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che onesti se non stigmatizzassimo gli errori da qualsiasi parte provengano. Crediamo che a questa nostra censura si unirà tutta la stampa indipendente, la qualle, al di sopra del partito, deve porre i sacri ed inviolabili principi della libertà dbl pensiero.
11 nostro armamento
li 19 alla Camera s'ebbe una prima avvisaglia tra gli onorevoli Ricotti e Mezzacapo a I proposito dello slato del nostro armamento.
La questione ebbe origine da ciò che l'attuale ministro della guerra in una nota, diretta alla Commissione del bilancio, se non erriamo, espresse un po' vivamente la sua sorpresa per lo stato in cui il suo predecessore aveva lasciato I armamento. E pare che quella sorpresa sia pienamente giustificata, se guardiamo ai seguenti ragguagli*., che manda alla Ragione il suo corrispóndente M., il quale ha il difetto molto incomodo per quelli cui la tocca, di mettere tuli' i puntini sugl'i:
« Secondo i calcoli di persona molto competente, per armare l'esercito nel 1870 occorrevano fucili Vetterli 600,000.
Al 1.® gennaio 1877 se ue avranno soli 240,000. Sorpresa'.
Per un regolare fornimento di .magazzini occorrerebbero cartuccie 180,000,000. Se ne avranno 45,000,000. Sorpresa!!
Passiamo ai cavalli. Secondo l'organico 30 settembre 1873 ne occorrerebbero 23,056 (pochi in confronto a! bisogno),; se ne avranno al 1° gennaio 1877 10,525 e ne mancheranno quindi 8531, Sorpresisi!!
Ma, badiamo alla qualità, e non solo alla quantità. Di questi cavalli, 4000 circa hanno superato i 14 anni 8, età, e sono perciò tuli' al più buoni a trascinare qualche carretto. Sor-* presa ! ! ! !
Ma tiriamo avanti. La Camera con due progetti di legge sancì per armamento una somma
fu elevato a L. 110 e 1 approvvigionamento così modificato, doveva dare fucili 327,000, cartucce 65,000,000.
Il 31 dicembre 1875 i calcoli subirono u-na nuova riduzione; i fucili diventarono 270,000 e le cartucce 54,000,000.
Ma finalmente si fece capo ad un inventario, e il generale Mezzacapo che cosa trovò?...
Trovò nei magazzini fucili 206,000, cartucce 17,000,000.
Scusate la noia di questa lunga esposizione di cifre, ma confessate che se il generale Mezzacapo, ridotto a fucili 200,000, con una scorta di sole 85 cartucce per fucile, espresse un po' di sorpresa, non ebbe tutti i torti.
Per rimettervi un po' di fiato in corpo, aggiungerò che almeno al difetto di cartucce si è in gran parte riparato spingendone assai la fabbricazione. »
!
pie
La nostra prefettura ha trasmesso una circolare alle amministrazióni pie della provincia, per la quale non possiamo tacere una parola di lode al consigliere delegato cav. Rocchi. E' mestieri che il denaro dei poveri venga bene ed onestamente amministrato; sicché non sapremmo mai lodare abbastanza le misure di rigore contro i trasgressori e i negligenti.
Ecco, senz' altro, la circolare prefettizia:
Mentre con circolare ministeriale 12 dicembre 1875 n. 4, riordinamento delle opere pie, venne caldamente raccomandata la formazione, pubblicazione, e trasmissione in prefettura' di una copia del bilancio di ciascuna o-pera pia, si verifica, con mio rincrescimento, che ben poche amministrazioni pie hanno finora adempiuto all' obbligo di questa trasmissione comunque sia prossimo il nuovo esercizio. Questa trascuranza che può anche torna®-re a danno degli stessi amministratori non che delle opere pie, non deve perdurare. Onde ri-mangono le manchevoli aniministrazioni nvver-
bilanci 1877, oltre di quanto si è precinte-mente scritto con apposite circolari. j
La prima è che tutti i censi, e non sotu " pochi, che finora vi sono stali riportali netti dr quinto, devono essere inscritti per intero, > ossia senza farvi più deduzioni di sorla alcuna i e ciò-per effetto della legge 27 mageio lo75 ; n. 2512 (serie 2.) andata ni vigore il L luglio ( 1874 cosi concepita:
(Seguono i due articoli). In secondo luogo si vuole che niuno arti- ' colo d'introito sia omesso quand' anche sia li- 1 tigioso, o di natura eventuale o s gnificalorio ecc. ecc. e di questo sia alla fine del bilancio fatto certificato dal presidente *e segretario.
