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Opere Complete di Pancrazio Palma (1781-1850)

Giovanni Palma (a cura di)
Giovanni Fabbri Teramo, 1912, pagine 572

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   CAPITOLO V.
   Decadenza dell'Impero. Invasione de' Settentrionali, quindi duchi di Spoleto, sottoposti ai re d'Italia, fino alle conquiste de ' Normanni.
   Floride si mantennero le nostre contrade finché Koma conservò la centralità del vastissimo impero: talché le città principali ebbaro nelle diffusioni del cristianesimo i propri vescovi, e le diocesi seguirono esattamente le politiche antiche divisioni. Certamente l'agro pretuziano, il pinnense ed il truentiuo ebbero vescovadi. Ed è a far gran conto de' primi confini diocesani: poiché noi non abbiamo altro nesso, il quale rannodi l'antica storia con quella del medio evo, tranne le memorie della Chiesa,.la quale per massima non patttur novitatem senza foltissime ragioni. Diffatti può dimostrarsi che l'agro e la diocesi di Ascoli ebbero la stessa superficie, ed eguale fu la contea Ascolana ne' mezzi tempi finché non fu ròsa a mezzogiorno dai Normanni, che staccandone più paesi, li riunirono all'Apruzio, senza detrimento della vescovile giurisdizione, che rimase intatta. Per Teramo è sicuro che la sua diocesi primitiva fu l'intero pretuziano agro e niente più. Ed eravi nel cartolario della Cattedrale la donazione di un tal Fantolino, al Vescovado Aprutino, allora retto da S. Berardo, di data di agosto 1122, nella quale sono indicati i limiti delle due contee nella valle Castellana, identici a quelli delle due diocesi fin oggi.
   Da che però la pluralità de' regnatiti cominciò a suddividere l'impero e crear più capitali, Eoma decadde e con essa le suburbane provincie; finché dopo Costantino la stessa

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