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Degli Abruzzesi Primitivi
Saggio mitico-storico
Panfilo Serafini
Tipografia di Monte Cassino, 1847, pagine 289

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   pitale Corfinio il nome ancora d'Italia; corsero ovunque riunendo e confortando i popoli, e mostrarono ciò che poteva fare tra noi lo spirito della unione confederale. Eglino si assisero cittadini sul Campidoglio, ma pur Boma fu quella che s'impadronì di tutta l'Italia.
   §. 47. La Gente Sabina viveva sparsa per vichi e castelli (1), giacché tale vita menar potevano popoli per lo più montani dati alla pastorizia ed all'agricoltura, come poco amanti della unione e fusione, e come amantissimi della nazionale indipendenza. Il perchè noi ci facciamo andare all'animo, che fi trecento castelli presi agli Umbri dagli Etrusci fossero stati'piccole, benché fortissime, Terre ; e ciò, che Virgilio ci dice della piccola e povera Curi (2), si abbia da intendere di tutte le Terre Sabine. L'urbanità pelasga e latina s'introdusse in pochi luoghi presso ai Sabini, mentre i Tirseni si fusero cogli Aborigeni in quel di Città Ducale, e nei luoghi presso ai Volsci, dove gli Etrusci distesero la loro potenza, come in Alfidena, Cominio, Casino, ec.
   §. 48. La vita che menavano questi popoli faceva moltissimo alla sanità e robustezza della persona. Presso Virgilio dice il feroce Numano :
   In una gente Avete dato che da stirpe è dura.
   I nostri figli non son nati appena
   Che si tuffan ne' fiumi. All'onde, al gelo , Noi gl' induriamo, e gl' incallimo in prima ; Poscia per le montagne e per le selve Fanciulli se ne van la notte e' 1 giorno.
   II lor studio è la caccia, e' 1 lor diletto E'1 cavalcare, e'1 trar di fromba e d'arco. La gioventù nelle fatiche avezza
   É contenta del poco, o col bidente Doma la terra, o con l'aratro i buoi, O col ferro i nemici. Il ferro sempre
   (0 Livio, I. II, 62 ; Strabone, I. V; Festo, v. vici. (2) En. I. VI, v. 812.