CORRIERE ABRUZZESE - Annata 1876
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    f;i!lo nella. E' vero, alcune leggi non le abbiamo polulo condurre a compimento ; ma voi sapete cìie il potere esecutivo non ^ il padrone del potere legislativo. Havvi una legge, nata dall' iniziativa parlamentare, che io avrei voluto vedere approvata, perchè da essa, io principalmente, io, ministro delle finanze, aspetto molle rivelazioni: è la legge sulla inchiesta agraria (Benissimo!) ,la quale mi farà conoscere un po' a fondo in che condizione si trovino le plebi condannate al lavoro dei campi (Bravo\ applausi.) Ebbene, non è stalo possibile vederla approvala; ma sarà questa una delle prime che I' attuale Gabinetto invocherà dalla carità cittadina della nuova Camera. (Bravai)
    Quanto all' efficacia delle Commissioni che, come dissi, hanno prestato al governo una opera zelantissima, mi basterà una rapidissima rassegna del lavoro che si è da esse compiuto.
    V esame dei nuovi regolamenti universitari, il mio onorevole collega il ministro dell'istruzione pubblica vi saprebbe dire quanto lavoro e quanta fatica richiedesi.
    Voci.  Evviva Ceppino!
    Depretis.  Se fosse presente un altro mio egregio amico, il ministro di agricoltura e commercio , saprebbe dirvi qnanti sludi tecnici si siano fatti per la riforma degli Istituti tecnici. La legge sui servizi postali marittimi, legge gravissima, anch'essa è opera d'una Commissione; ed il progetto di legge è in pronto. Là legge per la ricostituzione dei comuni e delle provincie uscì pure dai lavori di una Commissione zelantissima. Le basi principali di questa legge, di cui dirò in seguito, rispondono al programma che io feci Tanno scorso a Stradella. La legge sull'amministrazione delle Opere Pie, che ha per iscopo la difesa del patrimonio dei poveri, fu anche allestita da una Commissione governativa. Le riforme (e queste mi riguardano da vicino) alla legge ai regolamenti della tassa di ricchezza mobile , quelle dei regolamenti e della legge sul macinato, la nuova legge sui fabbricati, i nuovi regolamenti per la riscossione delle imposte dirette, ed alili provvedimenti non pochi che riguardano la finanza , furti questi lavori furono
    infatti, dirò che siamo stati indulgenti, solo abbiamo cambiato contegno; le liti sono diminuite del sessanta per cento in confronto a quelle che ci erano prima; un' infinità di litigi si sono finiti; e ciononostante la tassa ha dato quattro milioni di più. Spero che ci si farà colpa di quest'aumento. Così altre tasse hanno pure dato alfri aumenti : e le previsioni del bilancio in corso, malgrado le nere profezie dei noslri avversari, non saranno smentite.
    Lo slesso possiamo dire del bilancio di prima previsione del 1877. Le cifre che ho riveduto ancora ultimamente, malgrado gli aumenti che vi si dovettero introdurre in seguito alla convenzione di Basilea, mi dimostrano che la nostra situazione finanziaria non è punlo peggiorata. Queste cifre mi annunziano anzi, che il bilancio di prima previsione del 1877 mi darà un margine di alcuni milioni, sufficiente a sostenere le spese pel miglioramento delle condizioni economiche degli impiegati ed anche per compensare le annue passività a cui dovrà sottomettersi lo Stalo per le nuove costruzioni ferroviarie, alle quali siamo tenuti per legge. (bcnissimol) Quindi io posso affermare sulla fede dei dati che anche recentemente ho esaminati, che le condizioni del bilancio si è, nel suo complesso , piuttosto avvantaggiata.
    E ne darò a tempo e luogo la dimostrazione. Ma intanto mi sia permesso di notare, che anche la finanza europea ha fiducia nella nostra situazione finanziaria: tanlo è vero, che da sedici anni a questa parte, cioè dalla costituzione del regno d'Italia in poi, la rendita pubblica non ha mai raggiunto il saggio a cui io ho avuto la fortuna di vederla salire durante la mia ; mministrazione. (Benissimo !) Segno evidente che sono svanite, se mai hanno potuto sussistere, le apprensioni divulgale dai nostri avversari intorno ai ministri di sinistra. (Benissimo! - Applausi).
    Tuttavia io non debbo lacere che la molta ostentazione con cui fu proclamato il raggiunto pareggio deve essere accolta con qualche riserva.
    Noi abbiamo un pareggio, lo ammetto; ma io dichiaro francamente che questo pareggio non è che numerico e nominale, che non ha riserve,
    a questo il ministero attuale ha già cercata g provvedere colla riforma di alcuni regola®^
    E citerò un caso.
