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lui un cappello, e siccome n' era stato contento, ne aveva notato il no aie per fargli le sue commissioni in seguito.
Pochi giorni dopo, il Be Mata, veniva rilasciato in libertà per mancanza di prove. Quello scellerato di Nicolera i aveva risparmiato, non aveva voluto tradirlo!
L* onesto G. De Mata, che qui se ne vive modestamente contento del suo lavoro e del ben avvialo negozio di cappelli; e,che a ben pochi aveva fatto conoscere la parte che aveva preso nel nostro risorgimento politico, non volle tacere, e dettò una lettera in proposito, che porta qualche luce, è torna a lode dell' on. Nicotera; la quale fu inserita nel N. 314 del giornale il Movimento. Ecco la lettera,- che vi trascrivo nella speranza che tornerà gradita ai lettori del vostro giornale, ora tanto più che il gran processo si discute innanzi ai tribunali.
« Amici imparziali mi hanno portato a leggere una copia del n. 3790 del giornale il Secolo, che figura tra i più autorevoli periodici della stampa milanese: portante la data di lunedì e martedì, 6 e 7 volgente novembre. In cima alle 4 colonne della prima pagina rilevo 1' epigrafe », Nicotera n-ìlla spedizione jdi Sapri »;} e fra i due- episodi più spiccali del racconto ho dovuto rimarcaavi un' allusione al mio oscurissimo nome, ed individuo.
« Poiché il citalo periodico ha stimato opportuno, e n'era tempo, presentare alla conoscenza di tutti la vera riproduzione dei particolari di questa epopea; ed ha dovuto far cenno alla parte che vi ho rappresentato, imporla che il fatto sia pure riferito con maggiore esattezza, non solo in omaggio al vero-, ma pure perchè non sfugga, a prima vista, il peso del mio giudizio in proposito. A tal uopo, conto sull1 ospitalità del diffuso suo giornale.
« 11 Secolo riferisce circostanza esattissima, rilevando, che il nome mio trovavasi scritto nel portafogli, confiscato all' eroico Pisacane, dacché egli ve lo aveva notato alla presenza mia, in casa mia, ove quel personaggio, non
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almeno deve considerarsi l1 amico inlimo dello sventurato trafitto di Sapri.
« La ricerca del suaccennato telegramma fu causa unica, che motivò una di quello^ perquisizioni, eseguita in casa mia, che resero famigerata la triste polizia dei Borboni di Napoli; in seguito alla quale, ad onta che il telegramma sfuggisse dalle loro unghie, io fui tradotto, con un garbo lutto proprio a quella feroce genìa nel più tremendo criminale di Castel Capuano, il quale veniva contiadislinlo dal nome di « Criminali" Approvati » Jforse perchè risaputi gli orrori fra cui inviluppava le povere vittime, che vi si gettavano.. Questo però avveniva appena nei primi giorni del luglio 18!>7, cioè prima ancora che 1' ardito superstite di quella epopea gloriosa, avesse potuto venire non dirò inteso, ma vigliaccamente frainteso da quei magistrati di non so se più ributtante, che spaventevole conio; tut-tociò è esatto. Quello che merita rettifica ed importa, non al m'o vanto, ma al peso che intendo s1 abbia la mia testimonianza nel bruito incidente sollevatosi a discredilo d' una delle figure più spiccatamente ed ostinatamente ardile della rivoluzione napoletana; quello che merita rei tifica, dicevo, ,è che io da quel giorno non riebbi più libertà, se non la sera del 25 giugno 1860, in conseguenza di quel simulacro di forma costituzionalé"proclamata da Be Bombino.
« Non è qui opportuno, nè di mia competenza rifare la risaputa istoria dell'indole vendicativa dei Borboni di Napoli, e quanto l'avessimo sperimentala dura ed ostinata noi/litri processati di Sapri; ma giova pur rilevare, che io dopo un mese scorso in quel tremendo Criminale, fui trasportalo da cinque- di quei gendarmi del De Carretto a Salerno, ove se non giunsi per tappe a piedi, lo dovetti alia non pingue mia scarsella, pure stretto di ceppi, da allividirmene perfino le mani; ed in Salerno stesso m1 ebbi lu fortuna di avere comune il carcere, durante circa un anno, con 1' onorevole Nicotqra, da cui fui diviso quando gli toccò in sorte la gloriosa catena del
« Chi mi conosce, o mi legge senza preconcetto giudizio, non dubita della verità e inori, taneità deHo mie afférmazioni; pare non pochi amici attesterebbero, che la sera stessa io cui intesi a leggere la ormai condannata « autobiografia^ » io mi proposi di offrirmi testimone spontaneo della inlemeratezza del carattere politico dell'on. Giovanni Nicotera. Oltre a che respinge ogni idea di cortigianeria nel presente atto, chi ricorda tutti gli atti del minoro Nicotera, tra cui qualcuno compiacentemente rilevato non ha guari dai giornalic he io Napoli tengono l'opposizione, e con quanta o-slinazione io mi sia sempre contenuto, e mi propongo di perdurare fra gli onesti e laboriosi artigiani.
