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un recente cenno bijbliografico di un libro dell'avv. Cappcllieri.
Ci piace ora fconstataré che le idee del nostro giornale sono statè portate in parlamento dal nostro amico dep», Costantini, il quale riceveva in proposito dal ministero dell'interno < assicurazioni che-noi riteniamo'veritiere.
Ecco i brevi discorsi degli on. Costantini e Nicotera, detti-neìla seduta del Vi che togliamo (fagli alti parlamentari:
Costantini. Debbo rivolgere anch' io un'interrogazione all'onorevole ministro dell'interno sul trattamento fatto agli impiegati delle opere pie nelle provincie meridionali. Ersebbene ciò' implichi una grossa questione di principio e di giustizia distributiva, nondimeno sarò brevissimo.
L'onorevole ministro dell'interno conosce meglio di ogni altro che gì' impiegati delle o-pere pie compiouo funzióni di carattere essenzialmente governativo; e certo non ignora che, mentre in tutto il regno vengono retribuiti a carico, del bilancio dello Slato, nelle provincie meridionali per contrario gravano il bilancio delle province o delle opere pie.
Conosce oltre a ciò che i, decreto del 20 agosto 1874, massime per l'interpretazione restrittiva a pui diede luogo, rovinò completamente la carriera di questi impiegati, con danno evidentissimo del pubblico servizio.
Contro questo ordine di cose, questa flagrante e permanente ingiustizia, non mancarono proteste e reclami che furono sollevati al Governo ed alla Camera. Ma, sebbene l'uno e l'altra se ne fosspro più volte occupati, nessun effetto utile nondimeno p odussero.
Ora che il Governo si occupa della riforma degli organici e del miglioramento della condizione economica degli, impiegati dello Stato, sembra arrivato i\ momento d^uvocare efficacemente la cessazione ili un'antica ingiustizia, ed io chiedo all' onorevole ministro dell'interno quali provvedimenti il Governo intende di proporre a questo riguardo, poiché non vedo traccia degl1 intendimenti governativi, nè nel
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ufficiy ma piuttosto la parificazione degli stipendi.
Questa seconda parte è riservata, e il Governo si propone di presentarla alla Camera nel più breve tempo possibile.
Comunicazione
Signor Direttore
Giacché ella volle scrivere nel N. 101 del Corriere Abruzzese dei consigli disinteressati di un vecchio membro della Camera alla e nostro concittadino, dati òli'on. ministro Spaventa nella sua ultima venuta in Giulia, non occorreva molta sagacia a chichessia riferire il fatto alla mia persona. E quindi, avendo la scritta urtato i nervi alla Provincia mi sento nel-1' obbligo di chiarire le cose nella loro realtà Dopoché in una sera di agosto ebbi il bene d' imbattermi nella Casina di Giulianova col prelodato comra. Spaventa, ripassai _con lui in presenza di altri ragguardevoli soggetti una discussione elettorale abbastanza vivace, dalla quale uscimmo amendue corno vf entrammo. Interrotti però la sera, credei la mattina vegnente scrivergli una lettera, che qui trascrivo, alla quale I' ex ministro clava riscontro con grato animo, e gentilissime espressioni, che puranche mi fo un dovére di pubblicare.
« Onorevole sig. Commendatore
« La breve conversazione avuta con lei ieri in Giulia, è servila in me di risveglio ai sensi di stima e considerazione, che ho sempre nutrito per la di lei alta mente e pel di lei forte animo. Se non siamo nei momento di accordo in alcuni punti, non è effetto certamente,; come ella ieri mi balenava,: di recare io nel vasto campo della politica nazionale, le passioni municipali, ma bensì, e me. nc.\senlo ben forte, del profondo sentimento di HBBBP? tutte quelle supremazie, le quali si ribellano alla moralità pubblica, ed al pubblico buon senso. Ella vissuto sempre in atmosfera eie-
composti. Infine scusi ed attribuisca a vero attaccamento a lei ed a quanti come lei sceo degni di considerazione, se con franche parola ieri ad oggi le apro il mio anime tutto iotero.
