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dersi io Sicilia ed ia Italia (1). Lo stesso fecero i Latini, che ne riferirono^yinyenzione a Giano, conditore e perfezionatore, mentre l'uso dei nummi non può ripetersi da tempi anteriori al VI secolo avanti G. C.
La gente Sabina ed Osca non ebbe Collegi Sacerdotali, in aristocrazia costituiti, nò congregazioni sacre distinte e separate ; ma eran sacerdoti della gente gli stessi padri di famiglia, o si eligevano ad aver la cura delle cose sacre que' vecchi che si credevan più grati agli Dei. Cupento, Tolumnio ec. di cui Virgilio fa parola (2), ci mostrano in qualche modo la natura de' sacerdoti nostrali. Ecco la descrizione che fa lo stesso autore d'un sacerdote Majrso:
De la gente Marrubia un sacerdote Venne fra gli altri; sacerdote insieme, E capitan di genti ardito e forte. Umbrone era il suo nome ; Archippo il rege Che lo mandava. Di felice oliva Avea il cimiero e l'elmo intorno avvolto. Era gran ciurmatore, e con gl' incanti E col tatto ogni serpe addormentava : De gl'idri, de le vipere e de gli aspi Placava l'ira, raddolciva il tosco, E risanava i morsi. E non per tanto Potè nè con incanti, nè con erbe De' marsi monti risanare il colpo De la dardania spada: onde il;meschino Ne fu da le foreste de l'Angizia, Dal cristallino Fucino e da gli altri Laghi d'intorno disiato e pianto.
Né tra gli Osci i soldati formarono un ordine distinto da quello degli agricoltori e pastori, come tra gli Egiziani, i Cretesi, i Laconi ed i Tessali ; ma gli stessi pastori ed agricoli eran guerrieri, appunto come era uso tira i Romani.
(<) Il Jannelli, Vef. *0$c. Inser, ; p. II, osserva a proposito, che i Greci indigeni non abbondarono affatto di nummi. ' (2) Eneid., 1. XII.
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