La presente1 circolare si spedisce a tutte j le amministrazioni non escluse quelle che hao- " no trasmesso il bilancio 1877, e da tutte si j attende un cenno di ricevuta.
Perjl Prefetto - ROCCHI
Cronaca Abruzzese
Aquila 11 facchino Vicchióni Paolo fece proposilo di passare la sera di sabato, 23, allegramente in cantina, e dar fondo a quei pochi spiccioli che si era guadagnato dorante tutto il santo giorno.
Si recò quindi sull' imbrunire alla cantina del signor Centi, ed un dopo I' altro ingollò otto litri di vino.
Sentendo di non poterne più, prese la porta della strada; e, come Dio volle, facendo un passo .svanii e due ora a manca ed ora a dritta, raggiunse la porta della sua abitazione, situala a pian terreno.
Entratovi, ne chiuse 1' uscio internamene con sbarra, di legno, ed afferrata una sedia, *i si adagiò cavalcioni innanzi al focolare.
Misero! il vino gli a ve, a conciliato il sons^
o, meglio, quella specie di torpore che non
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jlie la sensibilità, ma impedisce quaUmqM' movimento. Il fuoco si apprese alle soe stimenta. ed in bravo ehhe tutto il
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quindi 8331, Sorpresa ! ! ! ,
Ma, badiamo alla qualità, e non solo alla quantità. Di questi cavalli, 4000' circa hanno superato i li anni d' eia, e sono perciò tutt' al più buoni a trascinare qualche carretto. Sorpresa ! ! ! !
Ma tiriamo avanti. La Camera con due progetti di legge sancì per armamento una somma di L. 36,000,000. E calcolando il fucile con bretella a 300 cartucce a L 100 si avrebbero avuti fucili 360,000, cartucce 108,000,000 con fondi votati.
In progress* di tempo però le cifre furono modificate; il fucile tipo-con sole 200 cartucce
APPENDICE
Rassegna musicale
Il librettto dell' Ebreo è presso a poco una gofiaggiiie', p«-ri a quella ortmai proverbiale di simili componimenti ; e- se spesso non soccorresse una potente ispirazione musicale, talune situazioni non troppo in evidenza sfumereb-biro a dirittura.
La musica è italiana , tutta italiana ; non visioni quindi nè rivelazioni dell' avvenirismo, noti astruserie di combinazioni armoniche: siamo al genere di Verdi prima del Don Carlos e dell' Aida; che anzi v'ha de' critici che vogliono avere il Verdi collaborato in questo spartito; ma ad ogni maniera è valso all' Ap-polloni il lungo studio e il grande amore pel suo maestro, e stanno lì che ce lo ripetono quelle care rimembranze del Trovatore, del Èallo in maschera e via via, e quelle frasi stupende prese tanto bellamente e poi con arte finissima e squisita trasfuse in mezzo all'orditura dell'opera.
Molte bellezze. Quelle poche battute del preludio sono un vero bouquet de' migliori punii dell'opera. Piace nel prologo il Coro e l'aria finale del baritono ( Sig. Pennestri .). La «erenata del Moro Adel-Mnza ( tenore Sig. Trapani ) non ci sembra di grande effetto; segue però l'aria della donna ove palpita per entro la dolcezza dell'idillio e que' riflessi di luce orientale solfo i raggi di/cui Leila ( sig. J)e Biase Trapani) racconta avere vissuto bam~
pera pia, si verifica, con mio rincrescimento, che ben poche amministrazioni pie hanno finora adempiuto all'obbligo di questa trasmissione comunque sia prossimo il nuovo esercizio. Questa trascurnnza che può anche tornaT re a danno degli stessi amministratori non che delle opere pie, non deve perdurare. Oritta rimangono le manchevoli amministrazioni avvertite che quando per li primi del prossimo gennaio non si siano messe in regola verranno loro applicate misure disciplinari senz' altro eccitamento.
