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danno opera agli studi agrari!, loro propiniamo di farsi a descrivere ed a rappresentare la coltivazione di alcun podere, specificando in quale e quanta estensione di circostante territorio si segua la stessa agricoltura.
E ben naturale, che questi studi mirando a rivelarci lo stato generale della nostra agricoltura, non dovranno ricercarsi dei poderi per caso eccezionalmente coltivati; ma dovranno descriversi poderi coltivati colle pratiche ordinarie della coltivazione locale. Simili lavori non potranno offrire alcuna difficoltà, nè richiedere lunghi studi massime per coloro che praticamente intendono all'agricoltura.
Nelle auuesse istruzioni, che dovranno servire di norma a quei benemeriti, che vorrauuo cortesemente rispondere al nostro invito, uoi verremo esponendo, come questi lavori, che certo faranno bella mostra «li loro nell'Esposizione, dovranno essere condotti. Ognuno per altro, dopo essersi uniformato a ciò che richiediamo, e, se è possibile, a quello che desideriamo, potrà aggiungere tutto ciò che crederà poter tornare di maggiore utilità.
Noi siamo certi che gl'intelligenti agronomi italiani, che tauto sentono il bisoguodi migliorare la nostra agricoltura, vorranno cou lieto animo rispondere a questo invito, e cooperare colla Commissione Reale a promuovere questa prin-cipalissima foute delle nostre ricchezze.
Ricordiamoci ebe mentre l'agricoltura di altre nazioni iu breve corso d'anni ha meglio che raddoppiato i suoi prodotti, l'agricoltura italiana da lunghi anni è forse peggio clie stazionaria, mentre per lo nostre condizioni naturali potrebbe essere innanzi a quelle di tutte le altre nazioni, e come questo stato d'immobilità sia più che ogni altra cosa dannoso alle condizioni economiche, finanziarie e civili della nazione.
Firenze, 1. novembre 1866.
Il Presidente della Commissione Beale Devooenzi