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Anno II* Mercoledì 29 Novembre 18T6 IV. ©e
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POLITICO-LETTERARIO
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CRONACA PARLAMENTARE
Non lappiamo se fu colpa del ministero che non prosenfcà a tempo i Lavori alla Camera , ovvero forza delle cose, certo, è che la Ca-. mera non-, tenne duo sedute per mancanza di lavori ordine del giorno. Iniziamo perciò questa nostra rassegna col deplorare che siasi perduto dtel tempo prezioso, al paese e ai de-, pulatj. La distribuzione saggia e regolane dei lavori pa-rlfimentpri, $ ujia delle necessità più vive e per la risoluzione dei, molti problemi, sottoposti^ aJ, giudizio-, del' Parlamento e per la; pcoBomia domestica dei, deputato'. Spesso ac-. cade che la Gamer
E1 debito* di giustizia però, notare che i. deputali colsero; questa occasione per riunirsi negli UlTi^i, dove esaminarono, alcuni progetti ri; tra cui quello; sui ministri dei culti,
prendessero.maggiore interessamento ne!l? aiutare le autorità, alla estirpazione del brigantaggio.
Le commissioni della Camera del Senato presentarono, domenica al re- le risposte al discorso. della Corona, Partirono poi le rappresentanze di, ambedue i rami del Parlamento» per. assistere ai funerali del Duca di Galliera, il mjinificentissimo cittadino genovese^, morto pochi giorni or sono, e della, D.uch* d'Aosta..
m URANO DI STORIA
Neil' ultimo numero,, parlando del discorso del principe Napoleone all' assemblea; di Versailles, notammo quella, parte che riguarda V alleanza» italo-franca nel memorabile 1870, dipoi non verificatasi per la. decisa volontà della diplomazia francese di non riconoscere i nostri dritti su Roma. Ma il principe non; precisò, le circostanze e le date;, ed a questa lacuna provvede il Tamps., uno dei. giornali più seri, di Parigi. Noi traduciamo 1' articolo
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azione separata. Un articolo dichiarava1 di rispettare la neutralità della Svizzera: tort-tavia, nel caso in cui la Svizzera si fosse schierata da qualche parte', l'Italia sarebbe stata autorizzata a prenderne occasione e rettificare la sua frontiera dal lato del Ticino. La condizione dell'alleanza, per quanto, concerne j'Italia, consisteva in ciò,, ohe nello spazio, di tre n.c.;i la Francia richiamerebbe le- sue truppe e lascie-rebbe Vittorio. Emanuele libero» d''agiro in Roma.
E' questa, la^ clausola che K imperatore* non- volle giammai ratificare e che impedì che il trattato venisse sottoscritto; In seguito,. al> momento della guerra, Napoleone III tornò su questo progetto, volle riannodare V alleanza; ed! accordare ciò che prima aveva rifiutato;; ma era troppo tardi;; l' Italia e 1 «"Austria credevano dover attendere un primo successo per pronunciarsi.
Non. [sfuggirà certo all' attenzione la data del trattato. Il 10 maggio era due giorni dopo il plebiscito.
Si deve forse concludere che Napo-
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! ^renette ai deputali meno ricchi di dimorare, illa capitale per buona, parie dell'anno».
E' debito di giustizia però notare che i, deputali colsero questa occasione per riunirsi Begli Uffici,, dove esaminarono alpuni progetti, di frgge, tra cui quello, sui ministri dei culti, quello sulle mo«liffcazioni della. Gircoscriz'ione utilità ne t^rrilonale, del regno, quello sulla pesca e l' altro sul concorso dell'Italia all'Esposizione universale di Parigi nel 1878; Tali, progetti furono in massima accolti; La Camera poi, esaurite le nomine delle Commissioni, approvò, la legge sui conflitti di attribuzione, gìà^ discussa nella, passala legislatura. Due incidenti piuttosto importanti seguirono inoltre nella Camera, cioè le interrogazioni svolte dall' oifc Corte e dall'on. di Belmonte. II primo reclami, contro, un' ordinanza, del ministero, della guerra, che aveva sottoposto il giornalista sig. Parise, il quale è anche ufficiale, della milizia territoriale, ad un consigliò di disciplina per aver combattuto con libelli il colombo Primerano, candidato alla Deputazione Risposero i ministri Mezzacapo e Nicotera, armandosi della legge disciplinare dei militari, la qiale legittima l' ordinanza del ministero,. Sarà dura quella legge, come ogni disposizione militare, ma è> legge che bisogna rispettare Unto più se trattasi di ordinamento militare.. L'on. Corte ha promesso di ritornarvi su, quando si discuterà la legge elettorale e farà benissimo. L'on. di Belmonte poi ha fatto tema del: suo di re la pubblica sicurezza in. Sicilia^ richiamandovi tutta l'attenzione del. ministero. L on. Nicolera rispose in prima che il numero dei ricatti in Sicilia non era maggiore di fseìlò verificatosi sotto i passati ministeri; e-'presse pure il suo desiderio che i siciliani
che riguarda T alleanza, italo-franca nel memorabile 1870, dipoi non. verificatasi per la. decisa volontà della diplomazia francese di non riconoscere i nostri dritti su Roma. Ma il principe noib precisò, le circostanze e le date;, ed a questa lacuna provvede il Temps, uno dei, giornali più seri, di Parigi. Noi traduciamo 1' articolo del Temps,già riassunto dal telegrafo, e crediamo che i nostri lettori ce ne sat-ranno grati,, poiché è un notevole brano di storia retrospettiva che direttaiaente c' interessa.
