CORRIERE ABRUZZESE - Annata 1876
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    P ¦ --.............. 
    uomini di cuore è bella e santa la memoria del patriottismo e del martirio politico, anche quando la lode va data agli avversari. *
    Noi stimiamo l1 ingegno e il caràttere del nostro abruzzése, ma, appunto per questo, avremmo voluto che egli, dopo il 18 marzo, si fosse rinchiuso in un dignitoso, silenzio. E' un consiglio che i suoi amici avrebbero dovuto dargli per rispetto di lui e per il prestigio del partito. Invece l1 hanno tratto alla lotta come V ultimo fantaccino, e n' è rimasto» sconfìtto senza salvare il decoro di leale soldato !-Quanto meglio non avrebbe fatto I on. Spaventa se avesse ascoltato i consigli disinteressati di un vecchio membro della Camera alta e nostro concittadino, ch'esso, 1'ex mi^ -nistro dei lavori pubblici, interessava a votare per un appaltatore di opere pubbliche! « Badi, onorevole Spaventa gli diceva quel nostro amico--- badi a ciò che fa: i corpi più gravi si ^sommergono con maggiore facilità e non si risollevano; ** e lei è più grave, degli altri! »
    Pur troppo, i fatti finora gli danno ragione. L1 on. Spaventa è sommerso-o sta per sommergersi; - si rialzerà? Ai posteri V ardua sentenza.
    Avevamo scritto il precedente articolo, quando ci pervenne V Opinione con una dichiarazione dell' on. Spaventa, che tosto riportiamo in queste colonne:
    « Mi si fa leggere dei fogli, i quali da alcuni giorni implicano , mio nome nella pubblicazione dell' Autobiografia del ministro Nicotera, assicurando avere io scritto una lettera cbe ne consigliava la pubblicazione a Napoli.
    « lo dichiaro cbe non ho scritto, nè dato incarico ad alcuno di fare tale pubblicazione. fr Roma, 12 dicembre 1876. t S. Spaventa.
    Come vedono i nostri lettori, il dichiarante parla di pubblicazione a Napoli, non di quella
    
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    ta, soggiungendo per rendere maggiormente autorevole la provenienza delle carte, che un altro personaggio parimente noto, ne era informato e ne desiderava la pubblicazione.
    . ^Quest' individuo dei pubblici caffè è delle corrispondenze fu il galoppino di tutta questa faccenda. Egli, portò ìg cart£ da Roma a Napoli; da Napoli le portò a Roma; e nei viaggi é nelle conferenze con T on. conte, il galoppino eccitò, pregò, riscaldò, colorendo sempre i suoi desideri coi desideri dell'on. Spaventa, dimostrando sempre come fosse volontà del partito che la pubblicazione avesse luogo, e insistendo in ispecie perchè essa venisse fatta a Napoli, dove era maggiormente sentito 1 bisogno, tanto per quella città come per le provincie meridionali, di scalzare e screditare, alla vigìlfa delle elezioni, P autorità del Governo,'attaccando rumorosamente uno dei suoi membri, »
    UN CONGRESSO NAZIONALE
    In molte provincie d'Italia si sono * formati dei collegi di periti agronomi, agrimensori e geometri, allo scopo di tutelare e promovere col mutuo aiuto gV interessi morali e materiali di questa classe.
    Il Collegio xli Roma, a cui vuoisi attribuire .1* importanza di collegio centrale, nel 6 settembre ultimo, con sua nota a slampa, invitava tutti i colleghi dnl regno, e propriamente delle città sedi di provincie, affinchè si, fossero riuniti in comitati^ promotori, per la nomina di presidenze provvisorie, per co- . stituire i collegi nelle provincie.
    Posteriormente a questo invito la Commise sione promotrice ed esecutrice del Congresso nazionale di tutti gli agronomi ed agrimensori d'Italia, sedente in Roma, con altra nota del 10 novembre scorso tornava ad insistere presso tutti i colleghi dei capoluoghi di provincia, perchè avessero avuto la bontà di rispondere al fraterno appello.
