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Perciò Virgilio fa che Aleso, autore de'Falisci, Ebaio che ci dà I'omiofonia degli Ebalidi Spartani o Sabini, ed Ufente, duce degli Equi, guidino una mano di montanari, pastori od agricoli :
Quindi ne vien l'Agamennonio auriga Aleso, del trojan nome nimico ; Che di mille feroci nazioni In aita di Turno un gran miscuglio Dietro al suo carro avea di montanari. Parte de' pampinosi a Bacco amici Massici colli, e parte de gli Aurunci, De'Sedicini liti, di Volturno, Di Gale, de' Saticoli e degli Osci. Questi per arme avean mazze e lanciotti Irti di molte punte, e di soatto Scurisci al braccio : oude erano i lor colpi Traendo e ritraendo in molti modi Continuati e doppi. E pur con essi Aveano e per ferire e per coprirsi Targhe ne la sinistra, e storte al fianco.
Nè tu senza il tuo nome a questa impresa, Ebaio, te n'andrai, del gran Telone E de la bella Ninfa di Sebeto Figlio onorato. Di costui si dice Che non contento del paterno regno, Capri al vecchio lasciando e i Teleboi, Fé' d'esterni paesi ampio conquisto, E fu re de' Sarrasti, e de le genti Che Sarno irriga. Insignorissi appresso ^ Di Batulo, di Rufra, < Celenne,
E de' campi fruttiferi d'Avella. \
Mezze picche avean questi a la tedesca Per avventarle, e per celate in capo Su veri scortecciati, e di metallo Brocchieri a la sinistra, e stocchi a lato.
Calò di Nersa e de' suoi monti alpestri Ufente, un condottier ch'era in quei tempi Di molta fama e fortunato in arme.
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