« "Gradisca sig. Direttore che le anticipi i più vivi ringraziamenti dell' atto cortese, che tolgo ad occasione favorevole per riprotcstarmi
« Di Lei," '
Devotissimo servo GIUSEPPE DE MATA »
Questa lettera dell' onesto operaio che sene vive qui contento del suo lavoro, al quale attende a tult' uomo, e rompe il silenzio solamente quande vede la virtù calunniata, è un beli1 elogio che torna ad onore del Nicotera 0 di colui che l'ha dettata.
Una vecchia quistione
L' esimio avvocato sig. Gioacchino Cappel-lieri segretario della Deputazione provinciale 1 di Salerno, ha testé pubblicalo un opuscolo I sulle opere pie dell1 Italia meridionale, e sui mallratlamentL usati per tre lustri dal caduto Ministero agli impiegati di questo importante e difficile ramo di servizio.
Il lavoro è utilissimo perchè, anche , scindendo dallo scopo che l1 autore si è pr**; 1 fisso, sonovi riportate tutte le date, e diversi articoli delle svariate leggi e decreti che «a quasi un secolo con non pochi mutamenti governi e di idee regolano la grave delle opere pie. E chi trovasi presentem^1'
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peso del mio giudizio in proposilo. A. lai uopo, conio suir ospitalità del diffuso suo giornale.
« 11 Secob riferisce circostanza esattissima, rilevando, che il nome mio trovavasi scritto nel portafogli, confiscalo all' eroico Pisacane, dacché egli ve lo aveva notalo alla presenza mia, in casa mia, ove quel personaggio, non mai abbastanza veneralo e compianto, venne non di rado, durante la sua dimora in Napoli, per i necessari concerti del piano, che poi s' ebbe il lugubre svolgimento, ora a tutti , noto. Non è meno esatta la risposta data dal l'onorev. Nicotera in proposilo ali1 interpellanza mossagliene dal Procuratore del re in Salerno; nè. y' è a dubitare da chicchessia, che l1 on. Nicotera fosse informato, per qual sorta di cappello il compianto Pisacane mi tenesse, notato nel suo portafogli / E basterà a convincerne i più difficili, il ricordare che a me proprio venne indirizzalo V annunzio per telegrafo da Genova (sebbene giuntomi con deplorevole rilardo) della determinala esecuzione del piano concertalo in Napoli; e ciò non può opporsi ignorasse li onorevole Nicotera, che
APPENDICE
RUBINA
OSSIA
UN EPISODIO DEL BRIGANTAGGIO NELLA VALLATA DI MONTECORNO Racconto di RAFFAELE PETRILLI
Rubina saltando più che camminando, tosto tornò al mulino dal mugnajo, che con un sogno ne l'àvéà avvertita, ohe la farina era pronta.' Giorgio riguardò il mulino, e così fece ogni qnal volta camminando sormontava qualche pffg-giuolo, donde potea scorgere la sua bella, la quale poiché s'ebbe rimesso in testa il fardello, ritornando alla volta di Ornano alla casa dei padroni, canterellava una canzone 3-bruzz^e.
Chi piglia lu marito piglia guai Chi non lo piglia na Gnisce mai.
(Juarido in un momento odesi un colpo di fucile, poi tre, 'è «{nMro, Q iindi un calpestio. Ecco una squadra di borsa-
Criminale, fui trasportalo da cinque di quei gendarmi del De Carrello a Salerno, ove se non giunsi per tappe a piedi, lo dovetti alla non pingue mia scarsella, puro stretto di ceppi, da allividirmene perfino le mani; ed in Sa- 1 lerno slesso m' ebbi la fortuna di avere comune il carcere, durante circa un anno, con 1' onorevole Nicolera, da cui fui diviso quando gli toccò in sorte la gloriosa catena del galeotto polilico, della quale molti di quelli che gridano oggi impallidivano allora al solo pensiero; ed a me venne riservata la oltraggiosa e lunga relegazione, che subii con tanti amici, ormai noti per intrepida fede politica.