Intanto mi creda
Tortoreto 25 Agost© 76
Di lei ossermo Senatore IRELLI
All' onorevole Sig. comm. Silvio Spaventa Giultartuova
« Giulianova 27 agosto 7$ On. sig. Senatore
Prima di lasciare la sua provincia mi corre 1' obbligo di rispondere due parole alta lettera che ella mi scrisse dopo la conversazione, che ebbe meco a Giulia intorno alle^ presenti occorrenze politiche. Ciocché io intendo chiaramente nella sua lettera, è la sua grande benevolenza per me, di che particolarmente la ringrazio. Quanto al resto mi permetto che io le dica, che i molivi del suo dissenso dal partito moderato, mi riescono oggi così inesplicabili, come mi erano quando mi permisi di porgliene un cenno in quella sera della nostra conversazione e che nondimeno quali che siano, io li rispetto oggi, come le dissi di rispettarli allora, pur confermando di non intenderli.
Mi creda onorevole Senatore, sempre
Devmo servo S. SPAVENTA
La sola pubblicazione delle due lettere basta a mettere in giusta esplicazione quanto si cennaya sul proposito nel N. 101 del Corrieri Abruzzese.
Ora poche parole al giornale la Provincie la quale con beffarda ipocrisia ha finto di non sapere chi fosse il vecchio Senatore, che diceva allo Spaventa ciocché moncamente riportava il Corriere Abruzzese, e con scipita maldicenza lo ha qualjficiìto tutto un sovero, o P*r~
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degli organici e del miglioramento della condizione economica degli impiegati dello Stato, sembra arrivalo il momento d'invocare efficacemente la cessazione di un'antica ingiustizia, ed io chiedo all' onorevole ministro dell'interno quali provvedimenti il Governo intende di proporre a questo riguardo, poiché non vedo traccia degl' intendimenti governativi, nè nel bilancio, nè nella proposta di riforma degli organici.
Ministro per l'interno. La questione che solleva l'on. Costantini é stata sollevata altre volle nella Camera, ed io ne sono perfettamente informalo. A risolverla, credo anch'io come l'onorevole Costantini, che si debba aspettare la riforma degli organici, ed aggiungerò quella della legge sulle opere pie, perchè runa cosa è collegata all'altra.
L'onorevole Costantini si meraviglia di non vedere risoluta la questione negli organici presentati adesso, ma io lo prego di riflettere che la parte degli organici presentati in questo momento dal Governo non riguarda la costituzione degli
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APPENDICE
RUBINA
OSSIA
UN EPISODIO DEL BRIGANTAGGIO NELLA VALLATA DI MONTECORNO Racconto di RAFFAELE PETRILLI
(Continuazione vedi n. prec.)
Era notte, ti pensiero dì Giorgio si posava su Rubina, causa innocente di tulli i suoi guai. Lui sbandato, che sarebbe all' esercito, ed avria ancora avuta la sua piuma sventolante al ven o, ed il suo quartiere, ed ora invece avea un cappello da brigante, una montagna, ed una grotta per ricettacolo. Solo, un sacco a pane ne ricordava V antica divisa Ma Rubina che colpa ne ave*? Lui parilo per soldato del Borbone, perchè non passare solio le armi del governo 41 Savoja, all'ombra djlla sua croce? Perchè profittare del Bordine e sbandirsi, perchè? Per riveder Rubina. E quelle .rftidicVie parole non la finisce mai della canzone, ripercoloa-n'j (" su© orecchie. Ed in vero egli non la finiva mai dal far
accordo in alcuni punti, non è effetto certamente, come ella ieri mi balenava, di recare io nel vasto campo della politica nazionale, le passioni municipali, ma bensì, e me ne sento ben forte, del profondo sentimento di recitare tulle quelle supremazie, le quali si ribollano alla moralità pubblica, ed al pubblico buon senso. Ella vissuto sempre in atmosfera elevata e libera da qualunque mi^ma impuro, polrà avere amici ed ammiratori non consenzienti nel campo politico, ma, se da quell'atmosfera per poco fosse da espedienti rie! momento rilevalo, a modo di ente grave e pesante, non le sarebbe più agevole il risalirvi, Da amico leale la prego tenersi nella cerchia nella quale la società è nel dovere ammirarla e vedere con animo superiore l'agitazione dei bassi fondi. Se la legge delle incompatibilità parlamentari non fu discussa nelle forme, lo fu troppo nella convinzione dell' universale. Non si perseveri più oltremodo ad offendere la coscienza pubblica, giacché questa ribellata si esalta, e prorompe in modi talvolta anche instravaganze pur di rivedere Rubina e l' ultima quella di venire al mulino, che avea attirato ai minti tanta truppa, ed avea sbandata e quasi distrutta 1' arma dei briganti. Questi pensieri travagliavano la mente del povero Giorgio, quando vinto da quel d' Adamo si lasciò cadere sotto un macigno a dormire, mentre che da un poggio vicino un gufo emetteva i suoi lamenti di lugubre augurio.
