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mai ai loro collegi nativi d'aver tolto a quei burgravi il mandato!
Ma della legione data testé alla Destra dobbiamo far tesoro anche noi. Nulla V ha di più mutabile che l'aura popolare. Guai agli eletti d'oggi se mal rispondessero all'appello del paese ~ V osanna dell'oggi sarebbe il crucifige del dimani. E pertanto vorremmo che gli elettori, e per essi la stampa non si addormentasse, ma sorvegliasse l'operato dei nuovi eletti. Questi poi scrutino i bisogni delle popolazioni, tengano conto delle loro aspirazioni e de' loro desideri per soddisfarli gradatamente. Una grande vittoria elettorale come quella del 5 novembre impone obblighi egualmente grandi, che noi non potremo nè vorremo disconoscere. I nostri avversari ci guardano non per applaudirci nel bene e per compatirci nel mediocre, bensì per ispiare i falli nostri siano anche minimi, e gridare tosto al cru-cifige\
Saremo noi più accorti di loro evitando o superando gli scogli che incontreremo per la via ?
L' awenirc ci saprà rispondere.
Dopo la Battaglia
Cellino 11 novembre 1876
Ieri circa le ore meridiane 1' onorevole Patrizi, deputato del nostro Collegio, cedendo alle premure di questi elettori, venivi ad onorarci di sua presenza. Temo di esser tacciato di fanatismo municipale; ma quel che vidi ieri mi rende orgoglioso del mio paese adottivo. La venuta del signor Patrizi, sebbene sperabile, non era punto certa: quando ad un tratto, sorpreso pel suo arrivo, il paese in un baleno si,scosse, si animò. Era commovente il vedere
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I consorti dovranno convenire che malamente s'insulta al patriottismo ed all' opera dei martiri. Han creduto che lo sgoverno dei sedici anni, e le consumate prepotenze avessero potuto attutire i sentimenti generosi dei liberali italiani, ma il 5 novembre li ha condannati, e V Italia li ha inceneriti con le fiamme dei suoi vulcani.
Viva l'Italia! Viva f! Progresso! # *
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Da Basciano ci si scrive cbe anche da quella popolazione V on. Patrizi ebbe festosa accoglienza. Nel Ponte del Vomano fu ricevuto al snono della banda e da molti amici in casa del prof. Alessandro Franciosi che fece gli o-
nori di casa con molta squisitezza.
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Penna S. Andrea 12 novembre 76
Sig. Direttore del Giornale Corriere Abruzzese
Radunati in geniale convito nella casa del sig. Rodrigo de Marinis in onore della vittoria ottenuta dal Ministero progressista nella votazione generale, mandiamo un cordiale saluto al Ministero di sinistra, ed agi' on. rappresentanti cav. Settimio Costantini, sig. Giuseppe Cerulli, avv. Luigi Patrizi augurandoci che formando un gruppo abruzzese al Parlamento Nazionale attendano a tutelare gì' interessi di questa terra pretuziana che per patriottismo non fu seconda a nessuna altra parte della Nazione.
E. Cerulli R. de Marinis A. Orsini N. de Francesco G. de Francesco
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Oggi alle ore 3 pom. partiranno per Roma gli onorevoli deputati Costantini e Cerulli. Sappiamo che moltissimi cittadini con carrozze li accompagneranno sino alla stazione di Giulia.
Il Vapore partì di notte, onde evitare qualche scarica dal forte e portò seco circa 300 relegati.
Quando rividi qualcuno dei miei compagni nelle prigioni di Castel Capuano, ove tosto fui tradotto, mi fu detto che Giovanni Nicotera si era condotto da prode e valoroso in Sapri e Padula. Attesto.
Li 15 novembre 1876.
Vincenzo Firmi
Una giusta difesa
(Continuazione $ fine, vedi N. 92.)
Canto 3.* alla battaglia di Velletri. CARME
Ohi bello è il sol che per la prima volta Della vita il calor soavemente Piove dai raggi suoi sulla redenta Natal mia tèrra ! Aliar dal sacro fuoco Che all' alta fantasia del gran Torquato Si apprese, è fiera Y anima che puote Lungi dal volgo lieta farsi al dolce Saettar di quei raggi, privilegio Di eletti ingegni che dispregia il mondo, Ma che Dio benedisse quando al cielo Orgogliosa sul Golgota lerossi La più sublime poesia, la Croce.
Così vedesti tu V astro del giorno Salutar dal purissimo Oriente, 0 Partenope mia, dei figli tuoi Le gloriose schiere e benedisse Di Velletri nei campi, ove l'invitto Norbonio Carlo dei suoi gigli d' oro Ti fregiò la bandiera! Uno stendardo Al fine alla mia patria! Ad una terra Che per lunga viltà posto a ludibrio Aveva il suo, che intemerato e santo Ereditò dagli altri! Oh! di qual gloria. 0 magnanimo Re, queir aspettato
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trizi, deputato del nostro Collegio, cedendo alle premure di questi elettori, venivi ad onorarci di sua presenza. Temo di esser tacciato di fanatismo municipale; ma quel che vidi ieri mi rende orgoglioso del mio paese adottivo. La venuta del signor Patrizi, sebbene sperabile, non era punto certa: quando ad un tratto, sorpreso pel suo arrivo, il paese in un baleno si,scosse, si animò. Era commovente il vedere persone da lunga pezza divise tra loro, stringersi la mano, dimandarsi il da fare per onorare degnamente l'egregio ospite: e mentre quasi tutti erano ansanti per V inaspettato arrivo, i tricolori vessilli, gli spari dei mortaretti, e gli evviva al deputato Patrizi li fecero eerti che Cellino intera era una sola famiglia piena di gioia.
