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Opere Complete
Volume Terzo
Giuseppe Devincenzi
Giovanni Fabbri Editore, 1914, pagine 465

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   museo industriale di Torino
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   ci si parò dinanzi, e che giustamente tutto ci questo nostro maraviglioso risorgimento e che T * diava nella parola di «pareggio,; e non   eit CL ^ do dietro ad ideali che certo non sono nel,a maggioranza degl. italiani che, lieti di ciò cl.e hanno acaai stato, cercano di conservarlo, mirano a tutto rimettere in forse, e fin le stesse basi fondamentali del nostro ordina mento politico. E se seguiteremo in questa via in cui da oltre due anni siamo entrati, e nou ci daremo'più un nen siero al mondo dei veri e reali nostri bisogni, « altro che primato », esclamava uu nostro euiineute uomo di Stato oltre trent'anni fa, il conte Cesare Balbo, nelle sue Speranze d'Italia, e noi diciamo « altro che progresso »; aumenteremo la miseria e le sofferenze delle popolazioni, e svieremo la nazione da quegli altri destini, che coll'accrescimento della civiltà e della moralità, come sempre siamo stati persuasi, avea a presto raggiungere. Touiam ben mente a quello che stiamo facendo. I popoli si fan grandi o miserabili pei loro stessi consigli, o a dir meglio per i consigli e per le opere di coloro cui affidano le loro sorti. Sono ornai oltre due anui da che ci dipartimmo dalla nostra politica tradizionale, che ha creato il nuovo regno e reso per ogni dove rispettato ed amato il nostro nome. Or quali benefici ne conseguimmo? Non diremo quali nuovi vantaggi ne ottenemmo; ma, dopo taute promesse, le nostre sofferenze, originate dalle difficoltà che dovemmo vincere, sono in alcun modo sminuite? La nuova politica non è stata una politica di delusioni, per non dir altro? La pubblica moralità se n'è iu qualche modo avvantaggiata? Ne giova di qui ripetere le stesse parole di Cesare Balbo: «Dio ci salvi da ogni iufausta previsione! Dio spiri forza nei petti iu cui sta di salvar la generazione presente italiana dai disprezzi, dalla esecrazione dei nipoti. A che servirebbe che adulassimo o tacessimo noi. Oostoio sogliono essere inesorabili poi; e tanto più nel giudicar cu ciò che fu alterato o taciuto dai contemporanei ».
   E qui ponendo fine a questo nostro dire fatiamo vota <*e il senno italiano, se mai ne tosse statofuor tri uella solita sua via pratica, o nou s