    Secondo il regolamento vigente, era posé. bile che un contribuente per la tassa di riccfe^ za mobile fosse tassato, e vedesse esaurirsi i:/,;, la procedura amministrativa, senza che poi?** far valere personalmente ed in contradditori^ le sue. ragioni. Il che era un'evidente ingiustìzia, poiché in nessun procedimento può esci*-dersi il sacro canone audiatur et altera pan. tanlo più quando una delle parti è il fisco. lk-nissimòl) Ed a questo si è provveduto col nuovo regolamento.
    Più difficile è il teina dell' equa ripartizione, ossia delle leggi che stabiliscono 1' accertamento delle quote tributarie: imperocché, anehs se si trovasse , eguaglianza e la proporzionalità assoluta, mancherebbe spesso Y eguaglianza sostanziale e la proporzionalità relativa. Ma noi non possiamo sperare d'esser? più sapienti della natura, che se anche misurasse a tutti i beni e i mali della vita, ciascuno secondo la sua capacità e attitudine, è crescerebbe o ne attutirebbe gli effetti. Così l'imposta. Ma dove non si possa giungere all' ultimo vero, almeno si deve raggiungere uw comune e consentita certezza. Ed invece noi abbiamo certezza e dimoslraziane della spio; orione tecnica ed economica colla quale furono fretlalamente piantate le nostre imposte.
    Bastano poche parole a dimostrarlo.
    Sproporzione lecn ca evidente nella tassa ti' ricchezza mobile, pel modo con cui si slabils*®" no le quote; nell' imposta del macinalo, pelfl»^1 con cui si riscuote; nell1 imposta fondiaria. * dirò meglio, nell' imposta sui terreni, asses^* a modo provvisorio, per una tregua di snellezza, quasi direi di disperazione e di mento di ritentare la questione, e che si h*1' sospesa per ben 12 anni, sempre promettenti ' farla rivivere e di risolverla e sempre malica» alla promessa, (bravo !).
    Alle sproporzioni tecniche bisogna gore le discrepanze, le dissonanze econoiu»1*3 " evidentissime anch' esse.
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    strazione delle Opere Pie, che ha per'rscopo l'a difesa del patrimonio dei poveri, fu anche allestita da una Commissione governative*!.' Le riforme (e queste mi riguardano da vicino) alla legge ai regolamenti della tassa di ricchezza mobile, quelle dei regolamentil e della legge sul macinato, la nuova legge sui fabbricati, i nuovi regolamenti per la riscossione delle imposte dirette, ed altri provvedimenti non, pochi che riguardano la finanza , tutti questi lavori furono compiuti, in brevissimo tempo, coil' aiuto delle Commissioni. E tutto questo è nulla?
    Tali sono le accuse dei nostri generosi avversari, còsi apertamente contraddette dai fatti.
    Ma lasciatami continuare sull'argomento.
    Il 28 marzo io ho assunto dinnanzi al parlamento ed al paese un gravissimo impegno, cioè ho permesso di non diminuire le entrate e di non aumentare le spese senza che fossero previsti i mezzi coi quali farvi fronte. Or bene, i nostri avversari notarono, con una compiacenza che quasi mi permetterei di chiamare colpevole che le entrate dello Stato durante la nostra amministrazione erano diminuite da qualche diecina di milioni.
    Certamente l'annata attuale chi non sa che non è buona? La produzione agraria, lo sappiamo tutti, è stata meschiuissima ; gli affari, colle nubi che sorsero sull'orizzonte politico, restarono] in sospesole l'attività industriale rimase intorpidita. Ora, volete voi dare colpa all'attule amministrazione della stagnazione industriale, delle stagioni cattive e letl'annata scorsa ? ( No\ ' no\ ) Fin là io non credo che vada la responsabilità m'nisteriale.
    E tuttavìa, vedete caso! La realtà dei fatti, mafgradó gli eventi contrari, finirà per contradire anche a queste accuse avventate, perchè le previsioni del bilancio corrente, dai dati che ho accuratamente raccolti, non andranno fallite, a-vremo diminuzione sii qualche ramo di entrata, ma avremo uh aumento corrispondente su altri, y Permettetemi che io ve ne citi uno di questi cespiti di entrata , che veramente non è quello che io adori: \\ macinato.
    Ebbene, abbiamo, è vero, perduto qualche cosa in confronto delle previsioni sulla tassa degli affari e dei trasporti sulle ferrovie, perchè si è intorpidito il movimento industriale: invece il macinato ha prodotto nei primi nove mesi dell'anno quattro milioni di più che l'anno scorso. E non crediate che ci sia stato rigore: no; sapete anzi che siamo accusati di essere molto indulgenti nel l'applica re la legge sul macinato. Ed
    ( Benissimo !);. Segno evidente che sono svanite, se mai hanno potuto sussistere, le apprensióni divulgale àai nostri avversari intorno ai ministri di sinistra. (Benissimo! - Applàusi)^ '.
    Tuttavia io non debbo lacere che la pipita ostentazione con cui fu proci ama tò il raggiunto pareggio deve e'ssere accolta con qualche riserva.