Circa le ore 6 p. m. fu uno spettacolo proprio commovente. Tutti, dal primo gentiluomo all'ultimo artigiano, con una folla immensa di popolo vollero fuori V eletto deputato; e eoa un concerto musicale procuratosi in tutta fretta, si mosse per le vie del paese. Io non saprei ridire la foga degli affetti svelati in quel momento. I suoni della banda, le batterie, gli evviva si confondevano insieme, e rendevano all' animo la più viva impressione di un popolo festante; reso anche più ardente, allorché senza sapersi sulle facciate delle case veniva letto a grossi caratteri di stampa: « Viva T Italia, viva il Progresso, viva il deputato Patrizi 1 » E il popolo, sebbene ora tarda, non sapea, e non potea dividersi: un grido unanime, e vollero rivedere il loro deputato. Con T usata gentilezza dai balconi del sig. Sindaco, questi ringraziò un1 ultima volta il popolo che lo acclamava, e con poche parole seppe, come sempre, far noto il colto ingegno, la fierezza dell1 animo indipendente, e l1 amor di patria.
La lieta e fragorosa dimostrazione ebbe termine con lauto banchetto e festa di ballo a casa Costantini, senza dire dei patriottici brindisi sul finire della mensa.
Io mi sarei astenuto di render pubbliche queste nostre dimostrazioni, se lo spirilo ardente d'Italiano non mi avesse crealo un obbligo dimostrare come il nostro piccolo paese siasi associato al risvegl o del sentimento nazionale. L'Epopea del 1860 ha trovalo il suo completamento nel 5 novembre del 187G.
N. de Francesco G. de Francesco
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Oggi alle ore 3 pom. partiranno per Roma gli onorevoli deputati Costantini e Cerulli. Sappiamo che moltissimi cittadini con carrozze li accompagneranno sino alla stazione di Giulia.
L' EROE DI SAPRI
Pregati pubblichiamo:
Vincenzo Firmi Vice cancelliere nel tribunale di Teramo era in Ponza ( dopo aver subitole trafile di Capri, Procida, Ven-totene ) nel 27 Giugno 1857, quando pervenne il bastimento Cagliari in quell'Isola, essendo in unione di vari amici sotto la tenda del caffè. È ben inutile descrivere come fu fatto prigioniero il capitano di porto Montani, come egli indicasse il modo di sbarco segreto ai 24 bravi del vapore, coattatto però, come fo condotto in o-staggio il comandante Antonio Astorino sul vapore, e come, insorta tutta la relegazione, ci trovammo, poco male e j>oco bene, per due giornate in repubblica. Io però debbo dire, che dietro la fucileria seguita fra la guarnigione dell' isola, circa 400 uomini, ed i 24 bravi sbarcati dal Cagliari oltre il mazzo con la cesta delle palle spezzate, il primo, che facendo fuoco prese dal lato sinistro dell' azione il Corpo di Guardia e si fermò sotto l'arco di Califano, sopra del quale era la mia abitazione, fu Giovanni Nicotera. Egli mi palesò il suo nome, i suoi compaesani lo riconobbero e lo portarono al cielo. Io però fui cattivo e domandai a Nicotera ( mentre portava in mia casa un compagno ferito, e perchè intriso di sudore gli offrii un bicchiere ) quali fossero i piani della spedizione; egli risposemi così: Facciamo un tentativo nel Cilento, se riusciremo e bene, altrimenti faremo la fine dei Bandiera!
Le gloriose scniere e ueneuisse Di Velletri nei campi, ove V invitto Norbonio Carlo dei suoi gigli d' oro Ti fregiò la bandierai Uno stendardo Alfine alla mia patria! Ad una terra Che per lunga viltà posto a ludibrio Aveva il suo, che intemerato e santo Ereditò dagli altriI Oh! di qual gloria, 0 magnanimo Re, quelV aspettato Giorno rifulse il trionfale alloro Che sul tuo capo alfìn ringiovanito Tramandasti ai nepoti ! Or vedi come Anelante e sparuto affretta al corso, Alla fuga dei vili V orgoglioso Stranier, che dianzi quella teira istessa Con insultante voluttà premea, Che ora per te gli è tomba ! Oh! sia per sempre! E all' atto indegno e di vergogna tanta, Tu sorridevi, e ti atteggiava il volto La vittoria alla gioia, onde essa suole Farlo bello al valor. Era solenne L' avventurato istante, quando tratto Lo stendardo stranier giù nella po/re, Il generoso tuo destrier fremendo Lo calpestava, e tu scuotevi ali1 aria, Che echeggiava di evviva, la bandiera Cui' fregia il giglio d'oro in campo bianco. Allor commosso là dal Campidoglio Guardò il Genio di Roma, e parve a volo Levandosi, tentar quasi la destra, Rinnovellato di novella fronda, ¦ Ripor sul crine il lauro. Ma si volse Alle case dei Cesari, e sublime Vide posar sulle rovine loro La Croce ! E seppe che i fuggenti al campo Della spada di Carlo eran nepoti Di quei che Europa attonita vedea Abbattere gli altari; e U vetusta Gente latinaì Ai più lontani, o grande, Giungerà come a noi, la ricordanza Dell' invitto tuo nome, e V atto egregio Avrà inni di fede, e sia fra le altre Che legasti ai nepoti, la piò bella Delle regie corone, e allor la gente Partenopea ripeterà commossa: E' bello il sol che per la prima volta Della vita il calor sulla redenta Terra natale dai suoi raggi piove!
Loreto 20 dicembre 1859 Ma ho ancora qualche cosa da dire al giornale' Là Provineia.
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