VI.
I briganti dispersi gironzarono tutta notto per il bosco, ed ogni fruscio di albori sembrava nella loro fantasia un agitarsi di piuma di bersagliere, che loro agghiacciava il sangue.
Siramongo loro capo ed il più Intrepido, non finiva di persuadersi, come mai tanta truppa era salila su quel boschi, e li avea snidati e sbandali. Unico rimedio al male era di riunirsi con Florio, allro oapo-banda, che occupava la montagna dell' Isoìa.
Così, ei pensava, vendicherommi di Tossicia. Rifarò la mia banda. Quindi piomberò su Tossioia diami che nuova iruppa la possa occupare.
Detto fatta. Trovare il messo, riunirsi oan Florio, vedero se nuovi soldati fossero giunti a Tossicia, e nel caso negativo piombarvi sopra.
Mentre così ragionava, odo un russare sotto gn macigno.. Mano al grilletto, ed in guardia. Maia benefica luna lo tolse
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cennava sul proposilo nel N. 101 del Corriere Abruzzese.
Ora poche parole al giornale la Provincia, kt q^alc con beffarda ipocrisia ha finto di non sapere chi fosse il vecchio Senatore, che diceva allo Spaventa ciocché moncamente riportava il Corriere Abruzzese, e con scipita maldicenza lo ha qualificato lutto un sovero, o perlomeno con la lesta di legno. Se a me sicura mente dirette queste qualifiche, le respingo con pacatezza giacché alla perfine il sovero ed il legno non sono materie nè putride nè pulrefacibili, come se di rimando fosse qualificato chi di spettanza fantoccio di paglia con testa di pezze. Solo mi limito ad augurare ai redattori della Provincia, che si inducano una volta, e ne sarebbe già ora, di usare rimedi eroici per sanarsi dal morso della tarantola, che tanta molestia da qualche tempo loro arreca.
In quanto all' altra triviale allusione, eba ha voluto forse fare al mio indirizzo il redattore dell' articolo della Provincia, rispondo, che
d'imbarazzo. Riconobbe Giorgio e con un buon scappellotto 1' ebbe desto.
Ehi/ commilitone, tela dormi tranquillamente? Ti vanno proprio bene i negozii? Senti, t'ho d'affidare una missione. Mi hai da chiamare compire Florio. Bisogna riunir la forze, piombar su Tossicia, e vendicarci. Capisci / Devi anche appurare se nuova truppa non sia giunta.
Non se lo fece dire d.ie volle Giorgio. Si trattava ravvicinarsi alla sua Rubina. E corre difilato, come un forsennato per quei burroni. E Strameng) diceva fra sè, ridendo sotto i baffi: Come sono ubbidito dai miei militi. E il gaglioffo non s' avvedea, che Giorgio correva alla sua Rubina, lui, causa della sua disfalla.
VII.
Si stava Florio accampato sulle montagne, ebe fan corona ad Isola del Gran sasso. Isola che dal gran monte il nome prende, è un bel paese sito a cavaliere di due fiumi, J/a-vone 1' uno, e Ruzzo l'altro nomato, cinte di mura con tre porte, con edificii, fatti all'antica, murati in modo da sembrare bastioni di fortezza, sì che il tutto ha l'aspetto di un castello, e meglio si diria Castello an/.ichè Isola del Gran Sasso.
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