    Lo scono di auesto Congresso che si a-
    la questione sulla rappresentanza degl' interessi agrari i;
    6. Finalmente si tratterà del titolo di tutti i periti, che si vorrebbe unificare.
    Teramo, che non fu mai ultima tra le città sorelle d'Italia, non ancora aveva presa P iniziativa per la formazione del Comitato e del Collegio; la prese per ciò il perito agronomo misuratore Raffaele Tara nielli, il quale invitava con sua nota, piena d' affetto per questo paese, lutti i colleghi di qui, perchè la sera del 10 corrente si riunissero in una sala della sua abitazione, « per rispondere in modo che sia al Collegio di Roma, perchè questa storica e patriotica Teramo faccia pur essa, come tante altre volte, vieppiù osservare che ha nel seno uomini infiammati dal sacro fuoco della nuova civiltà d'Italia, quali eccellenti amatori delle utili e libere associazioni e del progresso! »
    Nella sera del 10 infatti si riunirono ia casa del Tarantelli i signori Serafino Forti, notaio ed agrimensore, Filippo Ferrari, Vincenzo Gabrieli, Giacomo Lanciaprima e Raffaele Tarantelli, agronomi ed agrimensori, e furono presenti ed invitati ad onorem i signori ingegneri Giuseppe Lupi, Nicola dottor Palom-bieri, Giulio de     Prese la parola il Tarantelli e propose, dopo la lettura delle note del Collegio di Roma, di addivenirsi alla nomina di un Comitato promotore.
    Mediante schede segrete, distribuite ai singoli agrimensori, e provvedutosi allo scrutini*, si ebbe il seguente risultato: il sig. Carla professor cav. Campana agrimensore presidente, Serafino Forti vice presidente, e Raffaele Tarantelli segretario.
    Dietro rinunzia del sig. Campana, per tivo di salute, il di 18 corrente, alle ore J pom. si riunì il Comitato in casa dello Tarantelli/ dove intervennero i signori mensori Serafino Forti, Girolamo de Angeli"
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    Posteriormente a questo invito la Commissione promotrice ed esecutrice del Congresso nazionale di tutti gli agronomi ed agrimensori d' Italia, sedente in Roma, con altra nota del 10 novembre scorso tornava ad insistere presso tutti i colleghi dei capoluoghi di provincia, perchè avessero avulo la bontà di rispondere al fraterno appello.
    Lo scopo di questo Congresso che si a-prirà nel 30 gennaio 1877, sarà prima di lutto M quello di riunire in un sol vincolo di affetto uua classe tanto divisa, specialmente nell1 an- ! tico regno di Napoli, e discuterà:
    li Se, e come vogliasi domandare la legalità dei delti collegi, come V ebbero gli avvocati, i procuratori e notai;
    2. Se vuoisi fondare un periodico col titolo Periodico Nazionale di Ingegneria A-graria;
    3. Se vuoisi attribuire al Collegio di Roma l1 importanza di collegio centrale;
    4. Studiare e formulare una tariffa per le competenze dei detti periti, da presentarsi al Parlamento;
    5. Se vuoisi, ed in qual modo, discutere
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    professor cav. Campana agrimensore predente, Serafino Forti vice presidente, e R^ faele Tarantelli segretario.
    Dietro rinunzia del sig. Campana, perm0 tivo di salute, il di 13 corrente, alle oro j pom. si riunì il Comitato in casa dello stessi Tarantella dove intervennero i signori agri, mensori Serafino Forti, Girolamo de Angeli» Civico, Filippo Ferrari, Giacomo Lanciaprima Emidio Ambrosi, Francesco Pisciella,,, tilio Corti aiutatile dell' ufficio tecnico, Dia. gio Angelini e Raffaele Tarantella In questa seduta si accettò la rinuncia del sig. Campa, na, ed il Comitato venne riformalo nel modo che segue:
    Presidente, Serafino Forti  Vice-presiink Girolamo de Angelis-Civiro  Segretario,Ila!-, faele Tarantelli  Componenti, Filippo Ferrari
     Vincenzo Gabrieli  Giacomo Lanciaprimi
     Emidio Ambrosi  Attilio Corti  Francesco Pisciella  Domenico Aielli per adesione  Pietro Buccella per adesione A-chille de Carolis per adesione  Biagio Angelini, vìce-segrelario.
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    « Mi si fa leggere dei fogli, i quali da alcuni giorni implicano il mio nome nella pubblicatone dell' Aulobiografia del ministro Nicoleva, assicurando avere io scritto una lettera che ne consigliava la pubblicazione a Napoli.
    « lo dichiaro ebe non ho scritto, nè dato incarico ad alcuno di fare tale pubblicazione.  Roma, 12 dicembre 1876. r- S. Spaventa.
    Come vedono i nostri lettori, il dichiarante parla di pubblicazione a Napoli, non di quella falla poscia a Firenze; egli inoltre parla di aulobiografia, ma tace dei documenti. Non po-trebb1 essere che anche 1' on. Spaventa facesse delle restrizioni mentali?
