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C inganniamo. 1 libellisti narrano che Nicotera, codardo davanti alla morie, li ha traditi per comprarsi una sorte meno dura dai tribunali dei Borboni /
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Codardo! Quanto fosse codardo, Io pTovò il segiito del processo.
Interpellato se conoscesse un certo regolamento, vien fatto scendere presso il cancellelliere. Lo gnarda, e risponde:
- Questo 4 il regolamento del convitto femminile di Vercelli.
- Voi mentite ! esclama' il procuratore generale.
- Signor presidente, replica freddo il Nicotera: la prego a difendermi dagli insulti del procuratore generale. Questo è il regolamento del convitto femminile di Vercelli.
- Vi ripeto che siete un mentitore I
Non ancora è uscita intiera 1' ingiuria dal labbro del procuratore generale, e già il Nicotera, sollevato il calamaio di bronzo del cancelliere, glie lo scaraventa in viso.
L* udienza viene sospesa, ed il processo interrotto per 13 giorni. E, d'ordine di Ferdinando II, si riapre con una dichiarazione del procuratore generale, che egli non ha inteso di offendere la persona dell' accusato barone Nicotera.
Codardo!
Due compagni, generosi quanto lui,alzano al processo e dichiarano ebe il Nicotera li sconsigliava dalla spedizione, e cbeT assalto dei cacciatori li sorpreset raentr'egli stava i : nalberando la bandiera bianca, e voleva indurli alla resa.
- Quei signori mentono.' interrompe Nicotera. Caddi tramortito ai primi colpi, e me vivo, e padrone dei miei sensi, non avrei mai, come non ho parlalo di resa, nè innalzato bandiera bianca, davanti alle truppe del Borbone.
Codarde/ E quando, in carcere, gli recano le sentenza, svegliato dagli amici, fece attendere un'ora il cancelliere per campire la sua toeletta, indi gli chiese seccamente:
w Quante condanne di morte ? 1 - Tre.
- Per quanti è giunta la sospensione? Per due.
Ed io sono P esefnso, non è vero ?
- Bene, mi, basta.
E da mano agli strumenti, converti la prigione in sala
X. V.llA I
Una giusta difesa
Un giornale cittadino per difendere T ex deputato del nostro collegio, da noi indicato con pruove di fatto d' aver inneggiato al Borbone in sul finire del memorando anno 1859, accusava il signor Gaetano Valentini di Loreto Aprutino d'aver anch' esso cantato le lodi del Borbone.
Il sig. Valentini mandava la seguente risposta al nostro illustre amico conte Delfico, risposta di cui noi oggi pubblichiamo una parte, riserbandone Y altra nel prossimo numero:
Loreto Apralino 6 novembre 76 Mio corisSimo Troiano
Nel numero 13 del giornale la Provincia della data 4 correntp mese, io leggo qneste parole: « E cantarono benanche il patriota nobilissimo Gaetano Valentini etc. etc. »
£ quale era l'inno che non il mio cuore ma la mia trachea mandata ai quattro venti? L' autore dell'articolo per difendere lo scrittore di alcuni sonetti, ci narra una storia nota a tutti; quella cioè delle trame che la vedova del secondo Ferdinando ordiva nella regia di Napoli per sostituire sul trono che, grazie a Dio, fu già delle'due Sicilie, il proprio figlio a quello di Cristina di Savoia. Quesìo trame divisero in due partiti i funzionari del vecchio Regno, e gli uni rimasero fèdeli a re Francesco, gli altri sperando favori e ricompense. si acconciarono alle voglie ambiziOàe della madre cospiratrice. Era il 1859, e reggeva questa provincia chi per avventura aveva parteggiato per quello che chiamavano erede legittimo. Qui surse dunque il pensiero di incitare parecchi a narrare le glorie ed i meriti di Francesco IL: si rivolse anche a me. Sai bene che un rifiuto volea dire una persecuzione, che Dio solo sa dove andava a finire. Che feci io? L' Austria era stata vinta dalle armi collegate di Francia e del Piemonte, e 1' annessione della Lombardia al regno di Vittorio
Un nostro amico ci scrive da Pianella una lettera, da cui stralciamo quanto segue-'
Anche noi ci troviamo nella dura necessità di replicare qualche cosa alla corrispondenza da Loreto Aprutinoinseritanel famoso giornale libèllo. Dividiamo anche noi l'avviso dei firmatarii della protesta tra i quali sono dei nostri amici carissimi. In un paese come Loreto Aprutino, abitato da una classe di cittadini coltissimi. liberali sperimentati, e di carattere indipendente, stentiamo a crederò che vi fosse potuto essere un cittadino qualunque, il quale, abbenchè sviscerato amico del Castagna, e soldato della pattuglia consortesca, avesse potuto gettare onta sul proprio paese, tanto più che gli elettori di Loreto Aprutino non da ieri, ma da molti anni dietro, hanno votato come un solo uomo pel candidato di sinistra Siamo quindi convinti che Ja Provincia ha foggiate quella corrispondenza ad usum Delphini. In ogni modo noi rigettiamo sul viso di chi li scrisse, gli oltraggi, e le malevole insinuazioni.......