« Per questo rilievo a rettifica del vero si comprenderà, che ho avulo agio ed occasione lunghissima di conoscere l1 intimo carattere dell' impavido calunnialo d1 oggi, e mi si vorrà prestare fede quando affermo col più intimo convincimento del mio spirilo, che Giovanui Nicotera, non si limitò una volla sola, nè solamente ad eludere la partigiana istruttoria del processo di Sapri; ma ha pure sempre reclamalo per sè solo tutta la vendetta del carnefice regnante di Napoli.
glieri a tutta corsa in cerea d»l brigante, di Giorgio. Corrono immantinente al mulino, quindi si avviano sulle pedate della belva, come un cane da caccia, che ritrova il cammino della lepre, e corrono dietro il brigante su colle Pilato, vicino a Montecorno, mentre il mezzodì faoea udire i suoi rintocchi dalla grossa campana di Tossicia.
IL
Era il 1861, e fine del 60. Epoca di transizione tra il vecchio ed il nuovo, come un corpo convalescente che non ancora ha doma la malattia, che comincia a rigoder della vita, ma che risente dell' antico morbo. Caduto il secolare trono, che solo si mantenoa nella vicina fortezza di Civitella, era già, issala la bandiera italiana, e la truppa piemontese occupava gii le borgate del Moniecorno, sparsa a drappelli, 0-ve più ove meno secondo il bisogno. Ma il vecchio ancora si manteneva sopra un pugno di briganti, i quali armeggiavano, 0 facean vista di farlo per Francesco 11, poiché inreallà guardavano ai loro interessi, essondo dediti al saccheggio ed alla rapina ed a mangiare a scrocco. Sì cho ai poveri montagnardi del Moniecorno loocava stare ora in pieno italiani- J smo, ed ora in pieno governo borbonico, a seconda che ar- ! rivava un drappello di bersaglieri, oppure sopraweiiva, una banda di briganti. ;
Ministero agli "impiegati di questo importani' e difficile ramo di servizio.
Il lavoro è utilissimo perchè, anche pte scindendo dallo scopo che l'autore si èpreZ fisso, sonovi riportate tutte le date, e «fi articoli delle svariate leggi e decreti che il quasi un secolo con non pochi mutamenti di governi e di idee regolano la grave materia delle opere pie. E chi trovasi presentemeniq a dovere trattare le vecchie questioni ancor» insolute di pensioni, di contabilità, di censì, menti, come ancora quelle più importanti (,j riforme, può facilmente trovarvi la via porri, solvere ogni vertenza.
Égli con ogni chiarezza e diffusione ha svolto il tema propostosi, sopra del quale anche noi ci siamo più di una volla occupali. La questione è la seguente: All'ex Reame di Napoli /' u/ficio governativo sulle opere pie «i fa sostenere da impiegali pagali 0 dalle stesse opere pie 0 dalle provineie, mentre nelle ~altre parti d'Italia questi impiegali sono retribuiti dallo Slato. E più, a tali impiegali nell' Italia meridionale si è preclusa ogni via di miglioramento, ogni carriera, dichiarandoli,
Questi ultimi, scaltri, tenean di mira, quando la guarnigione fossa partila, ed allora giù dai monti come a voi toi sopra il povero paese sprovvisto, ora di giorno edora dinoti», facendo taglie, richiedendo viveri, armi, denaro, e questo 1 nome di Francesco II. Un (ale cognomalo Slramengo, che si firmava Capitano, spediva regolarmente dei boni per l'armata,! com' egli chiamava i suoi briganti.
Naturalmente gli abitanti faceano spallacele, ora schermendosi dicendo non aver denaro, 0 viveri, ed ora cèdendo col dar denari-, armi, viveri, prosciutti, pane, vino ed ogni ben di Dio. E quivi poco appresso eccoti dei drappelli di bersagligli che appurato il fatto, ti piombavano addosso, esnbitó ti spacciavano per manutengolo, e qui cominciavano ben alti guai, per terna di essere come t.ili posti in ga labaja, nèta-lora valea la persuasione per dimostrar loro, elio non eradi spontanea volontà che si Cacìano dette offerte, ma perchè strolli da forza maggiore. Spesso persuasi alla meglio ripif' tivano i bersaglieri, e si avea tregua per alquanti giorni,® poi da capo con la solita storia. Sì che i proprielarìi tutti,® benestanti di questi disgraziati Siti aveano abbandonate loro borgale, e s' erano ritratti quali in Teramo, e quali 18 Mentori» al Yomano, cillà nelle quali i briganti non si vallavam, essonduvi buon nerbo di truppe alla difesa.
(Conti»»"
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