    Il Bersagliere fa seguire la dichiarazione sudetta da queste rivelazioni degne di nota:
    « A quest' ora deve essere giunto agli o-recchi del comin. Spaventa come persona, che si spaccia nei pubblici caffè e nelle corrispondenze a parecchi giornali d'Italia suo portavoce, e che dice di godere la sua piena fiducia e afferma d' essere ammesso alle sue più intime confidenze, si presentò al conte Capitelli portandogli i famosi documenti, e nel portarglieli assicurò V on. conte che questi documenti gli aveva a lui dati V on. Spaven-
    APPENDIGE 5
    RUBINA
    OSSIA
    UN EPISODIO DEL BRIGANTAGGIO NELLA VALLATA DI MONTECORNO Racconto di RAFFAELE PETRILLI
    III.
    I bersaglieri 1' hanno indovinalo. I briganti, snidali dal loro nascondiglio, cercano sicuro asilo, e vanno, come dicemmo, correndo a CerqQcto, s»lifo loro ricettacolo, sperando non trovar qui resistenza dai paesani non capaci di tanto. Ma avean fatti i conti senza , oste. Poiché il lenente ili ,, ty. Luigi Patrizi, il cui padre, capitano di dèlta guardia in Montorio al Voma.no, era stato messa in su ir avviso che a Cer.queto avevan costume di riunirsi i briganti, ed aveva porciò spesilo il proprio Gglio con una quarantina di militi, lenea fermo sul posto. Infatti il bravo lenente avea fatto di Cerquclo quasi una cittadella, avea messo gli avamposti, avea circuito
    il paese di un cordone di guardie, avea posti tanti militi, quante eran le case, appostandoli da non esser visti, specialmente dove era noto, che qualche comare travagliasse la fantasia di qualche brigante.
    Le cose inoltre dovevano essere condotte in modo, che dove qualche mal capitato venisse, rimanesse agguantato sen-z* altro per non dar tempo agli altri di porsi in fuga.
    Non erano trascorsi dieci minuti, ed un ceffo nero all' entrata del paese si avvia verso una casa. Si vede un lume alla finestra, e quindi un sibilo del brigante, che gli rimane sulla strozza, poiché una brava guardia 1' afferra sulle culi-cagne, intimandogli di star zitto. In quel mentre sopraggiungono allre guardie, legano il brigante e via dal tenente. In questo modo ne capitano altri nove, sicché se ne fece una buona retala con visibile allegria del comandante, a cui il spiano progettalo riusciva egregiamente. Ma i briganti che a-vèan mandati gli esploratori e non vedean tornare alcuno, comincia^no a dubitare di qualche imminente pericolo. Lo stesso capitano Siramengo, non ostante pensasse a qualche terra promessa, che avess'e [tallito trattenere i suoi esploratori colle lusinghe, pure era l ulto sospettoso e non s'affilava d' entrare in paese, Stavano cosi le cose, quando non so come scappata dal paese, arriva una donna e 1' avvisa del pericolo. Non si perde d'animo Stramengo, avendo saputo l'esiguo numero degli uomini eie componcan la forza del le-
    nente. Egli aveva sotto i suoi comandi un par di cenlinajt di briganli; s' avvia al paese con tulle le sue forte, e lenii forzarlo in un punto per penetrarvi, liberare i suoi, e ridai pan per focacoia ai nazionali. Ma il tenente che slavi in salls vedette, vile da qual parie irrompeva la turba, ed ivi golii il nerbo delle sue milizie, una trentina in tulio, avendo tenuto in riserva dieci guardie a difesa del paese per favellare dalle finestre e dai telti i briganti che arrivassero ape-j netrare.
    Il manipolo di militi con alla testa il bravo ufficiale si fece incontro alla turba di briganli 6 volle maggiore;, e coi
    I fuoco ben nudrilo e colla bajonetta in canna, fece indietreggi are talmente i briganti, che quesli non pensarono nò pt' quella nolle, nè pel dì susseguente, nè nei di successivi, ridar l'assalto. Il tenente poi, condotti in paese qaaati prigionieri avea potuto abbrancare e ridottivi amorevolmente liti feriti, si asserragliava nel paese per non lasciarlo in lìa di uua rappresaglia brigantesca.' I briganti sbalorditi ^ quella inaudita resistenza si ritrassero nei poggi circoslf" e siccome leneano alle spalle i bersaglieri, pensarono di to' nersi, fermi lì, e provvedere anche a resistere in un pf®W" , bile assedio.
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