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GIUSEPPE DEVINCENZI
milionarie pochi anni fa, od ora sono ridotte ad un sì pic ciol numero che possono contarsi sullo dita.
Dicono che non vi è crisi agraria, e che le terre italiane rendono bene.
Come si può avere questa opinione e raffermarla quando i grani, che sono il nostro principale prodotto agrario, non rendono che 10 o 11 ettolitri e mezzo l'ettaro in media iu Italia, mentre si riconosce esservi la crisi in Germania ed in Inghilterra, e tutti se ne preoccupano e se ne spaventano, dai primi uomini di Stato agli ultimi agricoltori, dove il grano rende tre e quattro volte tanto, ossia circa 30 e più ettolitri l'ettaro?
10 non parlo, Signori, nè per amor di parte nè per ispiri to di opposizione, ma sono stato indotto a parlare, benché la mia salute non sia molto ferma, solamente perchè mi pare quasi di sdebitarmi di qualche cosa che mi opprimeva la coscienza. Prego l'onorevole Presidente del Consiglio, prego l'onorevole Genala, li scongiuro per amor del Paese di ben considerare la posizione iu cui siamo, di volgersi intorno, di vedere le sofferenze generali.
Si parla tanto di sollevare le classi lavoratrici; ebbene, non c'è altro a fare che rinvigorire l'agricoltura.
11 togliere una piccola imposta, per quanto utile possa essere, poco monta; un decimo più o meno non è rimedio valevole pei possessori delle terre; pochi centesimi econo mizzati nella compra del sale non torrà dalla miseria le più umili classi lavoratrici; bisogna provvedere ben altrimenti, con altri mezzi a questo gran bisogno della agricoltura e delle numerosissime classi agrarie, che tutte sono in sofferenze.
Il sentir dire che questo o quel provvedimento sia di vantaggio ai grandi proprietari e non ai piccoli è cosa inconsulta. Perchè far escire queste voci da luoghi donde non dovrebbero emanare che delle voci di pacificazione?
Signori, in Italia, come in tutta Europa, camminiamo sul fuoco, più o meno latente; siamo sui carboni ardenti, è inutile sconoscerlo. L'uomo di Stato non deve mai pronun-