    Noi abbiamo un pareggio, io ammetto ; ma io dichiaro francamente che questo pareggio non è che numerico e nominale, che non ha riserve, e lascia insoddisfatti molti bisoghTdello Stato; é un pareggio che un vento traverso della politica può da un momento all'altro, non solo compromettere, ma distruggere intieramente.
    Ond'è, che nemmeno in questa parte io posso variare il programma del ven tolto marzo; cioè iò debbo dichiarare che non posso diminuire neppure d'una lira i redditi dello Stato; ma nel té'mpo istessò io mi tengo sicuro di poter avviare e di giungere presto ad un vero e stabile miglioramento finanziario.
    Intanto, o signóri, le riforme promettenti che si vanno introducendo nelle nostse scritture contabili ci concedono di vedere e di lasciare vedere chiaro nelle cose della finanza. Questo è già un buon principio di Credito. Ma veniamo più al vivo della questione finanziaria.
    Nel programma di Stradella, come in quello del 28 marzo, il Ministero si è impegnalo a studiare e a compiere la riforma tributaria.
    Signori, in questo pressoio delle finanze, fatto ad impazienza di bisogno e sotto la necessità di una forza maggiore, non si badò sempre alla legge di giustizia: fa d'uopo confessarlo a-pertamente, mancò parecchie volte l'eguaglianza distributiva. Le nostre leggi. di finanza furono talvolta piuttosto requisizioni che imposizioni. À tale sconcio è necessario portare rimedio. Questa è la prima occorrenza, questo è il primo bisogno, questa la prima ammonizione fatta ai ministri precedenti, questo il primo e più sacro impegno assunto dai ministri attuali. ( Bene ! Bravo ! ) ''
    La rivoluzione parlamentare del 18 marzo non ha dimandato abolizione nè scemamente di imposte: esazione giusta, ripartizione equa: ècco la dimanda che corse da molle parti della Camera.
    Esazione giusta vuol , dire inesorabilmente ed egualmente severa ai restii, a difesa degli ossequenti alla legge: esazione giusta vuol dire che non trascorra a zelo indiscreto, non esageri il necessario rigore dèi fisco; vuol dire condannale le ostentate durezze e gli estri fiscali. Ed
    dirò meglio, nell imposta sui terreni, a modo provvisorio, per una tregua' di 7t'at1 chezza, quasi direi di disperazione e di «V mento di ritentare la questione, e che si sospesa per ben 12 anni, sempre promettendo1? farla rivivere e di risolverla e sempre mancanl alla promessa. (bravo !).
    Alle sproporzioni tecniche bisogna aggj^ gore le discrepanze, le dissonanze economiCL evidentissime anch1 esse.
    Ed anche qui poche parole e pochi eserani
    11 nostro paese è quello Jn tutto il moni forse eccettuala l'Inghilterra, che contribuijC6' ' di più per l'uso del sale, questa essenza sani,! ficatrice dell' organismo animale; e che buisce meno per l'uso dello zucchero, chej il , sale def ricchi; pel caffè, che è l'ambrosia ilei , nervi delicati, come dice il mio amico Manie-1 gazza. Lire 55 il sale, 20 e 28 lo zucchero.
    Nello slesso" modo il nostro paese paga ,, massimo sul pane, il minimo sulle bevande spiritose; il massimo sui consumi necessari, le carni, gli olii, le farine; il minimo sui consumi vo-1 luttuosi, e quasi inebbriauti, il tabacco. Il no-stro paese paga il massimo per le merci manti-, fatte che sono di prima necessità, ed il minimo " per gli articoli di eleganza e di lusso. Queste ; sono evidentissime discordanze economiche.
    Ora, io domando: in faccia a questo quadro, non erano forse giuste le ritrosìe della Sinistra nell'accettare le imposte quali venivano presentate al Parlamento? Le sue critiche forse non saranno sempre state pratiche, ma il suo gin- \ dizio complessivo era sicuramente giusto. La Si- ; nislra aveva ragione di domandare una miglior» distribuzione tecnica ed economica (lei tributi. E noi, usciti da quel partito, noi più che tulli, sentiamo sopra di noi ricadere P obbligo di ri- \ fo/mare, di rivedere tutto P edificio tributario,di ; ravviarlo a maggiore equità, a più profìcua ri- : partizione, senza scomporne le parti, e sema scuoterne le fondamenta.
    Noi abbiamo. P obbligo di fare, e noi faremo questa,difficile riforma;,ed ho la coscienza cttf la porteremo a compimento.
    Nói agiremo con prudenza, ma senza esitazione: ma, lo (jjchiaro apertamente, noi seguiremo una via diversa da quella dei nostri av-vesrari;, noi non procederemo nel senso delle metafore come quella della lente dell' avaiojtIte economie fino atV osso, delle colonne di Ercole ride), che J significano un vizio, un' oper;ui0»e chirurgica, un errore, geografico. Bisogna guarire, ridonar la salute, 'riattivare la vita. Il bilaft-