CORRIERE ABRUZZESE - Annata 1876 |
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Il terzo riguarda il riordinamento dell' insegnamento superiore scientifico e professiònale. li quarto infine è il progetto di legge riguardante la tutela dei monumenti d' arte e di storia, che, presentato anche dall'onorevole Correnti nel 1872 al Senato, è divenuto esso stesso una rovina da restaurare. E il mio collega Cop-pino si propone di restaurarla. Molta roba, direte, forsa troppa roba ad un tratto, troppi bisogni urgenti, direte, dopo questa succinta, comunque lunga esposizione dei nostri intenti. Volete, potete far tutto? Rispondo che vogliamo fare tutto quello che è necessario; e dico che potremo farlo, se una vigorosa e numerosa concordia di voli ci sorreggerà nell'opera. Le discussioni più lunghe non sono sempre le più fruttuose, ed è proprio il cose di applicare ad esse, P arguto proverbio fiorentino: Le cose lunghe diventano serpi. E ne avremo esempio nella legge sull' amministrazione comunale e provinciale, ^discussa faticosamente per due mesi nel 1868 e' rimasta sconclusa ; ne avremo esempio nella discussione della legge sulla caccia e sulle foreste, ed uno più notevole Della legge sull' istruzione obbligatoria. Ora questa impotenza a risolvere le grandi quistioni, disanima, discredila il Parlamento, i ministri stessi, vedendo le difficoltà di seguire là via diritta, pigliano la cattiva abitudine di vivere di ripieghi, di occupare e quasi di addormentare il consesso legislativo con piccole leggi e piccole questioni, di temporeggiare, di vivere di rimpasti, di proroghe, di ferie, d' interpellanze architettate a freddo, di rinvìi a studi futuri, e a future sessioni. Questa piccola tattica, colla quaie trascinò la vita per più anni, voi lo ricordate, una combinazione ministeriale nata per un puro ripiego, questa tattica letargica non sarà la mia nè dei miei colleghi. Questa non sarà mai la nostra tattica; lo dichiaro altamente, noi vogliamo: o viver bene, o morir bene. (Bravo! Applausi.) E non permetteremo mai che ci si applichi quella sentenza, mortale soprattutto ai ministri: Et proptet vitam vivendi perdere causas. (Bsncì) Voi vedete, o signori, a qual carico gravissimo ci siamo impegnati, abbiamo impegnato il nostro onore. Ora noi chiediamo a tutti gli uomini di buona fede, se in questa condiztone di cose non fosse opportuno di domandare al paese 1' incoraggiamento di nuovi consigli, l'aiuto di nuovi e più numerosi collaboratori, l'intesa più intima e più salda fra tutti quelli che sentono la necessità di compiere la riforma sollecita dei nostri ordigni economici, amministrativi e politici. I voti del 18 marzo e del 27 giugno erano accusati di essere troppo speciali, di nou cooferirci quell' ampio mandato di cui avevamo bisogno. Il paese sa quello che vogliamo fare, e giudichi. E' vero; il Parlamento aveva giudicato, con una maggioranza notevole il 18 marzo, con una più ragguardevole il 27 giugno, ma il paese non aveva gtudicato il Parlamento. Lo giudichi adesso. Il paese conosca e giudichi adesso il disegno, il piano, lo scopo : poi collauderà l'opera. E' un canone di legge, e una coadizione della buona ingegneria. Noi non abbiamo voluto valerci dei nostri vantaggi, non abbiamo voluto lasciar sussistere un'ombra di dubbio sui nostri intendiménti: abbiamo voluto provocare un giudizio. Ora: è singolare il sentire quetli stessi che sofisticarono sul valore dei voti parlamentari che avemmo in nostro favore, criticarci adesso d'aver provocato il giudizio degli elettori su noi e sul Parlamento. Noi diciamo che, le grandi cose non si fanno con ^mezza autorità. E grandi cose noi siamo costretti a fare, per corrispondere alle tradizioni de] partito da cui usciamo, ai bisogni dell' amministrazione ed all'asqettazione del paese. (Bravol Applausi.) Noi ci crediamo autorizzali ad augurarci bene del voto del paese. L'appello j al verdetto nazionale, consentito dall'alto senno del Re, precisamente pergbè non motivato da nessuna necessità di urto fra il Minisiero e la Camera , ma solo per I' intento, riconosciuto leg-gitlimo anche nelle elezioni del 1870', di consultare il paese sopra (un nuovo e grande fatto politico; quest' appello destinato a rafforzare, o a dir meglio, a ricostituire la maggioranza ministeriale con tutti gli elementi che vogliono il progresso; quest'appello contro cui invano altri ha voluto farsi suscitatore di iscordid, dove invece è destinato a ritemperare i partiti natia piena coscienza della loro missione; quest'appello produrrà invece quella sacra concordia, quella costituzione seria e solida dei partiti politici cbe è il segreto della vita libera ed intejlfgente.(/>e?ie) E voi sentite che in questo modo di comprendere l'atto importante e grave da noi compiuto vi è un rispetto sincero anche per i nestri contradittori, dai quali volentieri e con attenzione ascolteremo le opposizioni e le ragioni, studiando di valerci di tutte le forze benefiche, di tutte le collaborazioni sincere. Sì, noi vogliamo la conz cordia, ma non la concordia, esclusiva, invida o repellente; bensi quella piena di operose emulazioni a lavoro fecondo: tutto consacrato alla prosperità*ed alla grandezza della patria comune. Signori, dopo avere propinato al Re, io vi invito a fare un brindisi alla gran madre redenta, all' Italia. Viva il Re! Viva l'Italia! (benissimo! bravo! Applausi prolungati.) F. TAFFIORELLI Direttore responsabile |
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