È finalmente,annunciata! - Che cosa?-La morte della Gazzetta.- Morta? davvero? Chi se n'era accorto?
Morta incompianta! Nemmeno Ja Provincia ha trovato una parola di cordoglio per la mamma sua. Ah! figlia snaturata.
Per parte nostra, spargiamo fiori ed ortiche sulla tomba di lei. Povera Gazzetta \ La Prefettura le die vita, la Prefettura la trasse a morte, il 17 ottobre.
Fato inesorabile !....,
Un amico vuol sapere la malattia che soffrì la Gazzetta.
Morì di crepacuore, per aver dovuto annunciare nelle sue colonne la nomina del Costantini a sindaco di Teramo! E se
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- Quante condanne di morie? t 1 Tr*.
- Per quanti è giunta la sospensione? ; fer due.
- Ed io sono 1' eselosò, non è vero ?
- Bene, mi. basta.
E da mano agli strumenti, éonvertl la prigione in- sala Ì, ballo !
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Codardo / E quandi» gli recarono I' aumento che per i-stanza del governo inglese, il re gli aveva commutata la pena di morte nella galera a vita, egli rispose con motto ri-jnaslo tradizionale a Salerno:
- Sari per tìn' altra volla/
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Ha comprala l'indulgenza dei Borboni!
Ed i Borboni, che mandavano i condannali politici a S. Stefano, senza catena, inviarono lui alla Favignana, con SO libbre dì ferro al piede, in una fossa d' onde bisognava e-slsrarre 1' acqua, e dove visse per cinqie mesi con duo soldi di pane a] giorno I
E quando, nel 1860, i Borboni diedero 1' amnistia , vi furono compresi gli Spaventa, i Poerio, i Pronti: il solo Ni-* coleri né rimase escluso, nè avrebbe riveduto la luee del sole, senza 1' ardimentosa «pedizione di Garibaldi.
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E bisla. Noi avremmo taciuto dinanzi alla calunnia più atroce, avremmo aspettato la luce del processo, prima di dire al pubblico come stanno le cose, se la stampa moderala si fosse mostrata onesta, se essa chE conosce quanto poi la storia di Sapri e del processo di Salerno, non si fosse gretta intorno alla calunnia per farne bandiera di partito.
No, aignori, si accusa; non si assassina: e se gli assassini della penna sono coloro che proteggete dalla vostra compii- I òli, gli uomini leali e onesti hanno il dovere di stringersi j intorno ai patriottismo calunniato ed alla virtù vilipesa, per ; tenderle ampia testimonianza di fede e di giustizia.
