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Opere Complete di Pancrazio Palma (1781-1850)

Giovanni Palma (a cura di)
Giovanni Fabbri Teramo, 1912, pagine 572

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a cura di Federico Adamoli

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   62 OPERE COMPLETE
   città eterna rimase appena residenza di uno dei vicarì del prefetto del Pretorio d'Italia. A questo vicario con altre nove provincie soggiaceva il nostro Piceno detto suburbi-cario, a differenza della parte più settentrionale di esso chiamata Piceno annonario, che sottostava al vicario d'Italia residente in Milano. Godette il bel paese una pace profonda da Costantino ad Onorio, finché venne assalito circa il 410 da Alarico re dei Visigoti, il quale, insieme con molte altre città, saccheggiò Roma. Olle devastasse in tale rincontro il Piceno si fa chiaro dalla legge VII del codice di Teodosio, colla quale l'imperatore sgravò nel 413 questa provincia e la conterminale del Sannio da quattro quinti delle imposizioni. Eileviamo pure che l'Ateruo divideva tuttora dette due provincie senza alcun'intermedio.
   Ed eccoci ali' epoca luttosa delle devastazioni.' Dopo quella menzionata altra ne arrecò all'Italia Genserico re dei Vandali, col nuovo sacco dato a Eoma nel 455 e colle susseguenti incursioni, rovinando città e traendo prigioni in Africa gli abitanti. A queste disavventure altre ne aggiunse Odoacre re degli Eruli nel 476. Occupata Eavenna, ultima residenza degli imperatori di Occidente, e quindi Eoma, s'impadronì di tutta la penisola e di parte della Sicilia. Eimasto pacifico possessore dell'Italia sino a circa il 490, si vide rapire, dopo tre anni di resistenza, regno e vita da Teodorico re degli Ostrogoti. Governò costui con saggezza, si adattò alle vesti ed a' costumi italiani, ritenne le leggi romane del codice di Teodosio e la stessa distribuzione di provincie fissata da Augusto e confermata da Adriano, conservando i consolari, i presidi ed i correttori di esse. Stabilì però in ogni città di qualche considerazione un comile incaricato di render giustizia in prima istanza e di riscuotere i tributi, sostituendolo agli antichi magistrati municipali. Eespirò l'Italia sotto questo Ee e sotto il successore Atalarico. Ma nel 536, avendo l'imperatore Giusti-niano inviato un'armata per conquistare l'Italia, dopo varie vicende, Belisario suo capo nel 538 spedì 2000 cavalli nel Piceno a saccheggiarlo. ISTarsete, che di Grecia conducevagli Vjn rinforzo, sbarcò nelle nostre spiagge e si congiunse col

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