pensieri, io ricordi un simbolo del grande scienziato tedesco, di Alessandro Humboldt, che dipinse la libertà disc planala della vita e la libertà scatenata della'morte.
Egli le raffigura in due cori di ninfe: il primo, unito in affettuosa catena di mani conserte, move a danza composta e misurala, raggiante di affetto contenuto e d'intelligenza; è la natura in- j somma, che vincolata alle leggi organiche, trova la libertà consapevole e le gioie pensose della vita. Di contro, il coro scompigliato delle Menadi, discinta, lanciate ad inseguire la propria frenesia, inconscie dell1 ebrezza che le agita: è la natura abbandonala alla confusione degli elementi, alla libertà degli atomi.
Voi comprendete, come la vita organica sia
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e custode della sincerità del patto sociale Re Vittorio Emanuele II, il cui nome non va mai scompagnato dalle più sincere acclamazioni di quanti amano la prosperità della patria; acclamazioni alle quali io sento, fin d' adesso, che risponderà, colle sue benedizioni, la più lontana posterità. (Applausi prolungati).
V invilo quindi, o signori, a portare un brindisi alla salute del primo soldato d' Italia, alla prosperità di Vittorio Emanuele. Evviva Vittorio Emanuele 1 « Applausi vivissimi e prolungali Viva il Re, viva Vittorio Emanuele! ».
Se lo permettete, mi riposerei alcuni minuti.
Voci. Sì, sì riposi.
« V on. Depretis si riposa per cinque minuti. »
Depretis. Permettetemi, o signóri, che io, continuando il nro discorso, vi dica brevissime parole sulla politica estera.
Anche su questo punto ho nulla da togliere, nulla da mutare alle dichiarazioni che ebbi r onore di fare alla Camera il 28 marzo passalo.
La polilicà italiana nelle sue relazioni col-1' estero fu, negli ultimi anni, resa più facile dai grandi avvenimenti che si compirono in Europa.
L'Italia deve continuare nella politica paci- j fica, prudente, dignitosa; che fin qui le ha cat-livato le simpatie delle grandi potenze europee. , Senza però, mi affretto a dichiararlo, che, per prudenza eccessiva rinunzi alla sua devozione ai j grandi principii della civiltà e dell' umanità. « be-\ ne 1 bravol » Queste cose io dissi il 28 marzo: e allora le mie parole parvero, non so perchè, un' audacia. Ripelo quelle parole anche oggi come una inconcussa professione di fede.
Nessuno vorrà che io entri a discorrere delle questioni gravissime che ora tengono ansiosa e sospesa 1' attenzione di tutto il mondo civile. , Però nessuno può dimenticare recenti esempi i quali mostrano che la pietà, T equità, l'indignazione irresistibile colla coscienza umina contro le violenze barbariche, possono imporsi come: una legge ed una necessità morale, anche alle ! tradizioni della diplomazia ed ai più freddi cai- j coli degli interessi politici. « Applausi ».
Ma veniamo, o signori, ad un altro tema,, sul quale, mi spiace di doverlo annunziare, voi potete uituonare il verso di Dante:
« Ora comincian le dolenti note. »
I histrazione finanziaria. Molto nei cene mi 4U1 ottenuto, deve attribuirsi al mio egregio colla-I boralare.. « bene ! »
Di più io ebbi le ventura di avere 1' aiuto cordiale di parecchie Commissioni che risposero con alacrità ed energia alle mie premure. Alcuni j de' miei valenti cooperatori io veggo presenti a questo banchetto; ed io scelgo quest'occasione per rendere loro testimonianza dello schietto e fruttuoso" concorso che hanno prestato all'attuale ! amministrazione. ( benissimo ! bravo !)
Si è fatto nulla! Ma quanto tempo hanno ¦ impiegato gli altri ministeri che ci precedettero I prima che arrivassero a mettere mano ad una riforma di qualche importanza? E sì che trat-lavasi di uomini che si succedevano nella stessa scuola. « Si ride ».
Unà voce. Stessa chiesa.
Depretis. Erano edizioni più 0 meno rivedute dello slesso libro, erano fili rannodali della stessa lana. « benissimol Ilarità ». E a noi, venuti nuovi, creduli poco vitali, noi costretti a metter mano alla complicata macchina del governo, allestita da altri, restìa a novità, preordinata, educata ad altre idee, subordinala ad altre influenze, a noi si fa colpa di non avere in se mesi, e tre mesi gli abbiamo eonsumati in un improbo lavoro parlamentare a lutti noto, già tutto ricostrutto un nuovo edificio finanziario, di non avere affrettatamente preparale le correzioni, anzi le radicali riforme che da noi si temono « Si ride », e che pure da noi si sollecitano con un furore inaudito. « benissimol Applausi >>.
Eppure, 0 signori, tutte queste accuse non possono cambiare la storia. In poco più di tre mesi, sotto la nostra amministrazione, il Parlamento ha votato circa cinquanta progetti di legge, alcuni dei quali importantissimi. Quello sulla Sila; quello sui depositi franchi, sì fieramente contrastato nella Camera vital zia; quello per le opere stradali nell1 Italia meridionale, quelli sulle opere idrauliche; quello pel miglioramento delle condizioni degl'impiegati; quello per gli ufficiali che perdettero i gradi per ragioni politiche; ed infine la convenzione di Basilea, che ho salvato da.un naufragio certo, mi si permetta di dirlo, con uno sforzo di pazienza e di ostinazione. Una voce. E' la verità. Depretis. Eppure, ci si dice, non abbiamo
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