E la verità 1' abbiamo narrata. Essa multerà intera da- j vasti ai tribunali. L' on. Nicolera non avrà che a chiamare le ritiiaie del suo preteso tradimento, gli avvocati che ebber ! parta nel processo, perchè la loro testimonianza ricacci nel tog» le vili calunnie, intorno alle quali ormai si è stretta i* aolidariefà del partito moderato.
f m nemici gli avranno fatto bri piedistallo, troppo grande forte per la sua individuali là politica, ma degno del l*U»Aì e dal eompagao ii Pisacen*.
parteggialo per quello cne cniamavano ereae legittimo. Qui surse dunque il pensiero di incitare parecchi a narrare le glorie ed i meriti di Francesco li.: si rivolse anche a me. Sai bene che un rifiuto volea dire una persecuzione, che Dio solo sa dove aridava a finire. Che feci io? L1 Austria era stata vinta dalle armi collegate di Francia e del Piemonte, e 1' annessione della Lombardia al regno di Vittorio Emanuele era già il nobile principio di quello i che fra un anno doveva chiamarsi Regno d1!- ì taìia. Dissi a me stesso: Si io scriverò, ma non venderò il mio ingegno ed il mio cuore, e le aspirazioni della mia giovinezza non saranno contaminale da vigliacca menzogna. Ma io doveva parlare di un Borbone, e nella storia di questa famiglia era scritto un atto glorioso, che rispondeva mirabilmunte alla situazione, che mi facea lieto.di poter levare un inno senza macchia.
E tuo cognato al quale si negava di celebrare Magenta & Solferino, cantò un1 altra cacciata degli Austriaci dalla sua patria, e scrisse un inno non a Francesco IL, sperando così di commuoverlo a sensi più miti, come suppone Fautore dell'articolo, ma h Carlo III. alla battaglia di Velletri. Chi mi aveva dato l'in^ carico di scrivere non comprese la tirata, non mi domandò perchè non avea scritto pel suo eroe, e 1'inno fu pubblicato. Mi meraviglio ora che il giornale la Provincia, non 1' abbia neppure compreso dopo 16 anni, e menlre crede di lodarmi, mi fa P offesa, cerl,o non volontaria, di aver sperato che le mìe parole a-vessero cambiato in meglio colui al quale, lode a Dio vero, esse non erano dirette. Padrone P autore dell' articolo di difendere come meglio crede i sonetti degli altri, ma lasci stare le mie intenzioni: esse non furono quelle che ha creduto attribuirmi, a parte che re Francesco non fu il tema del mio dire.
E perchè tu sia giudice unitamente agli a-mici miei, che io non ho da arrossire, e che se non incontrai per la patria comune la carcere e 1' esiglio, P ho pure amata a modo mio, ciò che se non è egualmente meritevole, è però onesto, ti trascrivo i miei poveri ma intemerati versi.
(Continua)
la trasse a morte, il IT ottobre. Fato inesorabile!.....
Un amico vuol sapere la malattia che soffrì la Gazzella.
Morì di crepacuore, per aver dovuto annunciare nelle sue colonne la nomina del Costantini a sindaco di Teramo ! E se fosse vissuta sino al 5 novembre?....
, ruaiMir------ irrtiiwTi. -m-mr-i ***TB
Condoglianze
Ministro Interni
9 volgente, ore 6 p. m., Boma Prego V. E. esprimere S. M., S. A. R. Duca Aosta, tutta Reale Famiglia nostra vivissima condoglianza morte immatura S. A. R. Duchessa Aosta, rinnovando questa luttuosa circostanza unanimi sentimenti devozione augusta dinastia cittadinanza teramana.
Sindaco Costantini o
Teramo 14 novembre 1876 Ministro interni Roma Deputazione Provinciale, sua prima riunione, delibera esprimersi per mezzo di V. E. i sensi di viva condoglinnza provati popolazione intera provincia per la morte di S. A. R. la Duchessa d' Aosta e prega farsene interpetre presso S. M. il Re e S. A. R. il Duca d' Aosta.
o
Teramo 8 novèmbre ore 19,5? Marchese Dragonetti Sanremo Piacciate esprimere Altezza Reale Duca d' Aosta mie rispettose, vivissime condoglianze irreparabile perdita augusta sua consorte.
Cerulli, deputato
Torino 11 novembre ore 22 Deputato Cerulli Teramo S. A. R. Duca d' Aosta", sensibilissimo attestato devozione e affetto ricevuti, m'incarica esprimere V. S. Onorevole sentiti ringraziamenti.
D' ordine di S. A. R _Dragonelti
F. TAFFIORELLI Direttore resptmsakiU
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