Dopo d'aver citate le parole del principe Napoleone,.pronunciatenella seduta di Versailles, il Temps così procede--
L'Italia e l'Austria sono sufficientemente designate in questo brano, e la condizione che fece fallire il progetto è'resa con tutta esattezza. Il racconto manca però di precisione riguardo alle date ed alle stipulazioni, e non potrebbe, in questa parte, avere il All'ore di una informazione storica. E' bensì vero che gli autori-che si sono^ occupati delle negoziazioni della Francia nei 18(59 e 1870, . come i signori Valfrey e Sorel, non sembrano es-r-sere stati i meglio informati. Èssi sanno che si era tastato il "terreno a_ Vienna ed a Firenie^che erano-state dibattute delle condizioni, ed anche l'Italia aveva domandato un articolo, segreto per Roma ; ma è evidente eh' essi non hanno avuto il testo sotto gli occhi. Vi è in tal punto, unatlacuna,.che interessa ad un tempo la storia e la politica, e che noi siamo ben lieti poter colmare. La verità è, che_ un progetto d'alleanza offensiva e difensiva fra l' Austria, l' Italia* e la Francia,-portante la data del 10 maggio 1870, era stato, redatto e sottoposto all' accettazione delle parti interessate; desso assicurava; a ciascuna dello potenze segnatario, i suoi possedimenti territoriali, e-proibiva ogni
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clic prima aveva rifiutato^ ma era troppo tardi;. l' Italia e ^Austria credévano dover attendere un primo successo per pronunciarsi.
Non. isfuggirà certo all'attenzione la data dei trattato. Il 10 maggio era due giorni dopo il plebiscito.
Si deve forse concludere che Napoleone III nutrisse da quel momento disegni di òonquista/e, secondo il detto di uno dei diplomatici che lo circondavano allora, ritenesse necessarie due cose per ristabilire il prestigio dell' impero, il plebiscito^ e - la guerra?
Certo che sì: se non che i suoi disegni,, giusta* il suo carattere indeciso, erano velleità anziché volontà; il fatto stesso eh e > il trattato andò» in fumo avanti all' ostinazione dell' Imperatore nella.questione romana, prova che egli non- aveva progetti fissi al mese di maggio come più tardi in. luglio, e che si lasciò-prevenire dagli avvenimenti..
La verità sul libello Nicolera
Genova 30 novembre 76 (Nostro carteggio) y
Alcuni giornali fra i quali iL vostro, nel il. 92, alt' articolo: La verità sut libello N»co-tera, che a^ mio avviso, risponde trionfalmente al libellista, dite che tra gli oggetti'appartenenti al Pisacane, sì trovò un foglietto, sul quale era scritto a tulle letUr,} un nome. Questa, nome era quello del De Mata, l' amico di Spaventa (e potrebbe aggiungersi, col quale fu in galera e compagno di stanza per affari pollici più anni), allora cappellaio a Napoli e facente^ parte del comitato,-, ora cappellaio a Geuova. Il De Mala, ^rima ancora che tosse interrogato-il Nicolera, era stalo arrestato. - E questo^nome cosa significa? gli vien domandato. - Ah/ me n' era scordato, risponde il' Nicolera. 11 De Mata è un bravo cappellaio di Napoli. Pisacane aveva comperalo da
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