CAPITOLO IV. Saggio delle iscrizioni antiche a noi pervenute.
Giammai i nostri Comuni pensarono di raccogliere le lapide letterate ne' muri delle case civiche, come vedesi in gran parte dell'alta e media Italia, ed appena qualche privato facevano murare taluna nelle pareti esteriori delle case e delle chiese; e così molte pervennero all'età degli storici Muzi e Brunetti, che le inserirono nelle loro opere m. s. In maggior numero dovevano esistere ai tempi del vescovo Campano. Molte ne erano state distrutte e dissipate prima della seconda metà del secolo XVIII, allorché il benemerito sig. Gio. Berardino Delfico andò raccogliendo e riunendo le scampate nella propria abitazione, coll'idea di ordinarle in apposito locale. Frastornato in sì bel divisamente da varie vicende se ne trapassò nel 1814, lasciando a' suoi eredi l'erezione di tal patrio monumento. Prima però, pubblicando nel 1812 la sua dottissima opera Interamnia Praetutia, vi soggiunse i fac simile di tutte le epigrafi esistenti nella sua raccolta, ed anche di varie rimaste in altri siti o trascritti da diversi autori al numero di 72. Molte di esse sono intere, alcune monche, e diverse offrono semplici frammenti. Avremmo desiderato che le avesse brevemente illustrate e supplite: ma appena di qualche nota ne adorno taluno. Scrivendo il canonico Palma la nostra storia fino all'anno 1836 vi pubblicò alcune lapide scoperte dòpo il 1812, alle quali io non ho potuto aggiungere che le due di Truento, ima recentemente rinvenuta in Castro, altra pubblicata dal sig. Ricci ed il frammento dell'iscrizione cristiana riportato in ultimo.