Intanto giova ricordare a tutte le ammini-strazfoni due cose nella*1 formazione dei loro.
bina. Viene appresso uri duetto fra Adel Muza e Leila che si chiude maravigliosamente con quelle noté acute dell'addio, poiché 1' Ebreo -sorprende gli amanti. Segue il dramma del contrasto, e la musica ci fa sentire nell'anima i furori dell' Ebreo, il quale giunge a maledire la figlia che non vuole maledire ai Mori, e le flebili note di Leila che cerca di arrestare l'anatema del padre. E sorvolando di bellezza in bellezza, si arriva alla fine del primo atto all'incendio delle tende spagnole dove v'ha un coro pieno di slancio e chf maestri più reputati dell' Apo'loni sotloscriverebb to.
Siamo al 2.* atto; spiccatissima per fascino drammatico e colorito del soggetto è la scena del sotterraneo, che si compie con quell' ardilo inno di guerra dove la voce del baritono, che in tutta l'opera, poggiala in gran parte su lui, cauta sempre g.on la stessa passione e vigoria artistica senza stancarsi inai, quella voce, diciamo, sfolgora davvero. Ma il finale dell' atto è indiscutibilmente il punto culminante dell'opera. Fra gl'inni della vittoria delle armi, spagnole e l'armonia di bellici strumenti s'avanza re Ferdinando d'Aragona; in mezzo alla sua Corte ed a' suoi soldati il Re Cattolico ('basso sig. Schiavoni) con un andante, maestoso comincia quella magnifica aria Fu Iddio che disse: O figlio, dove lo Schiavoni si farà applaudire tutte le sere che andrà in iscena questo spartita. Varamente esso è per lui l'unico pezzo neil1 Eh reo y ma bisogna ammirarlo nel metallo (li-voce e nella buona scuola di un'artista che scende co-
Entratovi, ne chiuse l'uscio, internamem , con sbarra di legno, ed afferrata una sedia }¦'" si adagiò cavalcioni innanzi al focolare. 1 'I Misero!" il Vino gli avea conciliato il $0tl[)(., ; o, meglio, quella specie di torpore che no&^K i glie la sensibilità, ma impedisce qualinqj I movimento. Il fuoco si apprese alle sue yjX sii menta, ed in breve ne ebbe tutto.il corniI abbrustolito! Passava in quel momento innari la porla un agente di P. S., il quale fìutandol quell'acre puzzo di carne bruciata, e veden,i do il fumo venir fuori dalle fessure deltapot,! ta fece alto di aprirla; ma poiché la senili sbarrata per di deutro, e ripensando chequi
me fosse nulla sino al la bemolle e tocca gA note acutissime. Tien dietro a questo pezzo 1E la venuta di Adel-Muza che chiede nria Ire-« ' gua; gli viene negata con alterigia. Muzagri,® dando che si batteranno ancora, fa per andar-W sene ed incontra Leila. Le smanie ed igelosiB furori del Moro che arriva a maledire Leila,® le ansie di questa ed il fervente amore ciucili lei viene ridestandosi, lo sdegno de'spa-fl gnoli perchè Muza ritorni ai suoi deserti sii lasci Leila che V anima Al vero Dio votò, que-slo contrasto di passioni in una parola dàp battaglia nel petto dell' Apolloni che prenda oll'ìinamente il destro di porre in accordo tulle H le voci e crea quello stupèndo pezzo d'assie-S , mè che procede e s'avanza compatto, serralo® j ed arriva a quel crescendo mirabile per ctrin-p
I na corrente elettrica agita attori e pubblico e.... giù applausi senza fine. In questo pezzo ^. il tenore Trapani con energia di buona seno-¦ la tocca nHla breve distanza di poche battute 11 tre volte il sì naturale applauditissimo, ed ini® grazia di ciò gli perdoniamo di cuore qualche ,, velatura in taluni pezzi dell' opera e qualche ,,, steccatura... in vista.
Nel terzo atto, dopo le emozioni cfel finale^ , secondo, si trovano qua e là delle bellezze, ad 1} esempio quei canli re,lig osi nell'interno de'" fi l'Abbazia, il duello fra Imi ore e baritono; aia _ il p'^'/o (he il pubblico farebbe sempre repli- p care se non temesse parere indiscreto, è l'aria della donna Da quel l'augusta sogliq. Là A , Biase ci si mostra In quel punto quanto , vero sia artista. La mus:ea di quei versi gì" I
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